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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: La linea curva
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L’arte nel cesso. Da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell'arte contemporanea” di Francesco Bonami: all'arte contemporanea non bastano più le idee che cercano di essere una più rivoluzionaria dell'altra perché ha esaurito il suo potere di stupire.
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Jean-Paul Riopelle, "Diamond"
di Vilma Torselli
pubblicato il 2/05/2007
Originale sintesi di informale materico ed astrazione lirica in un modo espressivo forse non eccelso, ma genuinamente spontaneo ed emotivo.
"La peinture, c'est une maladie, c'est un microbe qu'on a dû attraper un jour". (Jean-Paul Riopelle)

Jean-Paul Riopelle
(1923-2002) pittore, grafico e scultore, è uno dei più grandi artisti canadesi contemporanei, inquadrabile in una corrente informale che ebbe larga diffusione in Europa nel periodo postbellico e con la quale Riopelle ebbe prolungati contatti avendo lungamente vissuto a Parigi a partire dal 1946 ed avendo avuto significativi rapporti specialmente con Wols.
A Parigi scopre André Breton, il Surrealismo, l'automatismo, conosce Mathieu, Wols, lavora con Miró, ampliando le sue conoscenze anche tecniche e definendo il suo stile personale, come appare nel quadro presentato, nei termini di un informale materico con accenti di astrazione lirica, concretizzato in pennellate morbide e poco vigorose, lontane, per esempio, dalla sensuale densità di un Tapies.
Le superfici dal decorativismo armonioso, in una pittura di sintesi in cui l'astrattismo mitiga la forza espressiva dell'informale, ben rispecchiano il clima culturale ottimista e positivo del dopoguerra, euforizzato da un generalizzato boom economico: il mercato dell'arte conosce una stagione d'oro, questo stile è ben accetto ad una clientela benestante e curiosa di novità e per Riopelle, come per tanti astrattisti suoi contemporanei, arriva anche il successo commerciale.
L'informale è uno stile che affonda nella materia, percependone l'interna energia, la fisicità, facendo della materia il mezzo ed il tema, senza altro aggiungere al quadro che lo renda opera compiuta, la materia "ha" già tutto, dal momento che "è": tuttavia vi sono leggere differenziazioni, all'interno dell'Informale, che costituiscono sottili linee di demarcazione, spesso violate, tra un informale chiaramente materico, e faccio ancora riferimento a Tapies, o Burri o Fautrier, ed un informale contaminato dall'astrattismo, che potremmo definire segnico, come potrebbe essere quello di Riopelle, o di Hans Hartung, per citare un artista a lui vicino.

L'ispirazione primitiva di Riopelle è indirizzata verso la pittura di paesaggio, inteso in senso lato come astratta rappresentazione di una natura interiorizzata in una sorta di 'panteismo non figurativo', in virtù del quale, entro un cromatismo che attinge ai colori della natura, l'immagine si frantuma in una serie di piccoli segni, linee spezzate e brevi, piccole macchie, come in questo " Diamond", del 1966, olio su tela, 100x100 cm: questa tendenza calligrafica si fa derivare dall'influenza della Scuola di Parigi ed anche dalle suggestioni surrealiste che vogliono queste caratteristiche segniche indice di una interiore attività psichica.
Come Pollock, Riopelle lavora spesso, per ragioni pratiche, sulla tela in orizzontale, posandola al suolo o su un tavolo, metodologia apparentemente ininfluente nel suo caso, perchè appare chiaramente che l'orizzontalità è solo una tecnica esecutiva, mentre il risultato finale esige la verticalità: la tela è concepita per essere appesa al muro, parendo in questo caso non pertinenti le interessanti ipotesi di Rosalind Krauss, critica e storica dell'arte, per la quale la tendenza al lavoro in orizzontale denuncia una inconscia aspirazione a mettere in evidenza una opposizione tra sfondo e figura (ground and figure), o non-sfondo e non-figura, coinvolgendo un terzo tema, il concetto di "basso", legato evidentemente alla posizione verticale.
Riopelle non è interessato all'effetto all-over, l'orizzontale non rientra nei suoi interessi, tanto è vero che, per rendere innocuo il passaggio al verticale e risolvere il problema delle sgocciolature di colore fresco una volta raddrizzata la tela (Pollock invece aveva fatto della sgocciolatura o "dripping" la sua caratteristica), Riopelle impara dai graffitisti ad usare l'aerosol, una vernice spray a rapida essicazione, che non cola, contaminando anche il suo stile pittorico con l'aggressività gestuale del graffitismo in alcune sue opere di più recente esecuzione ("Hommage à Rosa Luxemburg", 1993).

Da un punto di vista molto critico, il linguaggio di Riopelle può apparire carente di uno specifico stilistico, presentando una certa standardizzazione nei modi espressivi che rasenta pericolosamente la monotonia, tuttavia non si può disconoscergli una impulsività spontanea, una ispirazione emotiva che esplodono soprattutto davanti alla natura: dice: "Pour moi, une toile n'est jamais la reproduction d'une image. Ca commence toujours par une sensation vague... l'envie de peindre... Pas d'idée graphique. Le tableau commence où il veut... mais après, tout s'enchaîne..... Ca, c'est l'essentiel... ".
E questa, dopo tutto, è poesia.


DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


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