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L'installazione e le sue origini nell'arte del '900
di Vilma Torselli
pubblicato il 9/04/2007
L'arte integrata all'ambiente in cui si colloca e l'uomo all'ambiente in cui vive, una lettura parallela dell'installazione oggi.
Una delle tematiche che attraversano l'arte moderna e tutti i movimenti del '900, e ne costituisce, in un certo senso, la spina del fianco, è il confronto tra spazio estetico e spazio sociale, la possibilità, cioè, che l'arte possa configurarsi come una dimensione della storia: l'arte moderna mira a stabilire una certa equivalenza tra questi due dominii, l'arte ed il mondo che la circonda.

Il problema è stato affrontato in termini più polemici che costruttivi dal Dadaismo e da Marcel Duchamp che con i suoi ready-made ha messo definitivamente in crisi il concetto di un'arte che sia altro dal suo contesto, esponendo come opere d'arte oggetti comuni, la sua celebre ruota di bicicletta, lo scolabottiglie, l'orinatoio, la porta di rue Larrey, dando vita ai primi esempi di installazioni.

Partendo da lì, l'installazione è divenuta uno dei mezzi più originali di espressione per l'arte moderna e contemporanea, passando attraverso l'opera di molti artisti che, con linguaggi diversi e per vie differenti, hanno proposto una loro versione dell'installazione, a seconda della loro poetica e della loro visione del mondo.
Lo Spazialismo di Lucio Fontana, fondato nel 1947, che vuole travalicare lo spazio illusorio dell'opera d'arte ed integrarla all'ambiente, le sperimentazioni nel campo dell'Assemblage, del Nouveau Réalisme, le compressioni di Cesar, gli impacchettamenti di Christo Javacheff, gli happening e l'environmental della Pop Art, i collage e gli assemblage di Robert Rauschenberg, gli oggetti giganteschi di Oldenburg, certi aspetti del Futurismo e del Costruttivismo: molti sono gli esempi che dimostrano come l'idea che il significato di un'opera non è completamente contenuto nei limiti della tela o della forma sia stata sempre presente nel movimento moderno.

L'installazione comporta la disposizione particolare di oggetti e materiali in un ambiente, coinvolgendo quindi parametri di tempo e spazio e rendendo piuttosto difficoltosa la definizione del vocabolo stesso: sull'argomento è di particolare interesse lo studio di Nicolas de Oliveira, Nicola Oxley, Michel Petry, Michel Archer, autori di "Installation, l'art en situation", che fa un'analisi del fenomeno nella sua globalità, anche se resta comunque difficile definire un fenomeno che è in continua evoluzione.
Gli autori individuano un denominatore comune delle installazioni, in grado di sintetizzarne le caratteristiche più salienti nella 'teatralità', per quanto insoddisfacente possa essere il concetto, sostituibile anche da "carnaval", secondo la seguente definizione:" C'est un spectacle, mais sans la scène; un jeu, mais aussi une entreprise quotidienne; un signifiant, mais aussi un signifié..........La scène du carnaval, où il n'y a pas de scène, pas de "théatre", est à la fois scène et vie, jeu et rêve, discours et spectacle" (Julia Kristeva).

Per fare un breve excursus storico sull'argomento, diciamo che si deve a Richard Wagner la definizione di una forma d'arte di nuova concezione, come opera totale, la "Gesamtkunstwerk", nella quale venissero riunite assieme tutte le forme d'arte, musica, poesia, mimica, danza, architettura, scultura e pittura al fine di "creare un'esperienza estetica completa".
Questa stessa idea venne ripresa da Walter Gropius, il fondatore della Bauhaus di Weimar, nel concetto di uno "spirito architettonico" che doveva uniformare tutti gli aspetti dell'arte e dell'artigianato. E proprio all'interno della Bauhaus Oskar Schlemmer compie interessanti esperimenti sul concetto di tempo-spazio in particolari situazioni narrative e rappresentative, vere e proprie installazioni ante-litteram, in un'ottica che riprende il concetto originario della Gesamtkunstwerk wagneriana per l'individuazione di un modello sociale conforme alle idee progressiste: nel 1920 Schlemmer descrive la pittura come una ricerca teorica e l'azione teatrale come la "pratica" dell'equazione tra attore e spazio, secondo quello che sarà il moderno concetto dell'happening.

