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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura.
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Umberto Boccioni, "La città che sale"
di Vilma Torselli
pubblicato il 13/04/2007
Il movimento colto nel suo divenire, tema centrale dell'opera di Boccioni.
Edward Lucie-Smith individua nel Futurismo tre fondamentali ragioni che lo rendono un movimento di grande interesse per gli studiosi dell'arte: la prima è che esso esprime alla perfezione lo spirito aggressivo delle posizioni di avanguardia nell'immediato precedere della prima guerra mondiale, la seconda è che si tratta del primo movimeno organizzato e cosciente, ansioso di autodefinirsi e connotarsi anzichè lasciare questo compito alla critica, la terza è che Marinetti riuscì a radunare attorno al suo manifesto artisti tutti di eccezionale talento, Balla, Boccioni, Severini e tanti altri, che con grande spirito di corpo e identità di intenti assunsero come tema conduttore delle loro opere la modernità, il dinamismo, la velocità e tutti gli aspetti tecnici di un mondo in fermento, alla vigilia di grandi conquiste sociali (o almeno così pareva).
Osserva a tal proposito Alessandro Tempi, in una sua pagina de "Il Discorso Tecnologico dell'Arte" come, in realtà, il Futurismo pervenga ad una estetizzazione dei mezzi tecnici, a quella che altri definiscono estetica della macchina, considerando i mezzi tecnici dal punto di vista del loro significato culturale, lontano da un'ottica materialistica, con atteggiamento intellettualistico che ne ricerca il significato simbolico.

Dall'idea del movimento, gli artisti futuristi arrivano al concetto di simultaneità, che impone di raffigurare sulla stessa tela le diverse fasi del movimento nel suo divenire, completando e superando la ricerca cubista che, rappresentando un oggetto da più punti di vista simultaneamente, aveva introdotto nell'opera d'arte il concetto della temporaneità: per la prima volta dalla nascita della prospettiva, l'arte cessa di essere confinata nella rappresentazione di un singolo momento pietrificato ed introduce l'idea del passaggio del tempo entro i confini della tela.
Questo concetto sarà gravido di conseguenze per tutta l'arte futura.

Nell'opera proposta, "La città che sale", 1910-11, un olio su tela, 200 x 290,5, oggi al Museum of Modern Art, New York, prima opera futurista di Umberto Boccioni (1882-1916), sono presenti tutti gli elementi tipici della poetica futurista, sia dal punto di vista concettuale che formale.
L'artista vuol dipingere “il frutto del nostro tempo industriale”, raffigurando un momento di lavoro in un cantiere industriale, introducendo molti elementi realistici, il cantiere, elementi di periferia urbana, impalcature e ciminiere, mettendo in particolare risalto la simbiosi di uomini e cavalli fusi in un esasperato sforzo di grande dinamicità, a simboleggiare l'importanza centrale del lavoro umano integrato con il progresso industriale.

L'impianto prospettico, il punto di vista verso l'alto, il trattamento del colore di matrice divisionista, il tocco nervoso delle pennellate direzionali dinamizzano i volumi ed introducono nella composizione tensione e leggerezza, coinvolgendo tutti gli elementi della rappresentazione in uno slancio vitale ascensionale che è quello dell'innarrestabile progresso della modernità che sale, metaforicamente e realmente, risucchiando in un turbine vorticoso uomini e cose.
"La città che sale" diventa così enfatica celebrazione della moderna metropoli, dove "tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido", un sasso scagliato contro l'apatia culturale e il peso morto di un passato che andava rifondato.

link:
Futurismo
Il Futurismo fra Firenze e Fiume



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