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"Die Brücke" (Il Ponte)
di Vilma Torselli
pubblicato il 23/01/2007
L’Espressionismo tedesco non è un movimento unitario ed omogeneo, ma si svolge attraverso diversi movimenti artistici organizzati, che si possono considerare separatamente per distinte aree geografiche.


Ernst Ludwig Kirchner - "Ragazze che si bagnano", 1909
Museo d'arte moderna di Lugano -

"Die Brücke" (Il Ponte), fondato nel 1905 a Dresda, in Sassonia, contemporaneo dei francesi Fauves, è il nome che assume il primo gruppo di artisti che verrà poi assimilato al movimento Espressionista tedesco, che ritengono loro missione costruire un ponte fra l'artista ed il mondo, un ponte simbolico che traghetti la cultura artistica dal convenzionalismo e accademismo lassista e decadente della società contemporanea verso nuovi modi

espressivi, più aderenti ad istanze ormai pressanti ed ineludibili.
L'intenzione di questi artisti è quella di realizzare un nuovo rapporto tra arte e condizione umana, secondo un'ideologia di matrice populista, scopo dichiarato è “attirare a sé tutti gli elementi rivoluzionari e in fermento”, per riuscire a sovvertire le vecchie regole convenzionali e realizzare le loro opere attraverso la “spontaneità dell’ispirazione”, ciascuno secondo il proprio temperamento, realizzando in realtà, per la vicinanza fisica tra i vari membri che lavoravano spesso gomito a gomito, una produzione sostanzialmente omogenea.
I fondatori del movimento sono quattro studenti di architettura, Kirchner, Heckel, Bleyl e Schmidt-Rottluff, ai quali si uniscono, nell'anno seguente, altri artisti tra cui Nolde, Pechstein, Van Dongen e Müller.
Determinante per questo gruppo è la conoscenza dell'attività di Edvard Munch, che in quel periodo dipinge un suo celebre quadro, 'Il grido', subito gratificato da largo consenso dagli artisti contemporanei.

Nonostante la spinta iniziale che coinvolge gli entusiasmi di tutti, tuttavia i vari componenti del gruppo di "Die Brücke" non saranno in seguito sempre in pieno accordo tra loro, specie sul piano ideologico, tanto che alcuni, come Nolde, Bleyl e Van Dongen, finiscono per uscire dal sodalizio con diverse motivazioni, mentre Pechstein ne viene addirittura espulso.

Nato da un preciso atteggiamento di rivolta, il linguaggio di questi artisti si connota subito per i suoi toni fortemente emotivi, mediati da colori vivaci e da contrasti cromatici violenti, da un segno incisivo e fortemente aggressivo, da contorni semplificati e pesanti e da un'aspra deformazione della figura, sciolta da qualsiasi riferimento naturalistico e tesa ad esplorare i territori del "brutto", una deformazione che esprime formalmente la pressione che l'artista esercita sulla realtà, per farne sgorgare l'essenza interiore e nascosta.
Sotto la spinta di studi su nuove tematiche, quale ad esempio la psicanalisi, gli artisti espressionisti si convincono che gli aspetti visibili della realtà sono ingannevoli ed aleatori e che quindi è impresa vana conoscere e descrivere il reale, orientandosi così alla ricerca di soluzioni che superino la mera registrazione delle apparenze operata attraverso l'occhio e l ’esperienza fisica del quotidiano, in polemica con il sostanziale descrittivismo dell'Impressionismo.

I colori, che gli espressionisti diluiscono con la benzina, permettono una stesura rapida per l'immediata essicazione del colore, a tratti nervosi e brevi, fatti in punta di pennello: i temi rappresentati sono solitamente presi dalla vita e dalla strada, l’opera non si pone l'obiettivo di riprodurre l'immagine, ma di materializzarla direttamente sulla tela, il pittore non deve necessariamente scegliere il colore secondo il criterio della verosimiglianza, ma nella massima libertà, a seconda del significato che egli attribuisce al colore stesso.
L'uso del colore come mezzo per esprimere e rivelare gli stati d'animo interiori e soggettivi aveva, nel recente passato, illustri precedenti quali Van Gogh, Gauguin, i Fauves, Munch, come già detto in precedenza, e Ensor, ma negli artisti espressionisti assume anche una funzione antinaturalistica e antiedonistica, in chiave antimpressionista.
Ne risulta un linguaggio complessivamente rude, volutamente primitivo ed emotivo, passionale, a denuncia di una sofferenza morale che si esprime tramite il segno e il colore e comunica l'esperienza emozionale e spirituale della realtà e il disagio interiore provocato dal contrasto tra gli ideali umani e la reale condizione dell'uomo.
Molti artisti del gruppo si dedicarono all'incisione, soprattutto xilografica, pubblicando per vari anni cartelle delle loro opere, ritenendo che questa forma artistica esprimesse con particolare forza la fatica del gesto, e quindi della creazione dell'opera d'arte, e l'ideale continuità con l'antica tradizione popolare tedesca delle stampe.

Con il trasferimento a Berlino di Kirchner, nel 1911, ed in seguito degli altri artisti del "Die Brücke", si apre un secondo periodo, nel quale si disgrega l'iniziale uniformità stilistica che aveva caratterizzato il gruppo ed ogni artista persegue un suo stile personale: ciò comporta lo scioglimento del "Die Brucke", nel 1913, coincidente con lo scoppio della prima guerra mondiale, salutata con entusiasmo dagli stessi artisti come mezzo catartico di rinnovamento spirituale.

 




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