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Henri Matisse (1869-1954) con Derain e de Vlaminck, che egli
conobbe alla retrospettiva di Van Gogh tenutasi alla Bernheim-Jeune
nell'estate del 1901, costituisce la triade più importante
del gruppo di pittori soprannominati dai critici contemporanei
dispregiativamente "Fauves", bestie selvagge, che
esordirono nel 1905 con una mostra al parigino Salon d'Automne
suscitando interesse e scandalo.
Il dipinto presentato, datato 1908, intitolato "La desserte"
(la credenza) definito dall'autore "Armonia in rosso"
e conosciuto in Russia con il titolo "Stanza rossa",
ha una storia piuttosto singolare.
Inizialmente nasce dalla fantasia del suo artefice come "Armonia
in azzurro", prendendo spunto da un tessuto decorato
con motivi arabescati in quel colore, che avrebbe ispirato
all'artista altre opere ("Natura morta con tovaglia azzurra"),
in seguito viene rimaneggiato più volte, infine diventa
ciò che appare nella versione attuale, della quale
lo stesso artista si dichiara soddisfatto in una lettera indirizzata
ad un mercante russo al quale il quadro viene proposto per
la vendita.
La natura intima ed ingenua dello spunto tematico, la familiarità
della scena rappresentata, che per certi versi richiama la
pittura d'interni fiamminga, denunciano una certa tendenza
alla semplificazione del tema, così come la voluta
innaturalezza del colore e del segno, quest'ultimo di netta
definizione come si conviene ad un abile incisore, esprime
un sostanziale disinteresse per la rappresentazione realistica
degli oggetti, secondo il concetto che il colore possa servire
non tanto per esprimere la realtà quanto lo stato d'animo
soggettivo evocato: è, questo, un elemento che rappresenta
da una parte un netto richiamo al movimento simbolista ed
agli studi di Matisse presso Gustave Moreau, dall'altra una
significativa anticipazione della poetica dell' Espressionismo,
pervasa di emotività.
"Non dipingo cose - afferma lo stesso Matisse - dipingo
le differenze fra le cose".
Chiama la sua opera "armonia in rosso", rammentando
Whistler, autore di un suggestivo "Capriccio in porpora
e oro", e trasforma l'impressione visiva in ornamento,
con la capacità di semplificazione decorativa e di
stilizzazione formale che gli deriva dallo studio dei motivi
cromatici dei tappeti orientali e dei tessuti di arredamento:
gli elementi della scena, la figura umana, gli oggetti sulla
tavola, il panorama fuori dalla finestra, tutto concorre come
elemento indispensabile al senso generale della composizione,
dominata dallo sfondo sontuosamente lavorato, anche la figura
umana, la donna, e la natura, gli alberi, si deformano secondo
precisi ritmi curvilinei per assecondare il proprio inserimento
nel motivo decorativo della tappezzeria.
Lungi dall'essere un'opera di spirito naif, "La desserte"
è pervasa da una raffinatezza concettuale di tipo intellettualistico,
espressa da un ricercato accostamento di colori smaglianti
, da una semplicità segnica accuratamente meditata
e da una decisa forza espressiva nell'uso dei colori, vivi
e netti, con chiare analogie con Gauguin e Van Gogh, pur senza
la violenza liberatoria di quest'ultimo.
Tutto ciò fa di Matisse un fauve di straordinaria
raffinatezza, che, pur senza rinunciare mai alla forza espressiva
del colore, fu capace di una visione delicata della realtà,
di quieti accenti intimisti, di un progressivo alleggerimento
dei toni linguistici, specie verso la fine della sua vita,
segno di una componente contemplativa e spirituale, accentuata
probabilmente dai suoi interessi verso l'arte orientale soprattutto
persiana, che rendono la sua opera originale e riconoscibile
La particolare predilezione di Matisse per i motivi decorativi
dei tappeti e dei tessuti d'arredamento esotici, orientali ed
africani, (nel 1906 esegue un dipinto che, sintomaticamente,
intitola "I tappeti rossi (natura morta con tappeto rosso)")
si lega alla sua tendenza alla rappresentazione bidimensionale,
raffinatamente cromatica, nella quale la stilizzazione delle
forme gli permette di raggiungere quella semplificazione segnica
che lo distingue dagli altri artisti fauve.
Egli stesso scrive: I viaggi in Marocco mi hanno aiutato
ad effettuare il necessario cambiamento, e mi hanno riportato
a più stretto contatto con la natura. Questo è
più di quanto mi fosse consentito dallapplicazione
di una teoria viva, come quella del Fauvismo, denunciando
la consapevolezza dell'origine della sua componente decorativistica
nell'arte e nell'artigianato di quei popoli lontani.
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