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Amedeo Modigliani, "Marie"
di Vilma Torselli
pubblicato il 30/04/2007
Il racconto della tragedia individuale di un artista solitario, colto, disperato, vittima delle sue passioni.

Amedeo Modigliani (1884-1920) è un artista particolare, un solitario, non inquadrabile in alcuna corrente e che non diede vita a nessuna corrente, non omologabile, ancora oggi avvolto da un alone di leggenda, quella di "artista maledetto" (il suo soprannome, Modì, suona come il francese maudit), bohemien, alcolizzato, trasgressivo, violento.

Assieme ad altri artisti come lui indipendenti da movimenti ufficiali e strutturati, quali Soutine, Rouault, Utrillo, Modigliani sarà in seguito ricordato come esponente della "Scuola di Parigi".

Italiano di Livorno, Modigliani sviluppa il suo talento nella Parigi di inizio '900, capitale dell'arte e della cultura avanguardista, a contatto di amici quali Marc Chagall, Pablo Picasso, Max Jacob, Georges Braque, Jean Cocteau, Cezanne e di tutto l'ambiente fauve, trasferendo nella pittura ogni suo interesse, nonostante un esordio artistico nel campo della scultura, dove la sua opera appare influenzata dalla frequentazione dell'amico Constantin Brancusi.
Dello scultore egli conserva la percezione della solidità della forma, la capacità di sintesi volumetrica e lineare, un sicuro senso plastico dell'immagine che si traducono nella particolare densità cromatica dei suoi dipinti, popolati da forme piatte e corpose, semplificate entro contorni ben definiti.
Particolarmente interessato al disegno, Modigliani scrive nel 1902 :"L’arte del disegno non deve perire, la sua fine significherebbe la fine dell’arte stessa", e la base del suo dipingere è proprio il segno, sicuro, incisivo, capace di delimitare la forma in modo semplice e perentorio, come in questo ritratto di " Marie, fille du peuple", del 1918.

L'attenzione per la forma, un dichiarato desiderio di schematizzazione geometrica, la ricerca di un ordine dei piani, lasciano intuire la sua ammirazione per Cezanne, anche se in lui il pathos è più evidente, incontrollato e predominante, mentre particolari versioni cromatiche rimandano più specificatamente a Matisse o a Gauguin.

L'interesse di Modigliani ci incentra su un pressochè unico tema, la figura umana, il ritratto ed il nudo, perchè è l'uomo, con i suoi sentimenti e le sue passioni, ciò che interessa a questo artista angosciato, autodistruttivo, solo contro tutti e contro il mondo, che cerca se stesso nell'enigmatica fissità dei volti che dipinge, nell'ambiguità dei loro inquietanti occhi a fessura, senza pupille.

In un linguaggio formale di composta solennità quasi classica, reinterpretata in chiave moderna, Modigliani esprime una capacità di osservazione psicologica minuziosa, volta a svelare il mistero celato nei volti impassibili dei suoi personaggi, dai tratti allungati in modo abnorme in una elegante stilizzazione, nei corpi femminili esposti senza pudore, sublimati da un grande senso estetico della composizione, da linee raffinate, da una nobiltà "manieristica" memore delle sue radici italiane, del Rinascimento, della pittura macchiaiola della sua Toscana: non a caso qualcuno ha definito Modigliani "una sorta di Botticelli negro".

La poesia di Modigliani è affidata proprio al delicato accordo tra la purezza stilistica e la passionale carnalità dei suoi personaggi, nel precario equilibrio tra un retaggio culturale complesso ed una sensibilità umana istintiva, profonda e lirica.

Senza pretese di universalità, l'opera di Modigliani esprime il dramma di un uomo solo, unico protagonista di una tragedia individuale breve e intensa che ha prodotto lo stile personale inimitabile ed inimitato di un artista più ammirato che amato, colto, curioso, sensuale, appassionato, geniale, disperato e autodistruttivo: muore, infatti, prematuramente, consumato dalla sua stessa genialità creativa, dalla malattia e dalla droga.

* articolo aggiornato il 18/08/2014

 
 
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