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Lucian Freud, "Reflection" (self portrait)
di Vilma Torselli
pubblicato il 27/04/2007
La spietata crudezza di un osservatore implacabile nei ritratti di un artista solitario.
L'opera di Lucian Freud (1922-2011) si può collocare all'interno di una corrente neo-espressionista affermatasi soprattutto in Germania nel periodo post-bellico e caratterizzata da un certo spirito nazionalista, con il quale, dopo la seconda guerra mondiale, si intendeva riaffermare la rinascita dell'arte tedesca, nello stesso tempo esorcizzando i ricordi dei passati orrori bellici attraverso un linguaggio nuovo ed autonomo.
Il movimento neo-espressionista si struttura in una vera e propria scuola nazionale solo fra il '70 e l' '80, e connota il suo linguaggio nei termini di un vigoroso figurativismo, non dimentico di quell'Espressionismo che era fiorito negli anni anteguerra e che costituiva ancora la tradizione artistica più forte sul suolo tedesco, non avendo nulla a che fare con il levigato iperrealismo di contemporanee correnti, specialmente americane.
Il neo-espressionismo si afferma come una sorta di deviazione che vuole prendere le distanze dal recente passato e manifestare la soggettività dell'artista ripristinando, in un certo senso, modi della tradizione rivisitati in chiave espressionista, una sorta di neo-figurativismo, di cui Lucian Freud si può considerare un rappresentante.

Ebreo-tedesco di nascita ma naturalizzato inglese, discendente di Sigmund Freud, padre della moderna psicanalisi, Lucian Freud operò soprattutto in Inghilterra, dove aderì al movimento neo-romantico sviluppatosi negli anni immediatamente dopo la fine della guerra, nell'ambito del quale realizzò una prima serie di opere per lo più ostiche, criptiche, di difficile lettura critica, mutando poi i suoi modi espressivi negli anni '50, quando la sua tecnica meticolosa pare allentarsi per accogliere un certo informalismo e divenire più sciolta, più "pittoricistica", con tratti in comune con un movimento fiorito a Berlino negli anni '20 e chiamato Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit).
Collega, amico, amante di Francis Bacon, che gli ha dedicato un celeberrimo Portrait, come lui Freud è un pittore della figura e la sua opera si compone quasi interamente di ritratti, autoritratti, nudi, realizzati con pennellate "sporche", dense, con pigmenti pesanti ad alto contenuto di ossido di piombo e di Cremnitz White e basso contenuto di olio, definendo così il caratteristico tono bianco traslucido delle sue raffigurazioni.
E' un figurativismo, quello di Freud, intriso di Espressionismo, con molti riferimenti alla tradizione classica (El Greco soprattutto), nel quale risalta la totale mancanza di idealizzazione, il disagio del soggetto sotto lo sguardo critico dell'artista, che raffigura con implacabile tetraggine modelli che non sorridono mai.
Ad una lettura complessiva, le opere di Freud si completano a vicenda e pur presentando discordanze ed incongruenze che sono un elemento elusivo e depistante, nel senso che non sempre sono complementari, tuttavia alla fine permettono di individuare un tema comune, che è quello di una sostanziale incomunicabilità, una freddezza che va dall'artista al soggetto rappresentato e ne fa l'immagine raggelata di una realtà alienante.

In questo autoritratto, "Reflection" del 1985, olio su tela di 56.2 x 51.2 cm, ritroviamo la stessa freddezza e crudezza che l'artista riserva ai suoi modelli, senza alcuna autocommiserazione per la sua condizione di soggetto sottoposto ad un'autoanalisi spietata e forse non casuale, data la sua discendenza, in cui si vuol arrivare all'anima ed estrarne l'angoscia con i modi di un chirurgo, più che di un artista.
Fatta salva la totale diversità formale fra i due artisti, può essere interessante il paragone con l'autoritratto di Chuck Close, anche lui memore della grande ritrattistica del passato, in cui troviamo un atteggiamento di maggior realismo, un'osservazione più schietta ma meno cruda ed in un certo senso più impersonale ed acritica del soggetto, differentemente da quanto accade nei ritratti di Freud, dove si può rintracciare anche un certo compiacimento per la spietatezza dell'osservazione e della rappresentazione, forse anche per contaminazione con la poetica di Bacon.

Lucian Freud forse non è un artista tra i più grandi, ma è sicuramente efficace interprete del disagio esistenziale che caratterizza molta produzione artistica, non solo nel campo delle arti visive, dei suoi contemporanei.


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