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Arte Naïf
di Vilma Torselli
pubblicato il 10/04/2007
Un'arte spontanea, ma non per questo sprovveduta o incolta, che raffigura la realtà con assoluta libertà interpretativa, senza porsi in relazione con mezzi già collaudati, ignorando ciò che è stato fatto, seguendo solo la potenza dell'istinto creativo.
La pittura Naïf, che deriva il suo nome da un termine francese, naïf o naive, con significato di ingenuità e semplicità, non è una vera e propria corrente, ma un modo espressivo dei primi anni del '900, che tocca trasversalmente ed accomuna varie correnti artistiche: lo stile naïf non è omogeneo nè omologabile, è privo di un manifesto programmatico, di caratteri stilistici comuni derivati da una vera e propria scuola, presentando tuttavia come caratteristica ricorrente la mancanza di sofisticazioni tecniche, una elementarità di linguaggio di tipo infantile che ignora le regole della prospettiva e delle proporzioni, una voluta mancanza di professionalità, una soluzione grafica semplificata ed ingenua, una capacità espressiva genuinamente istintiva.

Con tali premesse, l'Arte Naïf, a ragione definita dai contemporanei "arte spontanea", "arte primitiva", "arte istintiva", supera ogni condizionamento della tradizione e delle regole accademiche della pittura ed esprime con il candore della verità l'interiorità e la creatività visionaria dei suoi artisti.
I pittori naïf sono in genere autodidatti, sono i cosiddetti "pittori della domenica", spesso dilettanti, amano i temi naturalistici, talvolta con la presenza di figure umane o di animali, che trasfigurano in rese narrative fiabesche dai vivaci colori primari, esprimendo un mondo irreale, semplice, ingenuo, in immagini chiare e definite, in genere ricche di particolari seppure esagerati e fantastici.
Si tratta quindi di un'arte spontanea, ma non per questo sprovveduta o incolta, prodotta da chi è capace di raffigurare la realtà con assoluta libertà interpretativa, senza porsi in relazione con mezzi già collaudati da altri, ignorando ciò che è stato fatto, seguendo solo la potenza del proprio istintivo bisogno di comunicare e la propria genialità ribelle.
L'artista naïf vive in un suo mondo fantastico, estraneo alla vita ed alla storia, ma ha uno spiccato senso della narrazione, che dipana a proprio modo con molta vivacità di linguaggio, con una infantile semplificazione lessicale ed un acceso cromatismo antinaturalistico.

Ritenuta, al suo esordio, una pittura in tono minore attribuendo al temine naïf un significato riduttivo, vista in un'ottica storica più allargata l'Arte Naïf, con il suo linguaggio eccentrico e stimolante, è stata abbondantemente rivalutata dalla critica come incunabolo di molte tendenze "ufficiali", ed oggi"........ dobbiamo accettare che, nonostante il degrado della maniera, la naiveté espressiva non sia in pittura un concetto negativo, sia anzi un concetto positivo. Basterebbe pensare a quanto essa abbia contato nelle poetiche del Primitivismo e dell'Espressionismo, per poi arrivare fino all'Art Brut e alla Transavanguardia"(da "Ligabue. Il riscatto dell'arte" di Vittorio Sgarbi).

Sono pittori naïf il doganiere Henri Rousseau, Louis Vivin, Séraphine de Senlis, Camille Bombois, André Bauchant, Ivan Generalic, Ferdinand Cheval, Grandma Moses, Henri Trouillard, ma una vena naif è facilmente riscontrabile nella pittura di André Breton, Jean Dubuffet, Paul Klee ed è abbondantemente presente soprattutto in Marc Chagall e Antonio Ligabue, oltre che in molte correnti avanguardiste come la pittura metafisica, il Surrealismo, Der Blaue Reiter di Vassilij Kandinskij.

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