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Nascita dell'Espressionismo astratto e dell'action painting
di Vilma Torselli
pubblicato il 26/03/2007
L'arrivo in America degli artisti europei all'epoca della grande crisi degli anni '40, nascita dell'Espressionismo e della pittura informale, dell'action painting e del dripping.
"La mia è una pittura diretta. Il metodo di questa pittura è la crescita naturale di un bisogno. Quello che mi preme è esprimere le mie sensazioni piuttosto che descriverle. La tecnica non è che un mezzo per arrivare a questa espressione….."( Jackson Pollock)

Per capire quale sia il più un significativo punto d'origine per la definizione e lo sviluppo dell'arte moderna è necessario valutare l'importanza che l'arte americana assunse nel periodo della seconda guerra mondiale, e subito dopo di essa, quando New York emerse come nuovo centro dell'universo artistico.
Lì conversero molti artisti europei in fuga dalla guerra, dalle leggi razziali e alla ricerca di libertà d'espressione, come molte personalità del movimento surrealista, che ebbero notevoli difficoltà d'inserimento nell'ambiente culturale d'oltre oceano e che pur tuttavia, attraverso la mediazione di vari linguaggi artistici, dal Cubismo all'Automatismo oltre che il Surrealismo, contribuirono in modo determinante alla nascita dell'Espressionismo astratto in America.
Il termine "Espressionismo astratto" è stato in origine coniato da Alfred H. Barr jr. nel 1929, in occasione del commento ad un quadro di Vasily Kandinsky, padre dell'astrattismo lirico, e viene in seguito adottato dal critico Robert Coates nel 1946 per definire questa corrente dell'arte americana.

L'insegnamento di Andrè Masson, le opere di Roberto Matta e di Arshile Gorky prepararono il terreno per il passo decisivo dal Surrealismo all'Espressionismo astratto compiuto da Jackson Pollock, in termini espressivi fortemente personali ed innovativi, al quale si possono affiancare, seppure in tono decisamente minore, Franz Kline e Mark Tobey , oltre a Willem de Kooning.
E' interessante notare come molti degli artisti espressionisti fossero ebrei e come il fenomeno si possa leggere, in gran parte, quale una derivazione della tradizione russo-ebraica trapiantata da luoghi d'origine in cui non rimaneva traccia: da ciò si possono far discendere alcune caratteristiche tipicamente espressioniste, quali una certa avversione per la rappresentazione specifica e figurativa, la ricerca di una certa definitività del risultato, una propensione alla ghettizzazione dei rapporti interni alla comunità artistica, per certi versi chiusa alla società moderna che l'aveva accolta.

Ciò nonostante, l'Espressionismo fu un' esplosione culturale globale, potente e di grande impatto nella cultura americana, socialmente utile in quanto paragonabile ad una sorta di religione sostitutiva in un momento di grande crisi spirituale e morale per tutta la società americana.
In seguito dichiarò Barnett Newman : "……nel 1940 alcuni di noi si destarono per accorgersi che eravamo senza speranza; che in realtà non esisteva nessuna pittura……..Fu quel risveglio che ispirò l'aspirazione, l'elevato proposito, qualcosa di assai diverso dalla semplice ambizione, di ripartire da zero, come se la pittura non fosse mai esistita……….." .
L'Espressionismo astratto, quindi, scaturisce principalmente dalla disperazione e dalla crisi dei valori creativi legata al particolare periodo storico, l'America degli anni '40, caratterizzato in campo artistico, e non solo, da un "enorme vuoto" che, come osserva Adolph Gottlieb , andava colmato con uno sforzo di rifondazione della mitologia e della simbologia primitiva.

