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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: La linea curva
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L’arte nel cesso. Da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell'arte contemporanea” di Francesco Bonami: all'arte contemporanea non bastano più le idee che cercano di essere una più rivoluzionaria dell'altra perché ha esaurito il suo potere di stupire.
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William Baziotes,"Aquatic"
di Vilma Torselli
pubblicato il 17/05/2007
Fondali marini popolati da misteriose forme biomorfe, metafora del mistero della vita e dell'inconscio.
William Baziotes (1912-1963) fa parte dell'Espressionismo astratto americano, di quella schiera di artisti che, nel generale clima di sfiducia, nel "l'enorme vuoto", così lo definisce Adolph Gottlieb, degli anni '40, un decennio segnato da una guerra mondiale, seppero trasformare la crisi in valore e vollero ripatire da zero con una pittura nuova mai osata prima.
In particolare Baziotes subisce il fascino della matrice europea del movimento di derivazione surrealista, che eredita il meccanismo dell'automatismo psichico trasformandolo in action painting e rifonda la simbologia mitica di una pittura primitiva, istintiva e profondamente empatica, l'arte primordiale di Gustav Jung, affacciandosi sull'abisso dell'inconscio come per la prima volta ha osato fare l'Espressionismo europeo.
William Beziotes non pare nutrire troppa fiducia sulle possibilità di slancio spiritualistico del movimento, entro il quale Pollock e Kline sono i trascinatori, mentre Gottlieb, Rothko, Newman e appunto Baziotes rappresentano la parte più intimista e riflessiva.

Personalità complessa, curiosa e colta, Baziotes fa confluire nella sua opera l'interesse per la pittografia (attraverso i contatti con la Scuola del Pacifico), per l'arte persiana della miniatura, per il Cubismo di Picasso, per Klee, Mirò e Matta, per la poesia, specie quella di Charles Baudelaire, che in particolare lo ispira nella ricerca di corrispondenze ed equivalenze nella natura, fonte inesauribile di messaggi simbolici, nella quale flora e fauna sono in grado, in modo misterioso, di sollecitare memorie inconsce ed affinare la sensibilità psichica.

Va rilevata l'affinità di Baziotes con un altro espressionista astratto, Arshile Gorky, cerniera di collegamento tra l Surrealismo europeo e l'Espressionismo astratto americano, che visse ed espresse questo momento di trapasso in modo drammatico e sofferto e che concluse la sua vita in tragedia.

Questo "Aquatic" del 1961, olio su tela di 66x78 1/8 inches, oggi al Solomon R. Guggenheim Museum, è emblematico del linguaggio poetico di William Baziotes, orientato verso un biomorfismo che supera il drammatico astrattismo gestuale del movimento americano in una forma di più controllato automatismo vicino alle radici fantastiche del surrealismo, secondo una concezione formale che Lawrence Alloway definisce di "bella pittura" ed una concezione spaziale scopertamente scenica entro la quale le forme ben definite si dispiegano in un ritmo armoniosamente organizzato.

Tutto ciò nulla toglie alla spontaneità di una libera improvvisazione, Baziotes stesso dichiara che ogni tela : "ha un suo proprio senso di evoluzione. . . Ogni inizio suggerisce qualcosa. . . Il suggerimento allora si trasforma in un fantasma che deve essere intercettato e reso reale."
In una sfumata atmosfera marina, in un calmo mondo acquoso galleggiano fragili e tortuose figure biomorfe (pare siano state ispirate all'artista dall'osservazione del rituale di accoppiamento delle anguille), flora e fauna sconosciute che alludono a mondi fantastici, metafore di una realtà interiore insondata che, nonostante la silenziosa leggerezza e l'apparente serenità della rappresentazione, incute paura. Egli scrive, nel '48 : "Ognuno di noi trova nell'acqua un simbolo di pace o di paura....." denunciando l'ambivalenza del significato di un tema, quello dei fondali marini, più volte ricorrente nella sua produzione.

Sono in realtà "fondali" privi di profondità, come ben si evidenzia nel quadro, sono rappresentazioni all-over dove la rinuncia alla tridimensionalità diffonde il colore uniformemente e senza ombre su tutta la tela, quasi a voler "portare in superficie" nascoste tensioni rivelandole cautamente, senza dramma, con pennellate morbide e cromatismi nebbiosi, in una visione del mondo che predilige l'inquieto fantasticare del Surrealismo piuttosto che l'angosciata esplosività dell'Espressionismo.

Divisa tra la calma solenne degli abissi marini e l'inquietudine evocata dalle forme sconosciute che li popolano, entro le molteplici possibilità simboliche di una forma fragile ed al tempo stesso minacciosa, la pittura di Baziotes è contemporaneamente cauta ed aggressiva, contemplativa e ansiosa, vicina ad una verità primordiale che resta mistero.

* articolo aggiornato il 25/05/2013


DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


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