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Georg Baselitz, "The gleaner"
di Vilma Torselli
pubblicato il 2/05/2007
Originale versione del Neo-espressionismo nei quadri capovolti di un artista precorritore del suo tempo.
La vicenda umana di Georg Baselitz (1938) si lega indissolubilmente con quella artistica per farne il personaggio-simbolo di una molteplicità di contraddizioni comuni ad altri che, come lui ed accanto a lui, vissero lo stesso periodo storico. Nato in Sassonia, nella Germania est, Baselitz si trasferisce nel ’57 a Berlino, nella Germania ovest, per studiare alla locale Accademia di Belle Arti e come lui fa Eugen Schonebeck ed in seguito faranno Gerard Richter e Blinky Palermo.
Il passaggio da uno stato comunista che insegnava e pretendeva dai suoi artisti l’adesione incondizionata al Realismo Socialista di stampo marxista, ad una società orientata verso un liberismo di importazione americana, sulla scia di un modello consumistico che non avrebbe tardato ad affermarsi, nel bene e nel male, come quello della nuova Europa, non è certo indolore per nessuno di questi artisti.
Di determinante impatto è l’incontro con la pittura tachista e con l’astrattismo e l’informale che gli artisti tedeschi dell’ovest stavano esprimendo, influenzati da un generalizzato ‘astrattismo internazionale’ anch’esso di importazione americana, verso il quale, per reazione, Baselitz ed il suo gruppo si pongono in contrapposto polemico così come avevano fatto con il Realismo Sociale.

Con grande libertà mentale e con forte coscienza delle radici storiche di una cultura tedesca che ha nell’Espressionismo (e nell’ ‘Arte degenerata’ soffocata dal governo nazista) la sua espressione più alta, Baselitz recupera la tradizione pittorica della sua terra, ponendo le basi di una nuova estetica, nel nome della rivendicazione e della conservazione dell’identità artistica nazionale della Germania.
Da queste premesse egli deriva la cifra fondamentale del suo operare, che lo fa inquadrare nel Neo-espressionismo tedesco soprattutto per la sua rivalutazione della figuratività, per il recupero di tecniche tradizionali, per la ridefinizione di canoni formali e stilemi che riscoprono un certo tipo di linguaggio: in tutti questi aspetti, egli fu indubbiamente un pioniere, più precorritore che seguace della corrente neo-espressionista e transavanguardista, ma sono ben altre le caratteristiche che fanno di Baselitz un artista straordinario e carismatico, in bilico fra due mondi, costantemente impegnato nello sforzo di conciliare gli opposti.

Il problema di fondo di Baselitz, svelato anche dalla sua predilezione per l'opera di Van Gohg, Fautrier, Pollock, è la ricerca dei mezzi per superare l'irriducibile frattura tra la pittura oggettiva e quella astratta, la contrapposizione tra linguaggio figurativo e anoggettivo, un sofferto dualismo che percorre tutta l'opera di Baselitz e che riflette, in termini estetici. la psicologia dell'artista e la sua posizione ribelle fino all'anarchia nei confronti di una borghesia ipocritamente formalista.
Fatte salve le differenze degli esiti formali, è lo stesso spirito di rivolta da cui scaturiscono la pittura astratta e quella informale , che cercano nella materia allo stato puro il tramite per generare un mondo diverso dal reale, ma Baselitz persegue una sua via originale e personale che lo sottrae ad ogni definizione categorica, ad ogni classificazione contenutistica o espressiva e lo porta ad affermare, pur nell'ambito di un nostalgico "Pathetiker Realismus", l'assoluta autonomia dell'immagine, seppure in un figurativismo ingannevole, lontano da ogni tentazione di "rappresentazione", a metà tra la semplificazione cezanniana e l'angoscia dilaniante di Bacon.

Baselitz risolve il problema nei suoi famosi quadri capovolti, dove il capovolgimento è un espediente formale, provocatorio, estraniante, neutralizzante, che, mentre permette all'artista di prendere le distanze dal suo lavoro e di guardarsi dal di fuori, distoglie l'attenzione dell'osservatore dal soggetto rappresentato e la focalizza sull'aspetto complessivo, impedendo una reazione emotiva sentimentale, filtrando la percezione attraverso la sorpresa e l'ironia.

I motivi della rappresentazione vengono in qualche modo svuotati del loro significato oggettivo, in un progressivo processo di straniamento psicologico, ad esprimere l'impossibilità di una comunicazione biunivoca tra l'artista ed il suo pubblico, tra gli esseri umani tutti, immersi in una realtà ambigua, ossessiva, senza riferimenti, in una parola "capovolta".

In questo "The gleaner" del 1978, 129 7/8 x 98 3/8 inches, olio e tempera su tela, oggi al Solomon R. Guggenheim Museum, il segno potente, la forma materica e corposa , il cromatismo violento concorrono ad un risultato di impatto traumatizzante, che stupisce ed invita ad osservare con progressivo interesse per decifrare un linguaggio a prima vista impenetrabile.

Alla ricerca di esiti di impronta surrealista, memore dell'action painting e dell'automatismo psichico, Baselitz lavora con la tela posata sul pavimento, senza avere una percezione globale dell'insieme, poco importa, perchè dipingere è "scoprire qualcosa che si trova sotto la tela" e alla fine, come dice lui stesso "Sono dipinti, in qualche modo i quadri sono dipinti, ma nello stesso tempo non lo sono... il colore viene messo sulla tela e la tela viene tesa su di un telaio; prima di stendere la tela finisco il dipinto stando sdraiato per terra; la tela giace sul pavimento e applico il colore... non ho una visione ampia e completa di quello che faccio mentre sto dipingendo".

Progressivamente, dalle figure capovolte Baselitz passerà ad una indifferenza sempre più marcata verso la tematica del dipinto, rinunciando definitivamente all'immagine, seppure capovolta, e ad ogni pretesa di organizzazione tecnica, abolendo sia la forma che il contenuto per lasciare spazio al processo del dipingere nella sua essenza più concettuale ed astratta, finalmente liberata da ogni esigenza del raccontare per poter affermare: "Ho iniziato a dipingere quadri senza contenuti, senza espressione, senza storia. Ciò mi ha dato improvvisamente una grande libertà."


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