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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura.
L'articolo più letto in Artonweb:"Cubismo analitico e Cubismo sintetico".
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A Berlino, a Weimar, a Dessau ed in molte altre nazioni le principali iniziative per celebrarei 100 anni dalla fondazione della Bauhaus.

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Senza titolo
di Vilma Torselli
pubblicato il 20/04/2011

“……l'epoca informatica funziona non più per messaggi assertivi, causa effetto, ma per messaggi metaforici, traslati. Un edifico non è più buono solo se funziona ed è efficiente, insomma se è una macchina, ma deve dire e dare di più.” (Antonino Saggio, “La via dei simboli”)

L’architettura antica come “metafora di pietra” alla quale Emanuele Tesauro riconosce la possibilità di creare emozione attraverso un sottile gioco intellettuale (“capitelli fogliati, rabeschi de’ fregi, triglifi metope mascaroni, cariatidi termini modiglioni, tutte metafore di pietra e simboli muti”), l’architettura moderna come risultato di una “nuova tensione rappresentativa, civica, collettiva in una parola simbolica”.

In un’epoca in cui l’informazione oggettiva ha ormai dato tutto quello che poteva dare, sostituita da una comunicazione per immagini in grado di evocare, suggestionare, suggerire, produrre sensazioni, anche l’architettura, dati per scontati concetti base quali funzionalità e finalità, sposta la sua ricerca sulla comunicazione iconica  attivando attraverso la metafora la soggettività dell’osservatore e la sua capacità di intuire analogie fra cose dissimili.
Fondata sulle immagini e non sulla parola, la metafora è infatti estensibile ad ambiti differenti da quello strettamente linguistico quali le arti figurative, l’iconografia e l’architettura.
Il potere persuasivo veicolato dalla metafora è occulto e molto forte poiché essa viene recepita in modo acritico, automatico ed inconsapevole a livello subliminale, attivando circuiti cerebrali implicati nella percezione  affettiva e nelle emozioni legate agli eventi, non coinvolgendo le  regioni deputate al controllo cosciente e alla interpretazione razionale.
Parlare secondo immagini è impresa umana” dice Platone nel Fedro, è vero che lui si riferiva all'immortalità dell'anima, ma non ci sono motivi validi per non credere che l'affermazione vada bene anche per l'architettura.
E proprio questa specificità umana, il potere immaginifico del pensiero, la capacità di metaforizzazione, secondo una teoria di Richard Dawkins  potrebbero aver dato l’avvio all’evoluzione del cervello e dell’intelligenza della nostra specie.

il Graben - Stephansplatz - Haas Haus, discusso progetto di  Hans Hollein (1985-90) sorto a fronteggiare la storica cattedrale di Santo Stefano a Vienna ben si presta a documentare il transfert che la metafora compie per ‘trasferire’ un significato in un altro, palesando “la tendenza alla metaforizzazione che investe buona parte dell'architettura contemporanea d'avanguardia", per citare ancora Antonino Saggio.  

Ciò che a Vienna vediamo nella Stephansplatz, cuore del centro storico della capitale, guardando le pareti a specchio della Haas Haus, è l’antica cattedrale gotica quasi ossessivamente duplicata, incongruo contenuto di una gigantesca teca trasparente nella quale il passato si è cristallizzato in un eterno presente.
Metafora di una continuità concettuale e non formale, la modernità ‘riflette’ sul proprio passato e ne interiorizza l’immagine grazie ad uno strumento di inganno ottico tra i più usati nel campo delle discipline visive, carico di significati metaforici, lo specchio, una scelta a sua volta di tipo squisitamente simbolico.

In questi termini, l’architettura di Hans Hollein si pone come una sorta di stargate spalancato sul passato, che recupera e rifrange in immagini irreali, frammentarie, deformate, fuori scala, una realtà reinterpretata e ricombinata al di fuori della sua originaria logica costruttiva.
Tramite tra un prima e un dopo che a distanza di secoli si confrontano e dialogano, lo spazio della piazza, un vuoto carico di tensione, funge da catalizzatore dell'esperimento.

Parafrasando Yves Michaud, si potrebbe parlare di architettura “à l’état gazeux”, un evento diffuso da interpretare come segno “della trasformazione di un’epoca in un’altra, senza nessun tipo di polemica, e soprattutto con la distanza e l’ironia dell’analisi, ma anche con i dubbi dello scetticismo”.
Come nell’arte moderna, dove "l’elemento centrale è lo stile in costante rinnovamento, che dà una sensazione di immersione nel flusso temporale, con l’illusione di un presente che non passa mai a furia di rinnovarsi", sono sempre parole di Michaud, così nell’architettura contemporanea si individua la tendenza a privilegiare una percezione globale dell’opera e dell’ambiente, eliminando la distanza sia fisica che temporale tra guardante e guardato in una relazione transazionale che mutua dall’arte moderna la tendenza all’interattività.

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