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Il gesto
di Vilma Torselli
pubblicato il 11/04/2007
Il gesto, atto liberatorio, automatismo psichico, rottura con gli schemi pittorici del passato, ma sopratutto mezzo per esprimere incontenibili pulsioni interiori.
Vi è qualcosa nella pittura moderna importante quanto la tela, il tubetto di colore, la spatola, il pennello..... ed è il gesto, l'atto materiale ed anatomico con il quale l'artista attraversa la tela: ampio o contratto, nervoso, solenne, lento o istantaneo, il gesto, l'azione, fa passare in secondo piano la rappresentazione e cristallizza, divenendo segno, la partecipazione empatica dell'artista a quell'opera, sentimento irripetibile come è irripetibile l'emozione del momento.

E' evidente la differenza esecutiva del pittore che realizza la sua opera a tavolino, con l'avambraccio appoggiato al ripiano, o a cavalletto, con il braccio libero di muoversi entro un limitato raggio spaziale, o secondo una tecnica gestuale che coinvolge tutto il corpo e presuppone un'attività motoria assai complessa, basti pensare a Pollock in azione attorno ad uno dei suoi quadri all over : con lui il gesto entra di prepotenza tra i codici visivi dell'arte moderna, assumendo un'importanza tale che, spesso, in esso si esaurisce l'opera stessa ed in esso si identifica contemporaneamente il mezzo, il fine ed il risultato dell'attività artistica.

Il gesto nel Surrealismo è "automatismo psichico", mezzo per liberare l'arte dal controllo morale o razionale della coscienza e di canoni estetici prestabiliti, tramite per stabilire un rapporto immediato tra inconscio e prodotto artistico, per lo Spazialismo di Lucio Fontana il gesto è un tutt'uno con il segno, è lui che parla di segno-gesto per attingere ad una dimensione "oltre" della pittura, che catturi la tridimensionalità dello spazio, per il Dadaismo ed il ready-made di Duchamp il gesto si identifica con l'azione demiurgica dell'artista che trasforma l'oggetto comune in opera d'arte, nella più estrema esaltazione della casualità e negazione della razionalità.
Ma il movimento in cui il gesto assume l'importanza più assoluta e ne costituisce in sostanza la poetica è l'Espressionismo astratto americano, ed in particolare l'action painting di Jackson Pollock, una pittura per la quale l'esecuzione è affidata all'ampia gestualità casuale del braccio nell'aria ed al movimento dell'artista attorno alla tela, quasi sempre stesa sul pavimento: egli dichiara infatti: "Sul pavimento mi sento più a mio agio, mi sento più vicino, più una parte del quadro, perché posso camminarci intorno, lavorarci dai quattro lati, perché posso essere letteralmente dentro il quadro".

Con Pollock il gesto diventa espressione di uno stato d'animo, esplosione di una carica di energia e di una pulsione interiore che non seguono un predeterminato progetto, ma assecondano quasi automaticamente un incontrollabile impulso del profondo, raccontando un'emozione nel momento stesso in cui si forma: il gesto assume così anche un deciso valore simbolico e diviene mezzo liberatorio, e quasi terapeutico, della carica psicologica interiore, il gesto è forza, anarchia, fuga dalle convenzioni e, non da ultimo, decisa rescissione dei legami culturali con la cultura visiva della vecchia Europa (fingendo di ignorare le evidenti derivazioni dalla lezione surrealista e dall'automatismo psichico).

Hans Hartung carica il suo gesto dell'eleganza formale di un arabesco, abbinandolo a raffinati accordi cromatici in un fitto, armonico incrociarsi di linee, filo di Arianna per una ricerca interiore che vuol raggiungere l'assoluto, Helen Frankenthaler depura la gestualità istrionica di Pollock e la riduce al gesto semplice del versare il colore sulla tela, sintetizzando nei suoi dipinti l'azione guidata e la spontaneità espressiva in un paradossale equilibrio di controllo ed abbandono, Morris Louis, con gesto attentamente calibrato e misurato, in decisa antitesi con la forte personalizzazione del dripping di Pollock, definisce i contorni dei campi cromatici grazie all'andamento della colata di colore versato direttamente sulla tela, Franz Kline placa in un violento gestualismo orientalizzante la sua aggressività espressionista esuberante e pervasiva.

Il gesto, insomma, si trasforma e si arricchisce di sfumature ed interpretazioni personali, declinato in mille modi diversi, tutti espressivi di diverse visioni del mondo, confermandosi linguaggio basico universale che travalica ogni confine di natura culturale o personale.


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