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espressivi, più aderenti ad istanze ormai pressanti
ed ineludibili.
L'intenzione di questi artisti è quella di realizzare
un nuovo rapporto tra arte e condizione umana, secondo un'ideologia
di matrice populista, scopo dichiarato è attirare
a sé tutti gli elementi rivoluzionari e in fermento,
per riuscire a sovvertire le vecchie regole convenzionali
e realizzare le loro opere attraverso la spontaneità
dellispirazione, ciascuno secondo il proprio temperamento,
realizzando in realtà, per la vicinanza fisica tra
i vari membri che lavoravano spesso gomito a gomito, una produzione
sostanzialmente omogenea.
I fondatori del movimento sono quattro studenti di architettura,
Kirchner, Heckel, Bleyl e Schmidt-Rottluff, ai quali si uniscono,
nell'anno seguente, altri artisti tra cui Nolde, Pechstein,
Van Dongen e Müller.
Determinante per questo gruppo è la conoscenza dell'attività
di Edvard Munch, che in quel periodo dipinge un suo celebre
quadro, 'Il grido', subito gratificato da largo consenso dagli
artisti contemporanei.
Nonostante la spinta iniziale che coinvolge gli entusiasmi
di tutti, tuttavia i vari componenti del gruppo di "Die
Brücke" non saranno in seguito sempre in pieno accordo
tra loro, specie sul piano ideologico, tanto che alcuni, come
Nolde, Bleyl e Van Dongen, finiscono per uscire dal sodalizio
con diverse motivazioni, mentre Pechstein ne viene addirittura
espulso.
Nato da un preciso atteggiamento di rivolta, il linguaggio
di questi artisti si connota subito per i suoi toni fortemente
emotivi, mediati da colori vivaci e da contrasti cromatici
violenti, da un segno incisivo e fortemente aggressivo, da
contorni semplificati e pesanti e da un'aspra deformazione
della figura, sciolta da qualsiasi riferimento naturalistico
e tesa ad esplorare i territori del "brutto", una
deformazione che esprime formalmente la pressione che l'artista
esercita sulla realtà, per farne sgorgare l'essenza
interiore e nascosta.
Sotto la spinta di studi su nuove tematiche, quale ad esempio
la psicanalisi, gli artisti espressionisti si convincono che
gli aspetti visibili della realtà sono ingannevoli
ed aleatori e che quindi è impresa vana conoscere e
descrivere il reale, orientandosi così alla ricerca
di soluzioni che superino la mera registrazione delle apparenze
operata attraverso l'occhio e l esperienza fisica del
quotidiano, in polemica con il sostanziale descrittivismo
dell'Impressionismo.
I colori, che gli espressionisti diluiscono con la benzina,
permettono una stesura rapida per l'immediata essicazione
del colore, a tratti nervosi e brevi, fatti in punta di pennello:
i temi rappresentati sono solitamente presi dalla vita e dalla
strada, lopera non si pone l'obiettivo di riprodurre
l'immagine, ma di materializzarla direttamente sulla tela,
il pittore non deve necessariamente scegliere il colore secondo
il criterio della verosimiglianza, ma nella massima libertà,
a seconda del significato che egli attribuisce al colore stesso.
L'uso del colore come mezzo per esprimere e rivelare gli stati
d'animo interiori e soggettivi aveva, nel recente passato,
illustri precedenti quali Van Gogh, Gauguin, i Fauves, Munch,
come già detto in precedenza, e Ensor, ma negli artisti
espressionisti assume anche una funzione antinaturalistica
e antiedonistica, in chiave antimpressionista.
Ne risulta un linguaggio complessivamente rude, volutamente
primitivo ed emotivo, passionale, a denuncia di una sofferenza
morale che si esprime tramite il segno e il colore e comunica
l'esperienza emozionale e spirituale della realtà e
il disagio interiore provocato dal contrasto tra gli ideali
umani e la reale condizione dell'uomo.
Molti artisti del gruppo si dedicarono all'incisione, soprattutto
xilografica, pubblicando per vari anni cartelle delle loro
opere, ritenendo che questa forma artistica esprimesse con
particolare forza la fatica del gesto, e quindi della creazione
dell'opera d'arte, e l'ideale continuità con l'antica
tradizione popolare tedesca delle stampe.
Con il trasferimento a Berlino di Kirchner, nel 1911, ed
in seguito degli altri artisti del "Die Brücke",
si apre un secondo periodo, nel quale si disgrega l'iniziale
uniformità stilistica che aveva caratterizzato il gruppo
ed ogni artista persegue un suo stile personale: ciò
comporta lo scioglimento del "Die Brucke", nel 1913,
coincidente con lo scoppio della prima guerra mondiale, salutata
con entusiasmo dagli stessi artisti come mezzo catartico di
rinnovamento spirituale.
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