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Neo-espressionismo in Europa e in America
di Vilma Torselli
pubblicato il 31/03/2007
Rivisitazione dell'espressionismo tedesco attraverso il ritorno alla figurazione, alla luce dell'Espressionismo astratto, dell'Assemblage e dell'Informale materico.





Il termine Neo-espressionismo definisce un movimento culturale che interessa sia l'Europa che gli Stati Uniti verso la fine degli anni Sessanta, individuato dal riemergere di caratteristiche dell'Espressionismo storico di matrice tedesca nell'attività di più artisti in più nazioni, specie in Germania, dove operano Auerbach, Baselitz, Bomberg, Boyd, Clemente, Frink, Kiefer, Schnabel.

In Italia la corrente, legata al movimento tedesco, si svilupperà in epoca seguente, prenderà il nome di Transavanguardia e avrà come massimi rappresentanti Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Mimmo Paladino, ufficialmente presentati con De Maria da Achille Bonito Oliva nel ‘79.

Il Neo-espressionismo prende vita come rivisitazione ciclica del primo espressionismo tedesco ed è un chiaro ritorno alle fonti della figurazione, riletta con una forte coscienza della contemporaneità, non scevra tuttavia da più o meno dichiarate nostalgie nazionaliste, come ipotizza Jean Clair; scrittore, critico, curatore di famosi musei e di molte celebri mostre ("La responsabilità dell’artista, le avanguardie tra terrore e ragione"), egli smonta il mito dell'artista ribelle e "contro", ipotizzando più o meno consapevoli collegamenti con qualche lato oscuro del recente passato.

La carica evocativa del Neo-espressionismo è presente soprattutto in Germania, dove è ancora forte la memoria dell'Espressionismo e dove le nuove generazioni sentono il bisogno di prendere le distanze dal passato di orrori costituito dal recente conflitto, denunciando così che la questione della "nazionalità" comincia ad assumere un peso rilevante, legato alla storia e alla cultura tedesca.
Così Anselm Kiefer, mischiando elementi reazionari ed elementi d'avanguardia, propone molteplici versioni del tema dell'olocausto, in grandi tele tetre e violente, dalla tecnica particolare; in Markus Lüpertz prevale un linguaggio più tradizionale con accenni classicisti che richiamano ambiguamente certa architettura del Terzo Reich; Georg Baselitz, che sente il fascino dell'astrattismo di Pollock e del violento cromatismo di Van Gogh, realizza i suoi famosi quadri con immagini capovolte, contemporaneamente figurativi ed astratti, mezzo per assumere un atteggiamento più distaccato nei confronti del contenuto dell'opera.

In America è personaggio di spicco Julian Schnabel, noto soprattutto per i suoi "plate painting", dipinti realizzati su superfici di frammenti di ceramica, materiale dal quale fu affascinato durante una sua visita al Parco Guell, progettato a Barcellona da Antonio Gaudì, permettendogli questo sistema di avvicinarsi alla poetica dell'automatismo psichico del Surrealismo grazie alla indeterminatezza del risultato pittorico finale, sovrapposto ad uno sfondo già di per sè decorato.

Comunque resta carattere fondamentale del Neo-espressionismo americano una più o meno stretta relazione con l'Assemblage e soprattutto con l'Espressionismo astratto , come accade nelle opere di Donald Sultan, David Salle, Susan Rothenberg.
L'opera di Donald Sultan ha anche forti agganci con l'informale materico, per l'uso di materiali da collage, quali la masonite e il linoleum, molto spessi, poi trattati a fuoco ed integrati con intrusioni di catrame e stucco, ottenendo una superficie su cui dipingere: si tratta di un linguaggio sofferto, in cui si avverte la lotta con la materia, il disagio, l'ostilità psicologica verso una società sulla quale il commento dell'artista è amaramente critico.

David Salle ha chiare dipendenze da un substrato culturale più specificatamente americano, specialmente dalla Pop Art, e si avvale abbondantemente di immagini desunte dalla pubblicità degli anni '40-'50, caratterizzate da una certa ingenuità di linguaggio, stratificate e ricomposte secondo una tecnica molto vicina a quella di Robert Rauschenberg.

Fra i tre, quello di Susan Rothenberg appare il contributo più profondo e più sentito, essa stessa descrive il processo attraverso il quale realizza i suoi dipinti non come un'operazione visuale, ma "davvero viscerale...", con tendenza ad una più o meno decisa astrazione con accenti segnici, in un linguaggio raffinato dove l'immagine ben definita risalta su sfondi pressochè monocromi: essa dice di sé: "Identifico fortemente il contenuto del mio lavoro con la spiritualità, con un impulso religioso universale".

Si possono collocare nella corrente del Neo-espressionismo anche alcuni pittori inglesi, dei quali il più significativo è Lucian Freud, pittore della figura, espressivo di quel rinnovato interesse per la figurazione che vuol significare anche rivalutazione della grande tradizione ritrattistica europea, associata ad una mancanza di idealizzazione tutta espressionista, e Frank Auerbach, tedesco naturalizzato inglese: legato al Vorticismo di David Bomberg, Auerbach ne porta all'estremo la tecnica, in una progressiva, sofferta identificazione con la cosa rappresentata, emergente agli occhi dell'osservatore dal groviglio di una tela abrasa, tormentata, intricata, che restituisce a fatica e lentamente l'immagine impressa.

Leon Kossoff dipinge di preferenza zone degradate della periferia di Londra, con tratti a volte naïf a volte tradizionali, con dense pennellate di pittura coagulata, quasi ossessionato dalla laboriosa trasformazione che l'artista deve compiere per rappresentare la realtà in termini di arte, affermando che "disegnare è fare un'immagine che esprime impegno e coinvolgimento....".
Chiude questo sintetico excursus Howard Hodgkin, pittore minutamente laborioso, dal linguaggio simbolico ed enigmatico, di impronta controllata e classica.


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