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David Bomberg, "In the Hold"
di Vilma Torselli
pubblicato il 11/05/2007
Primo astrattismo inglese nelle linee spigolose e nel segno duro e rettilineo in stile hard-edge del più significativo rappresentante del Vorticismo, risposta inglese al Futurismo italiano.
David Bomberg (1890-1957) è annoverabile tra le personalità di maggior spicco del Vorticismo inglese, aderendo al movimento nonostante i non idillici rapporti con uno dei fondatori, Percy Wyndham Lewis, dopo essere venuto in contatto con Walter Sickert, suo insegnante alla Westminster School of Art, e dopo aver fondato egli stesso il London Group, trait-d'union tra la poetica post-impressionista di influenza francese del Camden Town Group di Sickert e le nuove istanze avanguardiste del Futurismo italiano.

Le prime opere di Bomberg datano dal 1910, sono in prevalenza astratte, come questo "In the Hold" del 1913-14 (Tate Gallery, London), ed utilizzano un linguaggio espressivo spigoloso e duro fatto di segmenti rettilinei (in quello che gli anglosassoni definiscono stile hard-edge), con improvvise angolazioni del tratto, con una scomposizione delle forme di matrice cubista (conobbe in Francia Picasso, anche se disconobbe sempre di averne subito l'influenza), nel segno di una sensibilità eminentemente geometrica presente anche nei rari soggetti figurativi e che solo nella maturità, allontanandosi dall'astrazione, si ammorbidirà in uno stile più francamente figurativo dal cromatismo vario e vivace, con modulazioni quasi espressioniste.

L'andamento vorticoso della composizione dominata dai ritmi obliqui delle linee prevalenti, distribuite a griglia, suggerisce l'idea di un dinamico movimento a vortice, che imprime all'immagine una rotazione su sè stessa con effetto caleidoscopico. Il segno, inciso e definito (non a caso Bomberg compì anche studi di litografia) definisce vivaci campiture cromatiche giocate entro un numero limitato di colori dai toni contrastanti, con prevalenza dei blu, che accentuano il senso di una vitalità impetuosa ed esuberante, quella che il "Vorticist Manifest" redatto da Wyndham Lewis e pubblicato nel primo numero della rivista Blast nel 1914, definisce "cruda energia", principio propulsore del "primitivismo tecnologico" e del "selvaggio urbano" della moderna società.

Come tutti i vorticisti, Bomberg declina in una sua personale maniera la lezione del Futurismo, che nella versione nordica ed inglese è improntato ad una rigorosa impostazione geometrica che frena in parte la libertà espressiva e la ribollente creatività tipica del movimento italiano, quel "vortice di emozioni" di cui parlava Umberto Boccioni e da cui il movimento trasse il nome.

Artista di scarso successo in vita, Bomberg è oggi pienamente rivalutato per la sua propensione all'Astrattismo, interessante soprattutto perchè rappresenta la prima manifestazione della pittura inglese in questa direzione, a metà strada tra le due anime dell'astrattismo europeo, quella liricamente poetica e libera da schemi che ritroviamo in Vassilij Kandinskij, e quella rigorosa ed intellettualistica del De Stijil di Piet Mondrian.
Una sintesi che Bomberg attua, come nel quadro proposto, nei termini di una autonomia creativa con qualche punto debole.

* articolo aggiornato il 3/01/2014


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