Con il termine di arte aniconica, dal greco
ikona, immagine, preceduto da preposizione negativa (alfa
privativo), si intende una forma espressiva non figurativa,
non referenziale, non rapportabile ad alcuna immagine conosciuta,
senza alcun riferimento a forme reali o naturali.
E' un linguaggio piuttosto comune tra gli artisti moderni,
ma ha in realtà radici molto antiche. Arte aniconica
per eccellenza è quella islamica, in cui è fatto
divieto di ricorrere alla rappresentazione perchè la
religione vigente è rigidamente iconoclasta, per cui
la pittura si risolve spesso in un decorativismo pregno di
significati simbolici che a noi occidentali possono risultare
superfettazioni di significato criptico : va tuttavia ricordato
che anche l'arte cristiana dei primi secoli, fino al 300 d.c.
circa, utilizza esclusivamente figure simboliche, in modo
marcatamente aniconico, eleggendo la forma a croce, astratta
anche se con riferimenti religiosi precisi, a tema principale
di tante sue composizioni.
Tutta l'arte visiva occidentale è prettamente figurativa,
bisogna arrivare all' '800 per veder affermato il concetto
di un'arte non legata alla realtà, in clima romantico,
quando si forma un nuovo modo di vedere la natura e rapportarsi
con essa, mettendo in crisi il soggetto al quale la pittura,
fino ad allora, si era sempre riferita, il mondo reale, e
sostituendolo con l'intuizione di una realtà poetica
soggettiva, creata dall'emozione del singolo artista che trasferisce
sulla tela direttamente il suo pensiero, il suo sentire.
Da allora, complice la crisi di identità generata
dall'avvento della fotografia, l'artista non ha più
bisogno che la sua opera sia "riconoscibile" nel
confronto con il reale oggettivo e può esprimere una
sua personale verità.
E' evidente che tutto ciò esprime una mutata visione
del mondo e che la pittura aniconica è il mezzo per
esprimerla.
La libertà formale che l'aniconicità rende possibile
ha un suo contrappasso, rappresentato dalla maggior difficoltà
a trasmettere un concetto, il messaggio contenuto nell'opera,
senza far ricorso a tutti quei significati simbolici e concettuali
appartenenti alla cultura collettiva e grazie ai quali gli
uomini comunicano tra loro.
La pittura aniconica, in particolare, inventa di volta in
volta nuove grammatiche e nuovi lessici, quelli che ogni artista
o ogni corrente ritengono più idonei al loro scopo,
e diventa pittura segnica, informale, astratta, fino ad arrivare
al Concettualismo, nel quale l'artista aspira a saltare ogni
passaggio intermedio tra espressione e comunicazione per trasmettere
direttamente il pensiero, creando non più oggetti artistici,
ma idee, discorsi e riflessioni, sconfinando nella filosofia
dell'arte, nella psicanalisi.
L'avvento della digital
art pare aver accentuato la tendenza ad un linguaggio
aniconico, quasi che la virtualità del mezzo si debba
accompagnare ad una virtualità della rappresentazione,
ed anche se non mancano esempi di opere digitali ad impronta
figurativa, pare comunque che l'arte aniconica sia la più
adatta ad esprimere una cultura sempre più pluralistica
e diversificata, in una società che sta gradualmente
perdendo ogni connotazione identitaria e che può più
efficacemente riconoscersi in un linguaggio privo di specificità,
che lascia largo margine all'elaborazione soggettiva dell'immagine.
L'esempio più perfetto di arte aniconica è rappresentato
dall'arte islamica, dove l'iconoclastia imposta come norma
inderogabile dalla religione ha impedito lo sviluppo di un'arte
figurativa rappresentativa, generando forme decorative astratte
a disegno geometrico nelle quali gli occidentali sono propensi
a vedere, a causa del proprio retaggio culturale saldamente
legato alla figurazione, la stilizzazione o la progressiva
alterazione di forme in origine figurative, essendo l'occidente
fortemente condizionato dalla propria tradizione visiva.
Si tratta in realtà di una visione globale del mondo,
dell'uomo e della natura tanto lontana dalla nostra da risultare
difficilmente comprensibile.
Edificio emblematico sia dell'architettura che della pittura
dell'Islam, L'Alhambra,
la famosa fortezza araba che sorge sulla Colina Roja che sovrasta
Granada.
Credo sia inevitabile che la complessa simbologia dell'insieme
sfugga in gran parte al visitatore occidentale, sopraffatto
dalla ridondanza dei cromatismi e dei motivi decorativi, dalla
fantastica complessità delle strutture: non è
facile capire ciò che sta alla base dell'architettura
e dell'arte islamiche, il concetto assoluto di una verità
trascendente, mistica, inavvicinabile se non attraverso il
totale annullamento di ogni individualismo ed ogni singolarità,
espressione di una civiltà fondata su una religione
diversa dalla nostra, dalla quale deriva una diversa estetica
ed una diversa maniera di intendere l'architettura e l'arte.
Pur in una sorta di apparente semplificazione concettuale,
per l'arte aniconica a base geometrica di tutta la produzione
artistica islamica vale la pena di rilevare quanto maggior
sforzo immaginativo comporti la rappresentazione astratta,
che non ha un referente reale e vuole trasmettere un'idea
senza la mediazione della figurazione.
E' ciò che fa la civiltà islamica, la più
evoluta dell'oriente antico, la civiltà della matematica,
della geometria, dell'alfabeto, dei numeri, di quella che
ancora oggi è la base della cultura anche occidentale,
che esprime nell'astrattismo di una decorazione geometrica
o, spesso, calligrafica, un simbolismo di impronta metafisica,
realizzato con relazioni simmetriche di forme geometriche,
base ispirativa di alcune opere di Escher, fortemente affascinato
ed influenzato dai decori dell'Alhambra.
|