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Arshile Gorky, "Untitled"
di Vilma Torselli
pubblicato il 2/05/2007
Un proto-espressionista che interpreta con sensibilità sofferta l'incontro di due mondi, il Surrealismo europeo e l'Espressionismo astratto americano.
Arshile Gorky (1904-1948), pseudonimo assunto da Vosdanig Adoian dopo l’arrivo in America dall'originaria Armenia, uno dei padri riconosciuti della "Scuola di New York" (gli "Irascibili", con Rothko, De Kooning, Baziotes, Smith, Newman, Gottlieb, Still e la Krasner), fa parte di quel gruppo di artisti americani conquistati al Surrealismo di André Breton, che lo considerava uno degli acquisti più importanti della corrente da lui fondata ed importata in America dall'Europa sconvolta dalla seconda guerra mondiale.
La linea che percorre tutta la produzione di Gorky è il costante riferimento alla natura, al ciclo della fioritura, la maturazione, la fruttificazione, in tal modo differenziando nettamente la sua opera da quella di un altro artista surrealista, Roberto Matta, che in qualche modo lo ricorda, con il quale ebbe stretti rapporti professionali ed umani.
Gorky, che nelle sue ultime produzioni sperimenta l'automatismo, fu inizialmente molto interessato al Cubismo, in particolare a Picasso, impegnandosi in un apprendistato che lascia in lui un senso spaziale della superficie, in opposizione al senso della profondità spaziale, riscontrabile anche in Mirò non a caso pure lui cubista prima di aderire al Surrealismo, tradotto in un "gusto per lo spazio superficiale.......e per la disposizione dell'a composizione comodamente all'interno della cornice" (William Rubin, 'Art International', 1963): gli elementi espressivi, colori, linee, figure, si allontanano dall'organicità, dalla morfologia della forma, perdono il loro significato originario, si smarriscono, ma conservano una loro ben precisa posizione spaziale, tipicamente cubista.

In molti dei quadri di Gorky, come si evidenzia in questo "Untitled" del 1944, olio su tela di 167 x 178,20 cm , la composizione è costituita da un insieme di forme complessivamene aspecifiche che si confondono e si contaminano, affollate e quasi indistinte, immerse in una favola irreale eppure estremamente eloquenti dell'interiorità di un uomo emozionalmente fragile, autodistruttivo, spesso depresso, pervaso da un'ansia repressa ed una aggressività che contraddicono la sua tendenza all'introversione e sfociano in ramificazioni artigliate imprevedibilmente dipartenti da forme molli e morbide apparentemente innocue di cui controllate sgocciolature sbavano delicatamente i contorni.

Il Surrealismo di importazione, a contatto con la realtà socio-culturale americana profondamente diversa, perdendo la connotazione intellettualistica ed introspettiva di derivazione europea, diventerà Espressionismo astratto e parlerà il turbolento linguaggio gestuale di Pollock e degli action painters, diventando altro, come succede sempre quando un fenomeno culturale approda al suolo americano.

Arshile Gorky, che qualcuno ha definito un proto-espressionista, si colloca al centro di questo particolare momento storico, anello di congiunzione fra due diverse culture, figura chiave tra due mondi: sarà infatti Jackson Pollock a incaricarsi di esprimere la prorompente energia creativa di una giovane nazione, varcando la breccia aperta da lui e dando vita per la prima volta nella storia dell'arte ad un movimento esclusivamente ed autenticamente americano.

Per la critica più severa, Gorky fu soprattutto un buon traduttore del clima culturale americano di quel periodo, un trasmettitore della cultura europea, mentre in effetti il suo rapporto con la realtà americana, in cui lui doveva inserirsi a fatica essendo uno straniero e facendo parte di una minoranza, è conflittuale, oppositivo, con l'aggressività di chi deve lottare per imporsi come persona e come artista in un ambiente estraneo, anticipando quel "fronte del dissenso" in cui si organizzeranno i movimenti futuri, primo fra tutti l'Espressionismo astratto.

Come osserva Edward Lucie-Smith, "Gorky esalta il suo "Io" più apertamente di quanto qualsiasi altro pittore europeo avesse mai osato fare", da uomo fragile e duro al tempo stesso, che la vita spezzerà: a soli quarantaquattro anni, Arshile Gorky si suicida impiccandosi.

link:
mostra"Milano, Pollock e gli irascibili. La scuola di New York"

* articolo aggiornato il 15/07&2014


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