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Nouveau Realisme, risposta europea al New Dada
di Vilma Torselli
pubblicato il 30/03/2007
La "singolarità collettiva" di un gruppo di artisti fuori da ogni norma.
Il Nouveau Réalisme è uno dei movimenti più importanti tra quelli che hanno caratterizzato la stagione artistica degli anni '60, di diretta derivazione dalle avanguardie dadaiste di inizio secolo, delle quali riprende l'atteggiamento dissacrante nei confronti dell'arte tradizionale.

In questi termini, si può dire che rappresenti la risposta europea al movimento New Dada americano, anch'esso di derivazione dadaista, che diventerà poi Pop Art.
Poichè, negli anni immediatamente precedenti, nel frattempo si è sviluppata ed ha fatto scuola l'action painting di Pollock, della quale è giunta l'eco anche in Europa, per il naturale processo di osmosi che lega tutti i fenomeni della storia non solo dell'arte, nel Nouveau Realisme ne ritroviamo qualche contaminazione sotto forma della valorizzazione che viene fatta dell'azione dell'artista sull'oggetto e delle possibilità di intervenire su di esso, anche in termini fortemente incisivi.
Con la sua esclusiva azione, l'artista compie così un processo di dissemblage, quando l'oggetto di consumo ordinario non viene semplicemente esposto, ma sottoposto ad un'azione distruttiva (Arman, Rotella), metafora della violenza che la società esercita sui valori morali, oppure violentemente compresso (Cesar), così come il sistema comprime l'esistenza e la libertà dell'individuo.

L'oggetto decontestualizzato che il Dadaismo di Duchamp eleva ad opera d'arte conferendogli dignità estetica, è visto, nel Nouveau Realisme, nella sua banale oggettività, elemento d'uso quotidiano, rifiuto ingombrante ed inquinante, con atteggiamento più affine a quello degli artisti pop americani.

Nel complesso, gli artisti del Nouveau Realisme esprimono un messaggio che è, sì, ironico e dissacrante quanto il Dadaismo di un Duchamp, ma pervaso da una drammaticità più intensa, percorso da un filo di disperazione impotente davanti alla società degli egoismi individuali e del benessere soggettivo.
Nello stesso tempo viene accentuato il valore mentale dell'operare dell'artista, della sua azione sia fisica che intelletuale, che costituisce il vero evento artistico, in contrapposizione all'opera vera e propria, che perde in parte il significato un po' feticistico del ready-made dadaista.

Secondo alcuni storici, la definizione di Nouveau Realisme viene dall'America, dove è associata all'opera di Jasper Johns e Robert Rauschenberg e alla loro tecnica dell'assemblage, che precorre per certi aspetti la Pop Art, anche se la maggior parte delle fonti accredita l'invenzione della definizione a Pierre Restany.
Il gruppo dei fondatori del movimento, per la maggioranza francesi, è molto nutrito, sono Yves Klein, Arman, François Dufrêne, Raymond Hains, Martial Raysse, Daniel Spoerri, Jean Tinguely, Jacques de la Villeglé ed il critico Pierre Restany, ai quali si aggiungono poi César, Mimmo Rotella, Niki de Saint-Phalle e Gérard Deschamps (1961) ed infine Christo (1963), tutti riuniti in quella che essi chiamano singolarità collettiva.
In effetti, seppure con una estrema e libera varietà di linguaggi singoli, questo gruppo di artisti persegue un intento comune e collettivo, la ricerca di un metodo di appropriazione diretta della realtà, attraverso il quale attuare, come dice Pierre Restany, "un riciclaggio poetico del reale urbano, industriale, pubblicitario"

Pierre Restany, dapprima estimatore dell'astrattismo, poi rivoltosi all'elaborazione di un'estetica sociologica, diventa il critico teorico ufficiale del movimento, illuminato dall'incontro con Ives Klein nel 1958, e conia, probabilmente ex-novo, il termine Nouveau Réalisme in occasione della prima esposizione collettiva del gruppo, nel maggio del 1960: il riferimento va al movimento artistico e letterario nato nel diciannovesimo secolo, definito poi "Realisme", che si proponeva di descrivere, senza acun tentativo di abbellimento, la realtà banale e quotidiana, ma quello di Restany è detto "Nouveau Realisme" (così come in cinematografia si afferma una "Nouvelle Vague") perchè relativo alla realtà nuova di una società urbana dei consumi, in termini descrittivi nuovi, non più rappresentata attraverso la creazione di immagini congrue e pertinenti, ma attraverso gli oggetti di consumo che l'artista non crea, ma sceglie come più adatti alla rappresentazione, operandone un riutilizzo "estetico".
Il Nouveau Réalisme, pur sintetizzando elementi di chiara derivazione Dada (come il forte atteggiamento critico nei confronti delle convenzioni e ironicamente giocoso verso ciò che la società considera "serio"), con elementi più specificatamente pop, quali la fredda analisi critica della società dei consumi, cerca di proporsi al tempo stesso come movimento autonomo ed originale, antagonista della nascente Pop Art in America, sostenuta economicamente sul mercato mondiale da collezionisti e galleristi d'oltreoceano.

Gli artisti di questo movimento agiscono all'interno delle strutture della società per metterne in risalto le contraddizioni e per proporre polemicamente atteggiamenti e giudizi alternativi, scaturenti da un rapporto conflittuale non solo con la società, ma anche con l'oggetto: vanno visti in quest'ottica i manifesti strappati di Mimmo Rotella, le distruzioni di Arman, le compressioni di César, la provocatoria "merda d'artista" di Manzoni, i molteplici scandali artistici di Klein, gli impacchettamenti del bulgaro Christo Javacheff, del quale Pierre Restany scrive che "....in un momento in cui l'architettura conta troppi ingegneri o uomini d'affari e non abbastanza poeti, Christo fa parte di questi artisti che assumono il rilancio immaginativo di questo campo".

Si può dire che il Nouveau Realisme, specie nei suoi aspetti legati alla body art e al comportamentalismo, esprima alla perfezione un mutamento culturale importante e profondo avvenuto negli anni '50-'60, non solo in campo artistico, ma più in generale nel campo del sociale e del costume, tendente a sovvertire radicalmente i principi precostituiti con una predilezione spiccata per un assoluto radicalismo provocatorio, segno comunque di una vitalità intellettuale volta ad esplorare ogni possibilità del pensiero, dalla quale scaturiranno i movimenti giovanili di contestazione degli anni successivi.

link:
Robert Rauschenberg, padre spirituale della Pop Art
La politica culturale americana


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