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Simboli e Simbolismo
di Vilma Torselli
pubblicato il 9/04/2007
Simboli, elementi convenzionali con implicito significato allegorico per esprimere un concetto o un'idea in modo indiretto.

"Dire che viviamo in un mondo di simboli è dir poco: in realtà, è un mondo di simboli a vivere in noi".
(Jean Chevalier)

Nelle arti visive il termine Simbolismo indica comunemente un movimento artistico nato e sviluppatosi in Francia a partire dal 1880, precursore delle avanguardie storiche europee, ed il simbolismo è il tratto caratteristico di importanti correnti artistiche del '900 quali il Surrealismo e la pittura metafisica, ma nella sua accezione più generale simbolismo definisce l'uso di elementi convenzionali con implicito significato allegorico per esprimere un concetto o un'idea in modo indiretto.
Etimologicamente derivato dal verbo greco "simballein" (riunire), la parola "simbolo" indicava inizialmente una tavoletta decorata: spezzata in due parti, essa veniva affidata a due persone che stavano per separarsi, le quali, in futuro, avrebbero potuto riconoscersi dalle due metà in loro possesso che, riunite, ristabilivano il decoro nella sua interezza. In seguito, simbolo significò unione tra due concetti in grado di evocare o rappresentare, per convenzione o per naturale associazione di idee, una realtà o una condizione diverse dalla semplice apparenza delle cose.

Si può dire che tutta l'arte visiva sia un fenomeno simbolico, se essa unisce due significati lontani, o meglio sintonizza su un significato comune due individui distinti, l'artista e lo spettatore, che comunicano empaticamente grazie al medium rappresentato dall'opera e dai suoi intrinseci significati simbolici, per cui un segno, una forma, un oggetto, possono far riferimento ad una realtà che non viene raccontata o svelata esplicitamente, ma resa comprensibile alla nostra capacità percettiva cortocircuitando i normali processi razionali.
Come afferma Freud, il simbolo è un'eredità filogenetica grazie alla quale l'uomo ha una disposizione mentale che lo mette in grado di relazionare le pulsioni e le emozioni psichiche con gli oggetti, e si può dire che l'arte sia un campo nel quale queste capacità relazionali vengono utilizzate costantemente.
Jean Chevalier , nella introduzione al suo "Dictionnaire des symboles", scrive: "Giorno e notte, nel suo modo di parlare, nei suoi gesti o anche nei suoi sogni, che ne sia consapevole o meno, ciascuno di noi utilizza i simboli. Essi danno un volto ai desideri, incitano questa o quell’impresa, modellano un comportamento, preludono ai successi e alle sconfitte. La loro formazione, la loro struttura, la loro interpretazione interessano numerose discipline: la storia delle civiltà e delle religioni, la linguistica, l’antropologia culturale, la critica d’arte, la psicologia, la medicina, per non parlare della pubblicità o della politica. Dire che viviamo in un mondo di simboli è dir poco: in realtà, è un mondo di simboli a vivere in noi".

Il simbolo è l'antitesi del pensiero logico-razionale-concettuale, è la dimensione dell'inconscio, è la libera ed arbitaria rappresentazione di un oggetto, una realtà, un concetto con un "segno" che non ha con essi alcuna necessaria relazione, come è il caso, ad esempio, della croce cristiana.
L'arte visiva utilizza il simbolo, contrapposto alla raffigurazione iconica (ikona=immagine) da epoche antichissime, oggi l'arte moderna, che è fondamentalmente aniconica, ricorre spesso al linguaggio simbolico quando si esprime attraverso le qualità evocative della materia, come fa l'Informale, o la spontaneità del gesto, come fa l'Action Painting, o l'attività dell'inconscio come fanno l'Espressionismo astratto o il Surrealismo, ma spesso utilizza un simbolismo chiaramente descrittivo, in chiave romantica, in cui l'immagine rappresentata, seppure in termini di concreto realismo, contiene un significato simbolico che vuole in realtà richiamare un'altra rappresentazione: basti pensare a tante opere espressioniste dense di significati simbolici, una per tutte "Il grido" di Edvard Munch, basti pensare ad artisti come Rouault, Ligabue, Chagall e la sua pittura permeata di simbolismo, in cui il rappresentato non è mai concepito in senso puramente oggettivo.
E' simbolico, in senso lato, anche l'oggetto anestetico proposto dal Dadaismo, l'oggetto di consumo proposto dalla Pop Art o dal Nouveau Réalisme, dal momento che l'intento demistificatorio vuole indurci a pensare. per esempio attraverso l'immagine di una lattina di Campbell's Soup, ad un fenomeno sociale, il consumismo, del quale l'arte si fa in qualche modo carico.

L'uomo è un "animal symbolicum" che interagisce con i suoi simili non solo nella realtà concreta: linguaggio, mito, arte e religione sono materia dell'universo simbolico dell'uomo, almeno lo sono stati fino ad oggi, e immaginazione, creatività e capacità di astrazione sono altrettante peculiarità umane che hanno permesso la formazione di parole e linguaggi astratti e di un patrimonio concettuale non visibile, un mondo di concetti, idee e costruzioni mentali, un mondo di simboli.
Il simbolo è il mezzo preferenziale usato dall'arte per veicolare un messaggio emotivo da un individuo ad un altro, ed è anche il più efficace. Tant'è che quando l'arte ha fatto a meno dei simboli, come è accaduto in tanti movimenti moderni di impronta genericamente concettuale, si è prodotto un allontanamento tra arte e pubblico, per la mancanza di un territorio comune entro in quale avvenisse lo scambio emozionale fra due mondi interiori, fra due persone che non si conoscono nè si sono mai viste, l'artista e lo spettatore, ma che possono mettersi in qualche modo in contatto e capirsi grazie al potere astrattivo ed immaginativo della mente che è in grado di produrre ed interpretare i simboli.

Insomma, l'arte è simbolo, allegoria, metafora, forse è un inganno, ma resta pur sempre "una menzogna che ci fa comprendere la verità”.

* articolo aggiornato il 31/12/2012

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Successioni simboliste

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