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Hans Hartung, "Composizione"
di Vilma Torselli
pubblicato il 30/04/2007
Un artista curioso, aperto, colto, che vuole sperimentare filtrando ogni esperienza alla luce di una sua personale concezione dell'arte, per rimanere sè stesso.
L’energia è una forza che si può incarnare in ogni forma” (Hans Hartung)

Hans Hartung (1904-1989) è un pittore dal linguaggio complesso, tedesco di nascita e francese d'elezione, che ha conosciuto direttamente tutti i movimenti avanguardisti del '900, dal tachisme all'astrattismo lirico di Kandinskij al Cubismo all'Espressionismo senza tuttavia omologarsi in nessuna corrente o tendenza, senza mai lasciarsi imprigionare da definizioni o etichette, filtrando ogni esperienza alla luce di una sua personale concezione dell'arte come linguaggio individuale, inimitabile ed autonomo: egli stesso dichiara :"In quanto a me, voglio rimanere libero di spirito, d'azione. Non lasciarmi rinchiudere, né dagli altri, né da me stesso"
Così parte dallo studio dei grandi pittori classici del passato, fra tutti prediligendo Goya e soprattutto Rembrandt, nel quale legge, con straordinaria sensibilità, tensioni nascoste e misteriose espresse in macchie cromatiche fine a sè stesse, per giungere ad un decisivo incontro con Kandinskij, nel 1925, dopo il quale si instaura definitivamente il carattere della sua pittura, astratta ed informale.

Vale la pena di citare le sue stesse parole :"L’arte astratta mi sembra essere il momento più puro nella vicenda dell’arte moderna. Con essa, dopo un lungo rilassamento sul piano formale, si ha una tendenza purificatrice che era già cominciata con Cézanne ed era proseguita, in Francia, con il cubismo analitico. La macchia ridiventa una macchia, il tratto un tratto, la superficie ridiventa superficie. Più che mai le opere vivono autonome, libere dalla sottomissione alla mimesi".

Ed Hartung utilizza, dell'astrattismo, tutte le modalità formali, action painting, macchie e spruzzi di colore in chiave tachista, graffitismo, segno libero che ha "l'aspetto zigzagante di una linea che corre attraverso la pagina", segno-gesto-azione, perchè "scarabocchiare, grattare, agire sulla tela, dipingere infine, mi sembrano delle attività umane così immediate, spontanee e semplici....", egli dice, azioni umane elementari eppure così significanti, pregnanti, dense di espressività.
Filtrato dal background culturale europeo, il linguaggio di Hartung, che esordisce da subito come non figurativo, unisce in termini di eleganza assoluta e di equilibrato controllo irruenza espressionista e anarchia informale, costruendo infinite vaziazioni giocate sul 'segno', tema che percorre tutta la sua produzione.

Il segno è tutto, può tutto (non a caso Hartung fu anche eccellente incisore), basta ad esprimere la pulsazione vitale dell'universo "in una linea morbida o flessibile, curva e fiera, rigida o possente, in una macchia di colore stridente, gioioso o sinistro.....”, il segno, che Hartung, in questa "Composizione" del 1964, un olio su tela di 65 x 81 cm, carica dell'eleganza formale di un arabesco, di raffinati accordi cromatici, in un fitto, armonico incrociarsi di linee vibranti e nervose sullo sfondo di uno spazio tonale monocromo che conferisce all'insieme solidità e stabilità.
Siamo davanti, ancora una volta, alla ricerca interiore di un essere umano che esprime il proprio soggettivismo con una forte affermazione di individualismo lontana da ogni generica pretesa di universalità, un bisogno, sì, di assoluto, ma non di indistinta partecipazione ad una indifferenziata perfezione frutto di una costruzione ideologica: "....voglio rimanere libero....", soprattutto libero di essere sé stesso.

Fino alla fine, quando ormai stremato e ridotto su una sedia a rotelle, nel suo studio di Antibes si procura mezzi improvvisati e con una pompa per spruzzare l'insetticida sulle viti spara sulla tela violenti getti di colore, lasciando esplodere tutta la sua incredibile forza creativa in un estremo atto d'amore per la sua arte e per la vita.

link:
Ferdinand de Saussure e il valore del segno



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