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Marc Chagall, "Cristo sul ponte"
di Vilma Torselli
pubblicato il 3/05/2007
Il lirismo surrealista di una pittura figurativa intrisa di significati simbolici, in una felice ibridazione tra figurazione narrativa fantastica e raffinata ricerca intellettuale per un risultato di intensa spiritualità.
Marc Chagall (1887-1985) è una figura del tutto particolare, un solitario che fu attento ed appassionato osservatore dei movimenti culturali del suo tempo, con particolare predilezione per il Cubismo e l'Espressionismo (Parigi e Berlino furono le sue dimore d'elezione), ma non aderì mai a nessuno di essi, conservando sempre e comunque uno stile spontaneo vicino a quello dei pittori popolari ed una sua identità umana ed artistica fortemente connotata in modo assolutamente originale.
L'opera di Chagall, infatti, rimane così fortemente legata ai suoi ricordi, alle sue vicende personali, alla sua anima russa ed ebraica, al suo vissuto, che non è possibile farla rientrare in qualcuno dei grandi movimenti d'avanguardia, se non nei termini di una coincidenza di spunti interessanti, che vengono raccolti dal Surrealismo, grazie al fecondo scambio intellettuale con Max Ernst, e in parte dall'Espressionismo tedesco.

Nell'universo di Chagall, colorato, simbolico, onirico e malinconico, dove vige la logica delle favole, prendono forma personaggi fantastici legati al ciclo della vita familiare, o al mondo del teatro, o a quello del circo, due grandi temi che accompagnano Chagall fin dall'infanzia, sempre influenzati in modo più o meno evidente dalla cultura ebraica e russa, dalla sua formazione culturale e religiosa, dai ricordi della nativa Vitebsk.
Proprio a causa di questo retroterra culturale, ciò che sempre caratterizzerà le opere di Chagall è l'intrecciarsi di una fitta trama di simboli e di soggetti allegorici, spesso ricorrenti, con una ripetitività che nelle opere della vecchiaia (morì novantasettenne, attivo fino all'ultimo) finirà per rendere la sua produzione stereotipata, priva di quella magia spontanea ed ingenua che ne costituisce l'aspetto più intrigante ed affascinante.
L'impostazione fantastica dell'arte chagalliana subisce varianti e modulazioni in relazione ai rapporti culturali con il mondo parigino, con l'ambiente fauve, con l'ambiente culturale russo, che lo spingerà verso un severo realismo influenzato dal suprematismo di Malevich, alternando opere pervase da un morbido cromatismo di sfrenato timbro fantastico ad altre sofferte, drammatiche e cupe che, in concomitanza allo scoppio del secondo conflitto mondiale, assumeranno anche toni decisamente celebrativi nei temi e monumentali nelle dimensioni delle tele.

Pur nelle differenti declinazioni che il linguaggio di Chagall attraversa nel tempo, la sua pittura rimane comunque e sempre una pittura figurativa nella quale non vengono mai meno i riferimenti simbolici e culturali, da ricercare, nel caso del dipinto in esame, nella celebrazione della Pasqua ebraica e nella trama liturgica della settimana santa.
Il tema del "Cristo sul ponte" del 1951 è la crocifissione, una delle tante da lui eseguite, tema che comincia ad apparire nella sua opera come un simbolo della sofferenza nell'imminenza della seconda guerra mondiale, e che resterà fino alla fine della sua vita uno dei temi cardine per esprimere il dramma non solo degli ebrei, ma degli uomini tutti.
Chagall dipinge questa tela a guerra finita, sono passati alcuni anni, gli orrori della shoah sono ancora ben presenti, ma l'Europa si sta risollevando e lui, rientrato dalla sua fuga in America, stabilitosi in Provenza, a Saint-Paul-de-Vence, recupera le sue energie mentali e le profonde in un'attività intensa, in una creatività esuberante che riempie i suoi quadri di colore vibrante, che lo spinge verso nuove sperimentazioni, la scultura, la ceramica, il mosaico, il vetro.

Questo dipinto, però, è pressochè monocromo, pervaso dal colore come da un'onda morbida che abbraccia tutte le cose, animate ed inanimate, il viola, il colore della passione, quello che la simbologia cristiana associa alla penitenza ed al mistero della morte: e tutto, qui, è impregnato del senso della morte, unica forma che si distacca per una tonalità più chiara e luminosa è quella del Cristo, anche se la morte è un evento che si riferisce proprio a lui, solo a lui.

Con un gesto definitivo e drammatico, la croce divide la tela in tutta la sua altezza, dichiarando il tema dell' "attraversamento" tramite il Cristo verso la salvezza, ponendo il corpo del Cristo, la teofania pasquale, perentoriamente al centro della composizione, il bacino avvolto nel talled, scialle rituale della preghiera ebraica, elemento simbolico di frequente ricorrenza, le braccia distese a superare i confini della tela in un abbraccio simbolicamente rivolto all'umanità tutta. Attorno al Cristo si stringono alcune figure simboliche della cultura yiddish, la sposa, che gli è vicino e lo abbraccia, la sposa che nella tradizione cristiana è la Chiesa, l'uomo sulla scala, presente in altre crocifissioni, il violinista, tipico personaggio della comunità ebraica chassidica, l'ebreo errante, il gallo, capace di presagire infallibilmente l'alba e l'avvicinarsi della luce.
E infatti la luce sorge, dalla parte inferiore del dipinto si diffonde un alone luminoso che rivela in controluce la sagoma di un ponte: il significato intensamente simbolico dell'evento è sottolineato dal ponte stesso, a sua volta simbolo nel simbolo (pontem facere "ponte-fice"), dalla barca (la barca della vita) che lo attraversa portando in salvo sulla riva alcune persone, e dai due innamorati (l'amore che vince sempre) che si abbracciano sulla sommità del ponte.

Come sempre accade nelle opere di Chagall, dove il significato metaforico è una costante, ogni figura è allegoria, adombra la rivelazione di una realtà interiore profonda, di una emotività sofferta ed intensa che cerca di esprimersi nel lirismo di un linguaggio simbolico che placa la drammaticità del contenuto, trasformandolo in una sorta di qaddish dipinto.

"Chagall è un colorista molto dotato che si lascia trasportare là dove lo spinge la sua immaginazione mistica e pagana : la sua arte è molto sensuale": così dice il poeta Guillaume Apollinaire, che per primo davanti ai quadri di Chagall, nel suo atelier, usa il temine 'surnaturalisme' per individuare la caratteristica più spiccata della sua arte, felice ibridazione tra una figurazione narrativa ed onirica memore dell'arte popolare russa e della sua vena naïf, ed una raffinata ricerca intellettuale sulle acquisizioni delle avanguardie europee, nel linguaggio di un libero pensatore che afferma con forza il suo ebraismo, la sua umanità sensuale e terrena, che non vuol essere religioso, ma che riesce ad essere intensamente spirituale.

link:
Marc Chagall, 'Innamorati e fiori'


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