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Franz Marc, "La tigre"
di Vilma Torselli
pubblicato il 17/05/2007
Cultura romantica, influssi cubisti e fauve, espressionismo lirico tendente all'astrazione nell'opera di uno dei fondatori di "Der blaue Reiter", svolta decisiva dell'Espressionismo tedesco verso un orientamento spiritualistico di tipo simbolista.
Franz Marc (1880-1916) tedesco bavarese, è un pittore dalla vita e dalla carriera brevi ed intense che si sono intersecate con avvenimenti cruciali della storia del '900: di tendenza espressionista, aderente alla Neue Künstlervereinigung, realizza la sua esperienza più importante assieme a Vassilij Kandinskij, nella fondazione di "Der blaue Reiter", corrente che segna una svolta decisiva dell'Espressionismo tedesco verso un orientamento spiritualistico di tipo simbolista che afferma la possibilità, per l'artista, di un totale distacco dalla realtà, importante premessa allo sviluppo di un'arte assolutamente astratta.
Kandinskij sarà infatti il primo artista a realizzare, nel 1910, un acquerello totalmente astratto, mentre lo stesso Marc scrive: "......L’apparenza è sempre piatta, ma allontanatela, allontanatela completamente dal vostro spirito – immaginate che né voi, né la vostra immagine del mondo esistano più - e il mondo rimane nella sua vera forma, e noi artisti intuiamo questa forma; un demone ci concede di vedere tra le fessure del mondo, e ci conduce in sogno dietro la sua variopinta scena.”

La componente spirituale è molto evidente in Marc, che aveva da giovane intrapreso studi teologici per divenire pastore calvinista, assecondando la sua propensione verso una concezione filosofico-religiosa della vita con un concetto dell'arte sostanzialmente mistico, intesa come strumento intellettuale attraverso il quale giungere alla rappresentazione dello spirito.
Nella poetica di Marc convergono influssi molteplici e diversi, tradizionali e avanguardisti: la radice romantica che permea tutta la cultura tedesca, l'influsso dell'ambiente artistico parigino di tendenza impressionista e fauve, l'intenso colorismo del cubismo orfico di Delaunay e quello violento e liberatorio di Vincent van Gogh, fino all'incontro con Kandinskij che lo spingerà decisamente verso una pittura simbolista ed astratta. Con qualche riluttanza, però, poiché Marc non abbandona mai la figurazione, anche se tende ad una progressiva essenzialità del segno e ad una elaborazione cromatica funzionale ad una versione cubista della forma, scomposta e semplificata in elementi sempre meno descrittivi.

La natura, paesaggi, boschi, fiumi, resta la principale fonte ispirativa di Marc, e con essa gli animali che la popolano e che acquisiscono via via importanza sempre maggiore fino a divenire soggetto protagonista di molti dipinti: fiere, mucche, volpi, scoiattoli, scimmie, ciascuno con le loro caratteristiche salienti, potenti o leggiadri, fragili o feroci, incarnano le forze del cosmo, metafora di un ordine superiore insito nella natura, manifestazioni simboliche di una naturalità primigenia, pura, incontaminata, tramite perfetto tra l'uomo ed il resto del creato.

La forma animale, in questo "La tigre" del 1912, olio su tela ora alla Stadtische Galerie im Lenbachhaus a Monaco, come negli altri sullo stesso tema, è compatta e solida, analizzata nelle sue componenti geometriche, alla maniera cubista, tuttavia sciolta e vivace per il trattamento del colore del quale l'artista evidenzia le possibilità di comunicazione emotiva, secondo lo stile fauve, alla ricerca degli effetti psicologici legati alla fisiologia della percezione cromatica, facendo presagire un cammino verso la dissoluzione e l'astrazione della forma che non avrà modo di completare: cade infatti sul fronte militare di Verdun, a soli 37 anni, terminando così tragicamente la sua vita e la sua storia.

Ci resta di lui la produzione di una decina d'anni, dipinti venati di ingenuo lirismo, di una sensualità innocente, con ripetuti accenni ad una ricerca di purezza morale vagamente ossessiva, specchio di una vita interiore ricca ed attentamente scandagliata che la sorte interromperà drammaticamente, lasciandoci delusi interlocutori di un discorso interrotto.


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