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Joan Miro', " Il Carnevale di Arlecchino"
di Vilma Torselli
pubblicato il 22/05/2007
Una movimentata sarabanda di immagini in accostamento apparentemente casuale per un fantastico Carnevale simbolo e metafora di un mondo surreale, specchio magico di una realtà trasfigurata e perciò accettabile.
"Il Carnevale di Arlecchino" viene eseguito da Joan Mirò (1893-1983) a cavallo tra il 1924 e '25, e viene esposto quello stesso anno in una collettiva organizzata dal surrealista Andrè Breton.
In quel periodo, superato un iniziale realismo per certi versi incerto ed anonimo, assimilate le sperimentazioni spaziali del Cubismo, le soluzioni cromatiche dei Fauves, la tecnica di collage dell'Assemblage e del Dadaismo, elaborate in chiave espressionista le radici culturali e regionali catalane, il linguaggio di Mirò è ormai orientato verso una crescente astrazione dal reale, reinterpretato e trasfigurato in chiave fantastica ed irrazionale in una ricerca quasi medianica, di marcato simbolismo allucinatorio, dell'interiorità delle cose e dell'animo umano.
Linee leggere, sinuose, rappresentazione in chiave organica di elementi naturali, segno assottigliato eminentemente grafico, campiture cromatiche piatte, forme prive di volume entro spazi vuoti monocromi coesistono nell'opera di Mirò assieme ad una sensibilità plastica che non verrà mai meno e che rappresenta il versante materico della sua personalità artistica.
Il pensiero va a William Baziotes che si ispirerà proprio a Mirò nella definizione delle sue forme biomorfe che mitigano il drammatico astrattismo gestuale dell'action painting in una forma di più controllato automatismo vicino alle radici fantastiche del surrealismo, da cui deriva la concezione spaziale chiaramente scenica ritmicamente ed armoniosamente organizzata.

Non ci sono, in questo dipinto di quello che è stato definito il più surrealista dei surrealisti, chiare ed esplicite allusioni al Carnevale, e tanto meno ad Arlecchino, e tuttavia del carnevale c'è tutto lo spirito, l'atmosfera del gioco e della festa, l'imprevisto, la sorpresa, il dinamismo di un grande spettacolo straniante, affascinante, giocoso: piccole figure sospese un po' mostri un po' maghi uscite da un sogno infantile e allucinato, forme geometriche galleggianti e colorate, librate in un mondo parallelo, pupazzetti che balzano dalle scatole e strani esseri volanti popolano uno spazio vuoto di valenza metafisica, dando vita ad una movimentata sarabanda di immagini in accostamento apparentemente casuale.
Se non fosse che lo stesso artista, più di dieci anni dopo, ne darà puntuale delucidazione svelandone i nascosti significati simbolici: la serpentina ondulatoria vuole significare aspirazioni di fuga dalla realtà, gli animali stilizzati sono un omaggio al suo mondo domestico, il triangolo nero stagliato nel blu del cielo oltre la finestra evoca la sagoma della tour Eiffel, la sfera nera sospesa rappresenta il globo terrestre.....

L'immersione nel fantastico è totale, sull'onda di una tensione lirica sorretta dal preciso segno grafico e dal raffinato cromatismo dove i colori primari, blu, rosso, giallo acquistano incisività in associazione col nero, che definisce forme e contorni ad organizzare l'emozione.
Vi è qualcosa di arcaico ed universale nei segni che attraversano la tela, ondulati, serpentini, rettilinei, obliqui, incrociati, pluridirezionali, a suggerire una moltepilcità si sensazioni, vi è qualcosa di definitivo nelle forme geometriche elementari e chiare, simbolo di un mondo sur-reale che ostinatamente coesiste con quello fantastico dell'immaginazione più sfrenata, l'altra metà di un mondo che l'arte riesce a farci intravvedere armoniosamente ricomposto in un tutto con il reale.

Sarebbe un errore considerare l’opera di Mirò soltanto come un prodotto della sua bizzarria e del suo sottile umorismo....", ammonisce Rosamond Bernier (“Matisse, Picasso, Mirò", 1926), perchè questo linguaggio fantastico ed evocativo, le sue metafore, i suoi complicati simbolismi adombrano un approccio alla vita ed una visione del mondo profondamente umana, grazie alla quale superare la fatica di vivere e ritrovare sé stessi, riflessi entro lo specchio magico di una realtà trasfigurata e perciò accettabile.

E' Carnevale, che la festa cominci!

link:
Il Surrealismo e la poetica dell'automatismo psichico

Liberare lo sguardo: Joan Mirò

* articolo aggiornato il 04/10/2014


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