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Jackson Pollock, "Autumn rhythm" di Vilma Torselli
pubblicato il 13/04/2007
Cultura americana e cultura
europea nella personale sintesi del maggior esponente dell'action
painting.
Jackson Pollock, che diverrà
il padre della pittura d'azione, scopre la cultura europea
e l'arte del cubismo picassiano
in occasione della grande mostra del Surrealismo
europeo, allestita a New York nel 1936, restandone profondamente
influenzato, tanto che nei primi anni '40 partecipa a diverse
mostre di arte surrealista e astratta, denunciando molto chiaramente,
nelle opere anteriori al 1947, l'influenza di Pablo Picasso
e del Surrealismo.
Indubbiamente parte da lì il definitivo superamento del
provincialismo di influenza americana e la ricerca di personali
valori formali collegati alle esperienze culturali di matrice
europea e non solo.
Questo dipinto, "Autumn rhythm" un olio
su tela, 266,7x525,8 del 1950, si inserisce in un periodo
nel quale Pollock aveva già maturato il suo linguaggio
artistico, teso alla conquista di una libertà espressiva
totale e priva di limiti, canoni, regole, concretizzata nel
gesto spontaneo ed incontrollato dell'action painting: la
lezione surrealista e l'automatismo psichico del gesto creativo
sono alla base di quest'opera, espressione pura, immediata
e diretta del proprio sentire, frutto di un "violento
corpo a corpo con una tela dipinta", calpestata
e martoriata con segni e colori.
In questo dipinto la sua pittura perviene ad una totale
informalità che è mezzo, come l'artista stesso
afferma, non più per descrivere i suoi sentimenti,
ma per esprimerli, ciò che conta viene interamente
sintetizzato nel momento della realizzazione, attraverso
la tecnica del dripping, sgocciolando i colori
sul grande supporto steso a terra con gesti quasi rituali,
realizzando l'opera spostandosi attorno ad essa, in una
sorta di danza sciamanica, cambiando continuamente punto
di vista, totalmente indifferente al risultato, alla composizione
ed alle forme.
Ne deriva un grande dipinto aniconico, all over,
senza direzionalità alcuna, che esprime il senso
del caos, pur sempre una rappresentazione della realtà,
forse la più vera, inconciliabile non solo con il
concetto di razionalità, ma anche con il concetto
di immagine e addirittura di arte.
Il dato emotivo risulta essenziale per questo artista, attratto
dalle filosofie orientali e dalla psicologia junghiana, che
concepisce l'arte non come ricerca formale, ma soprattutto
quale avventura esistenziale ed introspettiva, utilizzandola
in chiave gestaltica, per comunicare con la psicologia dellosservatore
senza mediazione alcuna, trasformando la percezione visiva
in esperienza psicologica, in pulsione assoluta, espressione
confusa e magmatica del lato oscuro della sua psiche inquieta.
Come massimo rappresentante dellaction painting,
Pollock sintetizza la incapacità di comunicare attraverso
l'immagine, attribuita generalmente alle generazioni di
crisi del secondo dopoguerra, e la carica drammatica, angosciosa,
vitalistica di una stagione che vuole esprimere la sua interiorità
attraverso limprovvisazione e la creatività
immediata, in contiguità con il Jazz, il Be bop e
le ricerche musicali più avanzate (John Cage), che,
con il carattere peculiare degli happening, in
quegli stessi anni percorrono la stessa strada.