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Helen Frankenthaler, "Viewpoint II"
di Vilma Torselli
pubblicato il 17/05/2007
Il gesto semplice del versare il colore sulla tela, azione guidata e spontaneità espressiva in un paradossale equilibrio di controllo ed abbandono.

"I've explored a variety of directions and themes over the years. But I think in my painting you can see the signature of one artist, the work of one wrist." (Helen Frankenthaler)

Color-Field Painting, Post Painterly Abstraction, Espressionismo astratto e action painting, sono più d'una le correnti che si potrebbero citare parlando di Helen Frankenthaler (1928), ma ciò che la distingue è un personale metodo espressivo, ma anche tecnico e procedurale, un "lavoro di polso" del tutto peculiare ed innovativo, tanto da aver profondamente influenzato altri artisti che con lei vennero in contatto, come Morris Louis e Kenneth Noland.
Influenzata a sua volta dalla libertà lineare di Arshile Gorkij e dal lirismo cromatico di Vassilij Kandinskij, affascinata dalle potenzialità espressive del dripping di Jackson Pollock, Helen Frankenthaler prende le distanze dagli eccessi emozionali dell'Espressionismo per ricercare le radici intellettuali di una pittura basica, fatta di gesti semplici ed essenziali, minimalista ma non povera, che si identifichi nella tela e nel colore.

Helen Frankenthaler costituisce, al suo esordio, un fenomeno del tutto nuovo nell’ambito della pittura espressionista americana, anche se la sua tecnica a macchia su supporto di tessuto non montato su listelli non è proprio nuova, avendo lontane radici in alcune culture primitive. E’ però nuovo il fatto che l’artefice sia una donna, dopo anni di predominio maschile o maschilista nel mondo dell’arte, e che essa si rivolga ad un materiale poco amato dai mercanti e collezionisti d’arte per la sua scarsa durevolezza nel tempo, che ne diminuisce il valore commerciale.

Il fatto che sia una donna ad aprire questa strada passa quasi inosservato (ben più eclatante sarà il successo di Morris Louis e Kenneth Noland, che con lei lavorano gomito a gomito, con sostanziale uguaglianza di obiettivi), far parte di un gruppo maschile di artisti affermati preferiti dai critici e dai grandi galleristi ed essere la moglie di Robert Motherwell non le facilita certo la possibilità di emergere, ma il tempo attribuirà a Cesare ciò che è di Cesare e la Frankenthaler verrà riconosciuta in seguito in tutta la sua influenza carismatica sul gruppo degli amici e colleghi.

Nelle sue opere, la gestualità istrionica di Pollock si spoglia di ogni dispersiva ridondanza per ridursi al gesto semplice ed indispensabile del versare il colore sulla tela, ricercando di questa semplice azione tutte le possibili varianti e modulazioni, fino a sviluppare, su questa tecnica, l'insieme dei codici convenzionali di un linguaggio riconoscibile e strutturato: superato il caos di una ricerca affannosa e violenta che pulsa in apparente disordine nelle tele di Pollock, l'arte della Frankenthaler, un espressionismo di seconda ondata, consolida i risultati in un linguaggio più pacato e consapevole, sicuramente più impersonale, fatto di grandi macchie astratte su macro-scala, con sottili dilavamenti del pigmento colorato rievocativi della tecnica ad acquerello.

La volontà di controllo sulla materia e sul risultato finale si esplicita nell'escogitare ingegnosi espedienti, come la diluizione con trementina della vernice colorata per renderla in grado di penetrare rapidamente entro la trama della tela posta in orizzontale, senza consolidarsi sulla superficie, e meticolose preparazioni del supporto grezzo che viene direttamente impregnato in più punti, producendo irregolari stagnazioni del colore con effetti di grande leggerezza e di diafane sovrapposizioni (in questo ricordando Mark Rothko): dopo gli anni '60, grandi porzioni della tela, chiamata a far parte della composizione, resteranno bianche, per far sì, usando le sue stesse parole, che l'opera respiri.

Come ben si apprezza in questo "Viewpoint II", 1979, acrilico su tela di 206.38 X 240.03 cm. oggi all'America's Museum, questo metodo di distribuzione a macchie impregnanti genera spontaneamente complesse forme astratte liriche e sensuali insieme, dove l'azione guidata e severamente controllata dall'artista si coniuga con effetti di grande spontaneità per l'imprevisto andamento del colore nella fibra, grazie al quale l'opera, quand'anche ispirata da immagini paesaggistiche o figure reali, acquisisce una sua autonomia in termini di astrazione assoluta.
L'uso del colore acrilico, meno denso di quello oleoso, in grado quindi di scorrere più agevolmente sulla tela in modo razionalmente imprevedibile, introduce con chiarezza il tema dei processi naturali, quale appunto il flusso dei liquidi, così come nelle opere di Pollock il dripping rappresenta in immagine le leggi frattaliche del fenomeno dello sgocciolamento, che in natura ad esse obbedisce.
L'effetto di brillantezza del materiale acrilico accende i grigi di riflessi metallici, giocando su luci ed ombre suggerenti la profondità spaziale di un ambiente che può anche partire dall'osservazione della realtà, ma che diventa sulla tela rappresentazione di un paesaggio interiore, paradossale equilibrio di controllo ed abbandono.


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