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Il Primitivismo
di Vilma Torselli
pubblicato il 11/04/2007

Lo stato di natura, pervaso da una inarrivabile purezza mentale, lo stato evolutivo del selvaggio che asseconda le sole leggi naturali rappresenta la miglior condizione di vita possibile.

In senso generico, il termine Primitivismo si accompagna all'idea che l'uomo possa raggiungere uno stato vitale perfetto mantenendo le caratteristiche soggettive e sociali del primo periodo della storia umana, la mitica età dell'oro, rapportandosi da vicino con la natura ed esplicando i propri istinti secondo ritmi e pulsioni non artefatte dalle costrizioni della cosiddetta civiltà.
L'Illuminismo riprende con metodo questi principi generali, soprattutto nell'opera teorica di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), per il quale lo stato di natura, pervaso da una inarrivabile purezza mentale, lo stato evolutivo del selvaggio che asseconda le sole leggi naturali rappresenta la miglior condizione di vita possibile: si diffonde così il mito del "buon selvaggio", che agisce solo secondo il proprio istinto, in armonia con la realtà e quindi in giustizia e correttezza morale.
Il Primitivismo proclama quindi la necessità di una liberazione dell'uomo dalla civiltà, intesa come costrizione innaturale della spontaneità e della libertà individuale ed auspica un ritorno alla genuinità perduta.

L'arte del '900, che si affaccia con sguardo indagatore e critico sull'effimero benessere dei consumi, non è indifferente a questi affascinanti postulati, la libertà è per ogni artista la prima condizione per esprimersi, e perciò si rivolge, alla ricerca delle originarie fonti ispirative, ai popoli primitivi, sia africani che oceanici, nei quali è rimasta intatta la struttura culturale primordiale e per i quali le tecniche esecutive sono rimaste incontaminate dal tecnicismo e dall'artificialità della civiltà moderna.
L'artista primitivista crea assecondando una personale pulsione emotiva confluente in una comunicazione immediata e sintetica, di grande efficacia pur nell'estrema esiguità dei mezzi, al di là delle convenzioni formali, sotto il predominio dell'istinto, in un linguaggio arcaico e primitivo dallo stile semplificato: in architettura, in scultura ed in pittura, sia la scelta delle tematiche che l'adozione delle tecniche più idonee risentono di queste aspirazioni ad una semplicità d'altri tempi, alla ricerca di veridicità e rinnovamento del linguaggio, anche se poi prevarranno posizioni opposte, astratte e decisamente antimimetiche, soprattutto nella ricerca cubista.

Oltre al Cubismo, anche altri movimenti del primo '900 subiscono il fascino dell'art negre, è il caso del Fauvisme, con de Vlaminck e Derain che dividono l'atelier di Chatou, attenti soprattutto alla possente espressività cromatica per risultati fortemente emotivi, mentre gli artisti di matrice espressionista di area 'Die Brücke' come Nolde e Kirchner privilegiano l'accento 'esotico' espresso attraverso la semplificazione dei piani e l'antinaturalismo delle proporzioni.
Anche Picasso, contagiato da Gauguin, primo a lasciarsi conquistare dall'arte oceanina, attraversa una fase primitivista, attorno al 1906, per raggiungerne la massima espressione nella elaborazione pittorica di "Les Demoiselles d'Avignon", eseguito nell'autunno del 1907: come lui subiscono la suggestione della cultura primitiva anche Matisse e Modigliani, fino ad arrivare all'art brut di Jean Dubuffet.
In scultura vanno ricordati in Italia, dove il filone primitivista arriva dalla frequentazione dell'ambiente parigino sostenuto poi da Novecento, Aligi Sassu, Arturo Martini, Pietro Cascella, mentre si distingue per un primitivismo minimalista di essenziale semplificazione del volume il rumeno Costantin Brancusi.

Il Primitivsmo, non un vero e proprio movimento, ma una tendenza trasversale comune a molti artisti di diversa estrazione, ha un carattere inevitabilmente intellettualistico ed ideologico pur nella spasmodica ricerca di semplicità e naturalezza espressiva, poichè l'opera primitivista è comunque frutto di un consapevole atto creativo con finalità estetiche precise e determinate a priori, ben lontano dal gesto istintivo ed inconscio del selvaggio: il Picasso che realizza, dopo ripetute prove, le sue demoiselles non è certo un istintivo privo di cultura, è un intellettuale che vuole imitarne i modi espressivi.
Il Primitivismo resta dunque un sogno irrealizzato, come ci insegna la vita di Gauguin, postimpressionista, simbolista, primitivista, arcaista, che visse la sua esistenza all'inseguimento della vita primordiale, ".... la vita all'aria aperta, e tuttavia intima, tra ruscelli ombrosi e con le donne cinguettanti in un immenso palazzo decorato dalla natura, con tutte le ricchezze che Tahiti racchiude ......... tutti questi colori favolosi, quest'aria infuocata, ma raccolta, silenziosa", senza tuttavia sottrarsi ad un "sogno metafisico" squisitamente cerebrale ed inevitabilmente indirizzato alla più pura astrazione.

* articolo aggiornato il 26/11/2014

link:
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