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Antoni Tapies, "Superposición de materia gris"
di Vilma Torselli
pubblicato il 5/05/2007
Il rapporto fisico, carnale, sensuale con la concretezza della materia per lasciare una traccia indelebile della propria individualità.

".....Mentre ci avviciniamo ai nostri giorni non si può dimenticare che l’idea dello spirito è diventata meno "spirituale". Come si è detto, più che salvare anime, adesso si cerca di salvare gli uomini." (Antoni Tapies, "Discorso sull’arte", Università di Barcellona, 22 giugno 1988)

Antoni Tapies (1923_2012), nato a Barcellona, catalano, come Mirò, come Picasso, come Gaudì, è come loro marchiato dai suoi luoghi d'origine con un imprinting ben riconoscibile legato ad una visione plastica che in Picasso ricerca la tridimensionalità nelle due dimensioni della tela e in Gaudì produce le straordinarie architetture della Sagrada Familia, di Casa Batllò, di Casa Milà, quei discorsi di pietra, quei muri escoriati che certamente il conterraneo Tapies osservò più volte, nel corso della sua vita, con l'emozione di chi, da vero artista, non vede, ma guarda.

In tutta la sua opera, Tapies non ha che un fine, un mezzo, un tema: la materia, un rapporto fisico, carnale, sensuale con la concretezza della materia.
Con un'espressione molto efficace, lo scrittore catalano Pere Gimferrer dice che Tapies è pervaso da una ineludibile volontà di "dare a vedere ", di proporre la materia, in termini che non vogliono dire, non vogliono significare, ma essere, in un linguaggio che può talvolta apparire criptico, cifrato, quasi illeggibile e che invece diventa, nell'evidenza della percezione, in virtù della sua sola esistenza, una forma di conoscenza: così confluiscono nelle sue opere gli oggetti reali, non la loro rappresentazione, vestiti, scatole, forbici, corde, e le tracce dell'uomo, impronte del corpo, dei piedi, delle mani, orme, passi, ad inscenare la grande metafora della vita, del destino, del tempo.

Nei dipinti, nelle stampe, nelle incisioni, nelle xilografie, nelle sculture, negli assemblages, Tapies prosegue con coerenza la sua ricerca formale, facendo dell'imprevisto, alle prese con la pietra o con il metallo o con gli oggetti più disparati, l'occasione per nuove sperimentazioni, per nuovi effetti, con la curiosità di sempre, dicendo: "Affronto tutto il mio lavoro con lo stesso spirito....", con uno scopo, quello di usare la materia ed il suo potere evocativo come mezzo di comunicazione, come alfabeto basico, segnico, di valenza universale al quale affidare messaggi forti, perentori ed eterni.

Il percorso artistico di Tapies passa quindi dapprima attraverso le suggestioni espressioniste, l'opera di Picasso, le fasi surrealiste riferibili a Mirò e Klee, per giugere poi, alla fine degli anni '40, alla formulazione di un linguaggio, che sarà definitivo, identificabile come informale materico, dove gli elementi figurativi vengono totalmente estromessi ed il segno pone in secondo piano la sua valenza grafica per acquisirne una gestuale e divenire traccia materica, materia-colore, materia-fango, primordiale, essenziale, talvolta monocromatica o giocata su un ristretto numero di tonalità, come in questo "Superposición de materia gris" del 1961, tecnica mista (olio e cemento su feltro) di 197 x 263 cm.
Materia secca, terrosa, che si sgretola, si fessura, come un muro catalano arso dal sole, stratificata, dove i graffiti sono a volte illeggibili e il segno appare già antico, consumato dal tempo, dove la tela, dice Tapies, diventa "un campo di battaglia dove le ferite si moltiplicano infinitamente": è un nuovo concetto di materialità che rifiuta la pittura stessa, il "fare pittura", è l'azione oggettiva, primordiale, lontana da simbologie trascendentali, di un uomo che vuole "incidere", sia in senso metaforico che reale, la traccia della propria identità di individuo, con brutale essenzialità, su un supporto duraturo, su una materia che è viva, pulsante, evocativa della sofferenza che percorre la vita e la natura in un dramma cosmico di cui i "muri" scabri di Tapies sono la testimonianza.
Per i tempi a venire e per tutti gli uomini che verranno.

link:
Alberto Burri "Sacco e rosso"
Roberto Crippa "Dramma di una palizzata"

* articolo aggiornato il 24/11/2014


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