In seguito, il Futurismo italiano, nel manifesto di Marinetti e nell'opera di Boccioni, propone un'idea di arte globale di impronta tecnicistica, nella quale nuovi materiali e nuove tecniche rendono possibile la contaminazione tra forme artistiche diverse, mentre Fontana, affascinato dall'aspetto tecnologico del mondo moderno, utilizza la luce artificiale e la televisione per allargare il campo d'azione dell'artista allo spazio ambientale e farne elemento integrante della sua opera.
In Russia, Vladimir Tatlin, nel 1919, concepisce il Monumento alla III Internazionale come un'unione di forme artistiche pure, pittura, scultura ed architettura, secondo una scomposizione di impronta cubista, ma con l'introduzione di un movimento dinamico rotatorio, di ispirazione futurista, che interessa lo spazio circostante, mentre Naum Gabo, anch'egli costruttivista, scrive:" Lo spazio ed il tempo sono le sole forme sulle quali la vita è fondata, e quindi sulle quali l'arte deve essere costruita."

Yves Klein, anticipatore della body-art e dell'happening, nel 1953 allestisce una sua personale titolata "Le Vide" (Il Vuoto) e fa trovare ai suoi visitatori la galleria completamente sgombra, uno spazio vuoto energizzato dalla sua presenza, Arman, nel '60, gli risponde provocatoriamente con una mostra "Le Plein" (Il Pieno), dove un enorme accumulo di oggetti disparati riversati nell'ambiente occupano l'intero spazio ed impediscono l'accesso ai visitatori.

Volendo comunque partire dall'inizio, almeno cronologicamente, si deve dire che fondamentale importanza nella storia dell'installazione riveste l'opera di Kurt Schwitters, artista di formazione accademica che da una primitiva produzione di influsso cubista e futurista esplode con una rivoluzionaria idea nelle sue opere Merz, dove Merz è un frammento della parola Kommerz che compare in un pezzetto di giornale usato in un collage, per questo detto Merzbild: le Merz sono la prima pietra di una complessa costruzione artistica che comprende i Merzzeichnungen e i Merzbilder (collages e gli assemblages), i Merzplastiken (sculture), le poesie Merz ed infine il Merzbau, grandiosa installazione che Schwitters inizia a costruire nel 1923 e che sarà l'opera della vita, ricettacolo di "tutte le cose che per lui erano importanti e non", come lui stesso afferma.

Negli anni '60, Larry Bell, Dan Flavin, Donald Judd, Sol Le Witt, Robert Morris, Tony Smith sono le personalità artistiche che danno vita ad una tendenza comunemente definita Minimalismo e che interessa soprattutto l'America settentrionale, che persegue una riduzione drastica dei mezzi espressivi, limitati ad essenziali forme geometriche elementari e primarie, per creare opere pure che occupino lo spazio, innescando una circolazione di energia tra esse e l’ambiente: sono composizioni di grande semplicità e purezza, solide, in genere dalle dimensioni notevoli, sono quelle che Robert Morris definisce "forme più semplici che creano forti sensazioni di gestalt" ("Notes on Sculpture", 1966).

Per comodità didattica si possono individuare nelle installazioni cinque grandi classi tipologiche: quelle che riguardano un luogo (ad esempio gli impacchettamenti di Christo Javacheff), quelle che utilizzano i medias (la video-art di Wolf Vostel), quelle che si collocano in spazi predisposti, musei, gallerie, locali pubblici (le opere di Barbara Bloom), quelle che si identificano come vere e proprie architetture (Mario Merz), quelle che si possono definire land art, operazioni sul territorio, naturalmente con larghi margini di contaminazione tra le varie forme classificate.

Comunque, al di là di ogni classificazione, che risulta necessariamente riduttiva per una forma d'arte estremamente varia, ciò che mi pare vada rilevata è la continuità di un fenomeno che percorre trasversalmente tutto il '900 e che, seppure in modi anche molto diversi, vuole affermare la volontà e la possibilità che l'arte si integri con la vita, coerentemente con molte altre attività intellettuali e con la scienza moderna, che sempre più propende ad una sintesi globale della realtà sia fenomenica che psicologica, ad una lettura integrata dell'uomo e dell'ambiente in cui vive.

link:
La decontestualizzazione

L'arte difficile

* articolo aggiornato il 20/01/2015


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