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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: La linea curva
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"Der Blaue Reiter" (Il cavaliere azzurro)
di Vilma Torselli
pubblicato il 23/01/2007
Tendenza all'astrazione e fuga dal reale attraverso la ricerca dell'essenza dell'io e della natura.


Vassilij Kandinskij
gouache su tela - 1935

Nel 1911 Vassilij Kandinskij, con Franz Marc, fonda a Monaco "Der Blaue Reiter", nome derivato dall’amore di Kandinskij per l’immagine dei cavalieri delle fiabe e dall'ammirazione estetica che Marc aveva verso i cavalli: amando ambedue il colore azzurro, pensano di abbinare i due spunti, dando vita, con questa poetica definizione, ad un movimento inizialmente senza un preciso programma, sostanzialmente ad orientamento spiritualistico.
L'intenzione è quella di fondere organicamente tendenze artistiche varie, ma accomunate, appunto, da istanze di tipo spiritualista e simbolista, i movimenti che vi convergono sono quelli nei quali il concetto di arte è nettamente separato da ogni tendenza naturalistica, dove la definizione della forma è determinata da impulsi interiori, dalla soggettività dell'artista, ed attuata spesso attraverso linee ed accostamenti cromatici ispirati alla musica.

A grandi linee si può dire che si affermi una fondamentale tendenza all'astrazione, all'arte non figurativa (mentre l'Espressionismo in generale resta una corrente figurativa), che verrà di lì a breve teorizzata da Kandinskij come possibilità non già di allontanarsi dal reale, ma di immergersi nell’io, trovando così un contatto profondo con la realtà: viene in questi termini riproposta la necessità di attuare un rinnovamento in senso anticlassico dell'arte affermando la vittoria dell'irrazionalismo di tipo orientale sul razionalismo occidentale.

Non a caso molti degli artisti che aderiranno a "Der Blau Reiter" sono tutti di derivazione romantica e si esprimono in un linguaggio potentemente soggettivo, con una visione del reale assolutamente lontana dalla percezione ottica, artisti che, come altri prima e dopo di loro, Cezanne, Van Gogh, Manet, Gauguin, Ernst, Picabia, Dalì, sentono l'esigenza di introdurre nella propria pittura il non-conforme, il non-convenzionale, che oltrepassa i canoni visivi dominanti nel loro tempo.
L'arte diventa così rivelazione, creazione e non rappresentazione del mondo reale.
Per gli artisti di "Der Blau Reiter" il colore ha in sé la forza per far emergere la segreta essenza della realtà, captata ed espressa attraverso la propria soggettività, per un'esigenza interiore dell'artista, per un potente desiderio di libertà, affermando così una concezione radicalmente nuova, in Europa, dell'arte come linguaggio universale che non conosce confini, nè costrizioni, nè stili.
La prima mostra del gruppo "Der Blau Reiter" si tiene a Monaco, presso la Galleria Tannhäuser, nel dicembre del 1911.

Nel 1912 Kandinskij e Marc si impegnano nella stesura di un documento, un almanacco, che resterà nel tempo come un fondamentale documento della moderna estetica, nel quale si scrive di arte, di pittura, di musica, di un'arte nuova ed universale che fonde suono e colore, che non vuole rappresentare niente, ma lasciar vibrare l'anima, e nel quale vengono presentate affiancate, sempre in nome dell'universalità dell'arte, espressioni grafiche eterogenee come disegni infantili e dipinti orientali, sculture africane, quadri classici e mosaici bizantini.
Gli espressionisti di "Der Blaue Reiter" rientrano in una poetica della protesta e dell'evasione che è caratteristica dell'epoca (alla base anche del movimento di Die Brucke), una fuga, però, che non è indirizzata al di fuori di sé, aspirando al recupero di una purezza primigenia insita nella natura, come per certi aspetti accade in Die Brucke, ma è volta alla propria interiorità, ad un io soggettivo, ad un'essenza spirituale della natura nella quale è riposta la verità di ogni artista.

Scrive Franz Marc: "Ogni cosa ha il suo involucro e il suo nocciolo, apparenza ed essenza, maschera e verità...... Che cosa ci ripromettiamo dall’arte astratta? E’ il tentativo di far parlare, invece della nostra anima eccitata dall’immagine del mondo, il mondo stesso...... L’apparenza è sempre piatta, ma allontanatela, allontanatela completamente dal vostro spirito – immaginate che né voi, né la vostra immagine del mondo esistano più - e il mondo rimane nella sua vera forma, e noi artisti intuiamo questa forma; un demone ci concede di vedere tra le fessure del mondo, e ci conduce in sogno dietro la sua variopinta scena.

Vassylij Kandinskij è la figura decisamente più rappresentativa del movimento: in età matura, a quarantaquattro anni, riordina le sue teorie in un trattato sulla spiritualità dell'arte ("Ueber das Geistige in der Kunst" (Della spiritualità nell’arte),1910), nella scia di uno spiritualismo di stampo neoromantico secondo il quale l'arte attua un passaggio dalla materia all'espressione astratta di pura visione: analogamente la storia dell'umanità, compiendo un cammino parallelo, si svolge progressivamente dal materialismo allo spiritualismo.
Il rapporto tra arte e società si legge tutto in questa frase di Kandinskij: "Quanto più questo mondo diventa spaventoso (com’è appunto il mondo di oggi) tanto più l’arte diventa astratta, mentre un mondo felice crea un’arte realistica”.

Altri esponenti del "Der Blau Reiter" furono Gabriele Münter, Alfred Kubin, Franz Marc e Auguste Macke, a cui si unirono sia pure con posizioni diverse, Paul Klee, Campendonck e Feininger.

* articolo aggiornato il 22/06/2014

link:
L'Astrattismo lirico di Vassilij Kandinskij

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