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La Pop Art ed il prodotto di consumo
di Vilma Torselli
pubblicato il 30/03/2007
L'oggetto banale ed anestetico, la vita della quotidianità come provocatorio tema dell'opera d'arte.
"Io dipingo sui problemi di come fare un'opera di pittura, sui problemi del vedere, del farne consapevole la gente, senza portargli la soluzione su un piatto d'argento."(Jim Dine)
Rauschenberg e Johns vengono unanimamente considerati come gli antesignani della Pop Art per la loro attenzione all'oggetto di recupero, banale e anestetico (Pop Art è abbreviazione di 'popular art', termine coniato dai critici inglesi Leslie Fielder e Reyner Banham per indicate l'universo dei mass media) e tuttavia, nelle loro opere, permane una sensibilità plastica e cromatica che denuncia una volontà estetica tendente al conseguimento di un risultato che abbia una sua valenza artistica, corrispondente ad un più o meno soggettivo concetto del "bello".

In effetti il movimento new-dada, che verrà poi definito Pop Art, ha caratteristiche più decisamente demistificatorie, kitsch, ironiche: per la prima volta l'artista pop pone al centro delle sue opere l'oggetto antiartistico per eccellenza, l'oggetto di consumo, prodotto in serie, creato dall'industria, lo stesso usato dalla pubblicità, esposto nei supermarket, o propone scene di vita comune dell'ambiente americano contemporaneo, elevando al rango di opera d'arte gli oggetti e le situazioni della quotidianità.

La Pop Art è un fenomeno essenzialmente americano, perchè anche quando collocato altrove, ha sempre avuto come ispirazione fondamentale a cui guardare l'America e l'american life, fatte salve le differenze anche notevoli tra gli artisti di luoghi diversi e anche tra gli stessi artisti americani.
Un importante personaggio nell'ambito della Pop Art americana è senz'altro Jim Dine, che esordisce come neo-dadaista sulla scia di Rauschenberg e Johns, utilizzando il collage, riconoscendo la sua sostanziale continuità con lo spirito dell'Espressionismo astratto, identificando l'aspetto più importante della sua opera nel porre i problemi, piuttosto che darne una soluzione: è presente, in questo artista, un certo sentimentalismo, volto al quotidiano e alla vita ordinaria, che lo differenziano in modo sostanziale da un altro grande rappresentante della Pop Art americana, Andy Warhol.
Dine fu uno dei primi artisti ad organizzare degli happenings, particolari rappresentazioni teatrali che offrivano allo spettatore una sorta di collage di sensazioni creato da suoni e da attori in movimento.

Con un passato di illustratore commerciale che, in qualche modo, lo familiarizza con una forma d'arte priva di stile e di emotività, Warhol approda naturalmente ad un linguaggio artistico nel quale viene abolita ogni impronta personale dell'artista e del suo lavoro manuale, evolvendo poi verso procedimenti meccanici che conferiscono all'opera una assoluta anonimità: inizia così il periodo delle sue celebri serigrafie di personaggi famosi, riproduzioni standardizzate tutte simili perchè, egli afferma, "tutti si presentano ed agiscono nello stesso modo, e si continuerà ad andare avanti sempre di più per questa strada."
Andy Warhol si dedicò anche alla cinematografia, producendo caratteristici films a camera fissa.

Altra significativa personalità di questo movimento è Roy Lichtenstein, che aderì alla Pop Art nel '61, con atteggiamento di contestazione verso tutti i movimenti artistici precedenti, tanto da dichiarare che l'idea era di "ottenere un quadro così spregevole che nessuno accettasse di appenderlo ad un muro."
Dapprima si ispiratosi al fumetto, Lichtenstein elabora poi un suo linguaggio raffinato e ricercato che esprime in realtà un'attenzione acuta nei confronti di un risultato in ogni modo artistico, che nel suo caso avrà toni talvolta monumentalistici, talvolta ossessivamente e ricercatamente culturali, tanto da sfiorare un certo manierismo.
Tra le attività di Lichtenstein va ricordata anche la scultura, nella quale tuttavia il suo linguaggio appare più debole e meno ispirato.

Un altro notevole rappresentante della Pop Art è Claes Oldenburg, svedese, con inizi artistici molto convenzionali, che, nel '59, comincia a dedicarsi alla scultura di oggetti presi dalla vita reale, cibi mummificati, composizioni di materiali di scarto, ispirandosi alle vetrine e alle insegne dei negozi americani: in seguito Oldenburg si caratterizzerà per la realizzazione di sculture rappresentanti attrezzi ed oggetti di dimensioni gigantesche, facendo della scala monumentale la sua più tipica originalità.
Altri artisti pop degni di nota sono Marisol Escobar, George Segal, Tom Wesselman e molti altri di minor rilievo.

La Pop Art riscatta l'oggetto di consumo facendone il protagonista dell'opera d'arte con fini demistificatori, con provocatoria ironia nei confronti della civiltà consumistica, imponendo alle masse una nuova lettura dell'oggetto prodotto industrialmente, e forse per queste ragioni, fra tutti i movimenti artistici del '900, la Pop Art è quello che più ha goduto del consenso popolare, quello in cui si attuò in qualche modo una convergenza tra le ali estreme della società: le masse da una parte e dall'altra la cultura d'avanguardia, con la sua trasgressiva celebrazione del modernismo industriale, della mancanza di stile, dell'omologazione consumistica, del distacco emotivo.

Il mondo artistico ufficiale, la critica più accreditata, furono per la verità meno tolleranti, almeno inizialmente, con gli artisti pop, tanto che Harold Rosenberg, in una sua durissima critica, notò, fra l'altro che"...la mano dell'artista non ha alcuna parte nell' evoluzione dell'opera, che è la semplice esecuzione degli ordini dell'ideatore (ma talvolta l'idea per un'opera viene dagli amici o dai protettori). Né la personalità dell'artista è coinvolta nel processo cerativo." (The anxious object).
In seguito le posizioni si ammorbidirono, ma il momento in cui la Pop Art venne assorbita ed integrata ne decretò automaticamente la fine, privandola del suo substrato polemico e del suo voluto distacco emotivo da ogni tipo di rapporto con la cultura contemporanea.

link:
Il metodo americano


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