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Roma, Matisse. Arabesque
di Vilma Torselli
dal 4 marzo al 21 giugno 2015
"La preziosità o gli arabeschi non sovraccaricano mai i miei disegni, fatti sul modello, perché quei preziosismi e quegli arabeschi fanno parte della mia orchestrazione del quadro.  Ben collocati, suggeriscono la forma o l’accento dei valori necessari alla composizione del disegno" (Henri Matisse)

A Roma una grande antologica a cura di Ester Coen presenta 100 opere di Henri Matisse, dipinti, disegni e grafiche esposti in 10 sale, provenienti dai più prestigiosi musei del mondo, MoMA, Guggenheim, Hermitage, Centre Pompidou, Tate Gallery, Orangerie ed altri musei di Washington e Philadelphia.

Tema conduttore, come già il titolo della mostra anticipa, la particolare predilezione di Matisse per i motivi arabescati dei tappeti e dei tessuti d'arredamento esotici, orientali ed africani, in sintonia con la sua tendenza alla rappresentazione bidimensionale dell'immagine, nella quale la stilizzazione delle forme permette di raggiungere quella semplificazione segnica raffinatamente decorativistica che lo distingue dagli altri artisti fauve.

I viaggi in Marocco - scrive Matisse - mi hanno aiutato ad effettuare il necessario cambiamento, e mi hanno riportato a più stretto contatto con la natura. Questo è più di quanto mi fosse consentito dall’applicazione di una teoria viva, come quella del Fauvismo”, movimento nell'ambito del quale egli occupa un posto del tutto particolare, assorbendone, entro un linguaggio decisamente più meditato e ricercato, il tratto vivacemente cromatico che arricchisce di insolite tonalità del verde e dell'azzurro derivate dalla pittura persiana.

L'Orientalismo, il viaggio, l'esplorazione dell'altrove, il colonialismo, l'esotismo, il Primitivismo sono temi che si intrecciano nell'arte non solo visiva dell'inizio '900 (molte delle opere esposte sono state eseguite nei primi decenni del secolo, specie negli anni 1911/14), temi che Matisse approfondisce viaggiando verso est, Marocco, Russia, Africa, Asia, visitando mostre, raccogliendo oggetti, rendendosi conto del fascino esercitato sul suo immaginario da quelle culture.
Dice al critico Gaston Diehl "La révélation m'est venue d'Orient", dichiarando la sua suggestione per il potere evocativo di quel mondo lontano che in qualche modo sente appartenergli: “La preziosità o gli arabeschi non sovraccaricano mai i miei disegni, fatti sul modello, perché quei preziosismi e quegli arabeschi fanno parte della mia orchestrazione del quadro.  Ben collocati, suggeriscono la forma o l’accento dei valori necessari alla composizione del disegno.”
Nascono così molti dipinti dove l'elemento decorativo e ornamentale diventa pretesto per eleganti composizioni di interni, delicati scorci vagamente intimisti di controllata armonia entro spazi privi di profondità prospettica, alla maniera bizantina, articolati in piani bidimensionali percorsi da decori astratti.
La sensibilità occidentale e moderna di Matisse, memore della formazione culturale accanto al maestro Gustave Moreau, rielabora in chiave simbolista motivi di una antica cultura aniconica, raggiungendo esiti di raffinata spiritualità.

"Matisse. Arabesque"
Roma, Scuderie del Quirinale, Via XXIV Maggio 16
dal 4 marzo al 21 giugno 2015


link:
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