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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: La linea curva
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Barnett Newman, "Achilles"
di Vilma Torselli
pubblicato il 10/05/2007
La libertà dell'artista che crea è pari a quella del fruitore che osserva, in una partecipazione libera ad una lettura poetica dell'opera che si forma nel momento dell'osservazione.
In linea di massima Barnett Newman (1905-1970) si può inquadrare nell'Espressionismo astratto americano, un movimento che raggruppa personalità anche molto diverse fra loro, accomunate però dall'interesse verso la cultura europea giunta in America con l'esodo dei Surrealisti, da un comune profondo senso di orrore nei confronti della guerra in corso, dal desiderio di avventurarsi nei meandri dell'inconscio alla ricerca dell'essenza dell'uomo e della natura. Il linguaggio espressivo è sostanzialmente emotivo, ora concitato e carico di pathos, urlato e caoticamente vitale come nelle tele di Pollock, ora riflessivo ed interiorizzato, con accenti di trascendente meditazione, come nel caso di Newman: quest'ultima tendenza, implicante una certa propensione verso atteggiamenti orientalizzanti e contemplativi, verrà poi definita anche "Scuola del Pacifico".
Come tutti gli espressionisti astratti Newman è un membro della cosiddetta “Scuola di New York”, che ospita al suo interno tendenze con sfumatura diverse, e mentre Pollock, Arshile Gorky e Willem de Kooning, ad esempio, possono definirsi action painters per l'accento che pongono sul rapporto gesto-segno, altri, come Barnett Newman, Ad Reinhardt, Clyfford Still, Mark Rothko, privilegiano il rapporto forma-colore, individuandosi come 'Color Field painters' o, usando una definizione coniata da Gillo Dorfles, 'Logic Color painters'.

Nell'opera di Newman, l'informalità che caratterizza tutto l'Espressionismo americano appare superata in un contesto logico, sintomo di un concetto di pittura più controllata, oggetto autonomo piuttosto che riflesso di un sentire individuale, una pittura di "concretezza" europea, che, eliminata ogni referenzialità, ha come unico oggetto della rappresentazione lo spazio, interpretato come puro colore che dilaga dalle tele monumentali ed avvolge lo spettatore: è lo stesso concetto di spazialità, anch'esso di impronta europea, che ritroviamo anche in Mark Rothko.

Su di lui E.C. Goosens scrive : "L'arte di Newman riguarda il colore in relazione alla dimensione e alla forma e equivale a una strategia delle proporzioni. Egli differisce da Rothko e da Still, che fino a un certo punto gli sono analoghi, nel suo assoluto disprezzo per ogni illusione atmosferica e pittura strutturata."

Nel '48 Newman elabora un suo testamento spirituale, il suo manifesto estetico, "The Sublime Is Now", dove una sua celebre frase, "Aesthetics is for the artist as ornithology is for the birds", introduce il concetto base della sua interpretazione dell'arte: "Capire l'estetica è l'unico requisito per capire l'arte? Non credo".
L'aspetto innovativo del suo operare sta tutto qui.

I quadri di Newman, come ben si apprezza in questo "Achilles", del 1952, olio e resina acrilica su tela, 241,6 x 201 x 5,7 inches, sono grandi stesure di colore puro, non rappresentativo, senza aspirazioni simbolistiche, espressione prelinguistica primordiale che chiama l'osservatore ad una partecipazione libera, ad una lettura poetica dell'opera che si forma nel momento dell'osservazione, ha la freschezza dell'immediato, si svela nel momento in cui si guarda: la libertà dell'artista che crea è pari a quella del fruitore che osserva.

In un interessante parallelo tra la sensazione immediata dello spazio di Barnett Newman e le esperienze sonore di John Cage o l'opera di Max Neuhaus, artista di colori sonori e tonalità luminose, le parole di quest'ultimo suonano particolarmente adatte ad esprimere la chiave di lettura dell'opera di entrambi : "L'appello non è tanto mentale, il giudizio che l'opera attende per acquisire il proprio senso non richiede una presa di visione delle regole, una competenza linguistica, ma l'applicarsi della sensazione. Questo è un elemento di fisicità che è fortemente americano e che caratterizza, oltre la scrittura, anche l'interpretazione" .


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