Con l'Espressionismo nasce l' "action painting" (pittura d'azione, pittura gestuale) una pittura immediata, libera, spontanea, nella quale tutto il corpo dell’artista viene coinvolto nella realizzazione dell'opera, di cui l'esecuzione è affidata alla gestualità del braccio, una pittura fatta con spruzzi, macchie, sgocciolature di colore (dripping) dal pennello o direttamente dal barattolo sulle superfici in tela o cartone predisposte ad accoglierle, poste in posizione orizzontale.
I segni che ne conseguono configurano un'immagine caotica, un intreccio irrazionale ed informale di colori e linee, frutto di una gestualità casuale che vuole portare in superficie le motivazioni nascoste dell'inconscio, legandosi così alle posizioni filosofiche contemporanee, di matrice esistenzialista.
L'opera d'arte diventa espressione di un soggettivismo esasperato, dell'azione automatica dell'inconscio, la tela è mezzo e tramite fra la materia, il colore, il segno, e l'inconscio dell'artista, tanto che Pollock scrive: "Quando dipingo non ho l'esatta percezione di ciò che sta avvenendo, solo dopo mi rendo conto di ciò che ho fatto........"

E', l'action painting, l' espressione di uno stato d'animo, lo scoppio di una carica di energia, l'esplosione di una pulsione interiore che non si estrinsecano secondo un predeterminato progetto, ma seguono quasi automaticamente un incontrollabile impulso del profondo, con evidenti richiami, anche se con esiti formali del tutto diversi, all'Espressionismo storico, per la violenza del linguaggio, al Dadaismo, per la carica di ribellione, al tachisme per ciò che riguarda l'aspetto tecnico (a macchie), ma soprattutto al Surrealismo.
Come il Surrealismo, infatti, l'action painting esalta la supremazia dell'inconscio, il valore automatico del risultato, che non dipende da scelte formali o concettuali coscienti, ma è frutto del gesto puro, di un automatismo psichico che delinea forma e contenuto liberamente ed irrazionalmente, non vuol spiegare, solo esprimere.
L’automatismo psichico del Surrealismo arriva così alle sue estreme conseguenze, con l'annullamento di ogni residuo cosciente, trovando nell'inconscio una materia di ispirazione vasta ed inesplorata, in grado di comprendere i germi di molte successive esperienze che riconosceranno come vero tema dell'opera d'arte non già l'opera compiuta, bensì la sua realizzazione nel momento in cui l'artista la attua, con improvvisazione e spontaneità (body art, happening, performance, arte comportamentale ecc.).

Questa corrente culturale raduna in realtà personalità artistiche anche molto diverse tra loro, accomunate da un diffuso senso di angoscia e disagio per gli orrori della guerra, manifestazione della degenerazione del mito della modernità razionale, unite in un generale atteggiamento di reazione che le porta a ripiegarsi nell'inconscio, alla ricerca di se stessi, delle loro angosce e delle profondità insondate della loro psiche: il risultato di questa discesa interiore produrrà, a seconda delle personalità dell'artista, opere cariche di violenta disperazione (con chiaro riferimento all'Espressionismo tedesco), o anche di inquietudine e meditazione (più vicine alla matrice surrealista).

La tecnica pittorica che verrà definita action painting, tipica dell'Espressionismo astratto americano, annovera tra i suoi più significativi rappresentanti Jackson Pollock, che la propone per primo nel 1947, Lee Krasner (moglie di Pollock) e poi Willem De Kooning, Franz Kline, Mark Rothko.
L'invenzione della tecnica da parte di Pollock risale al 1949, ma solo in seguito, vedendo il pittore al lavoro, per la particolare gestualità con la quale l'opera veniva creata, il critico Clement Greenberg inventò il termine di "action painting", che da allora definì un modo molto personale di dipingere, nel quale non vi era centro né direzione di osservazione e la composizione si presentava direzionalmente indeterminata ed equivalente, all over (a tutto campo).
Pollock ha tutta le caratteristiche emblematiche della corrente che rappresenta: è un ribelle nel senso pieno di genio e sregolatezza, è attratto dallo studio dell'inconscio, dalla psicanalisi junghiana, dalle filosofie orientali, dagli eccessi, dalla libertà, dall'improvvisazione, che in quegli stessi anni caratterizza molte delle correnti musicali a cui l'artista si accosta (John Cage, il jazz, il be bop).

Consacrato quale maggior rappresentante dell'action painting e dell’Espressionismo astratto, Pollock ha rappresentato un momento importante della ricerca artistica del secolo scorso, soprattutto per la cultura statunitense, contribuendo in maniera determinante all'affermazione degli Stati Uniti come nuovo centro dell’arte nella seconda metà del ‘900.

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