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Paul Cezanne - "Mont Sainte-Victoire"
di Vilma Torselli
pubblicato il 11/04/2007

L'abolizione del punto di vista unico, la lettura della realtà attraverso schemi geometrici nella pittura di Cezanne, anticipatore della poetica cubista.
Paul Cezanne (1839-1906) dipinge questo quadro, il "Mont Sainte-Victoire" visto da Bellevue nel 1885, in pieno Impressionismo, movimento al quale aveva aderito, partecipando alla mostra inaugurale del 1874.
La luce soffusa che avvolge l'immagine illumina una composizione composta, ferma, solida ed ordinata, nella quale i piani, soprattutto verticali, si dispongono in modo organico e preciso, secondo una costruzione dell'insieme che vuole analizzare da più punti di osservazione il soggetto nella sua struttura profonda.
Esiste in Cezanne una visione prospettica, ma l'osservazione avviene da angoli visivi diversi, con spostamenti del punto di vista a volte minimi, e neppure percepibili ad un primo sguardo, ma che di fatto demoliscono il principio fondamentale della prospettiva: l’unicità del punto di vista.
Le regole della rappresentazione prospettica vengono scoperte e teorizzate dal Rinascimento italiano, acquisendo un ruolo determinante e condizionante sul modo di fare e guardare l'arte e l'architettura in tutto il periodo seguente, solo recentemente l'utilizzo del computer, per esempio nella progettazione architettonica, ha fatto scoprire possibilità creative impensate solo fino a pochi anni fa, quando la strumentazione stessa a disposizione del progettista indirizzava verso soluzioni rigidamente prospettiche. Ne sono esempio le strutture di Frank Gehry, che non sarebbe stato possibile progettare senza il creativo utilizzo di un software della Dassault Systemes, Catia, preso in prestito dall'ingegneria automobilistica ed aerospaziale ed adattato alla progettazione architettonica divenendo Catia Digital Project.

A proposito della gabbia prospettica che per tanti anni ha guidato e condizionato l'inventiva di architetti peraltro geniali ed innovativi, dice Bruno Zevi: "Il nemico, l'oppressore, era la prospettiva, questo concetto di rappresentazione che ha soggiogato intere generazioni dall'inizio del Rinascimento...", e Cezanne, che pare capirlo più di cent'anni prima di noi, se ne libera con un vero colpo di genio.

Un altro punto fondamentale della ricerca di Cezanne è l'intenzione di trovare in qualche modo una lettura geometrica della realtà che conferisca chiarezza e leggibilità all'immagine, tanto che egli suggerisce, in una lettera inviata ad un giovane pittore, di guardare la natura attraverso "il cilindro, la sfera, il cono", elementi geometrici elementari in grado di facilitare una semplificazione delle forme che mantenga al tempo stesso solidità e profondità alla rappresentazione.

Paul Cézanne, primo decostruttore della forma dall’interno, distruttore del punto di vista unico, pone importanti premesse che verranno riprese e sviluppate nel cubismo analitico e sintetico e che si ritrovano, all’inizio del ‘900, in un importante filone dell’architettura basato sulla ricerca della verità strutturale della forma architettonica attraverso un approccio analitico e matematico alla realtà , il Razionalismo, di cui è fondatore Le Corbusier,: egli stesso si esprimerà, alcuni decenni dopo, utilizzando termini molto simili a quelli di Cezanne definendo l'architettura come "jeu savant, clair et magnifique des volumes sous la lumière" .

Per questa via Cezanne propone per la prima volta una realtà analizzata intellettualmente secondo una logica non naturalistica, ed è facile capire come i giovani artisti del movimento cubista, primo fra tutti Picasso, siano stati colpiti dall'opera di Cezanne quando, dopo la sua morte venne organizzata nel 1906 una grande mostra retrospettiva: avevano davanti ciò che da sempre ricercavano, l'esempio di una realtà non copiata ma costruita ed espressa attraverso la ricerca dei suoi aspetti essenziali, eterni, sovrasensoriali, pensata con la mente in tutte le sue varianti possibili, che l'occhio non può percepire contemporaneamente.
Su questo ricerca, che col tempo divenne il tema fondamentale per l'artista, osserva molto pertinentemente Marco Vozza:"Alla luce del principio di indeterminazione di Heisenberg, lo scienziato osserva il comportamento degli elettroni allo stesso modo in cui Cezanne pose il suo cavalletto di fronte alla Saint-Victoire, consapevole dell'inevitabile relazione di incertezza determinata dal suo punto di osservazione".

Il "Mont Sainte-Victoire" rappresenta il superamento definitivo, da parte di Cezanne, del modello impressionista, soprattutto da quello proposto da Monet nelle sue ultime opere, ossessive ripetizioni del suo giardino di Giverny, dove l'interesse per la luce diventa fine a se stesso, vero tema del dipinto (indipendentemente dal soggetto che è mero pretesto) e costituisce una significativa anticipazione di ciò che farà il Cubismo nella sua scomposizione della forma.

Sul piano formale, si può osservare come il trattamento del colore sia in Cezanne assai diverso da quello degli impressionisti: questi ultimi utilizzavano i sette colori risultanti dalla scomposizione della luce per rappresentare forme dai contorni indefiniti permeate di luce, mentre Cezanne utilizzava ben diciotto colori - un nero, tre blu, tre verdi, cinque gialli, sei rossi - e varie lacche, che gli permettevano di ottenere speciali effetti di trasparenza.
Cézanne, inoltre, non mescolava tra loro i colori, ma preparava sulla tavolozza i pigmenti puri che applicava con tocchi separati, mescolandoli all'occorrenza direttamente sulla tela, ricercando effetti tono su tono che restituissero impressioni non solo visive, ma anche tattili e volumetriche.
E' inevitabile riconoscere in ciò significative anticipazione della tecnica pittorica del Divisionismo italiano o del pointillisme francese, se non addirittura del Futurismo, consacrando definitivamente Paul Cezanne padre spirituale delle avanguardie europee che da lì a pochi anni sconvolgeranno il mondo dell'arte cambiandolo per sempre.


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