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Silvio Tomasoni
intervista
pubblicata il 25/12/2013
la mappa non è il territorio e il nome non è la cosa…..”
(Alfred Korzybski)

L’impressione è quella di avere tra le mani una chiave e davanti agli occhi una serratura, non sapendo se quella chiave entrerà nella toppa e se farà girare l’ingranaggio svelandoci un insospettato giardino dei passi perduti.
E’ ciò che accade quando si intervista un artista come Silvio Tomasoni.
Il quale parla attraverso la propria opera dicendoci di sé, e anche di noi,  molto più di quello che crediamo di sapere e di capire, guidandoci lungo un itinerario in cui la destinazione è continuamente rimandata, perché l’importante non è l’arrivo, ma il viaggio.

Questa intervista è un'esplorazione, un manuale di ‘istruzioni per l’uso’, è una mappa, non è il territorio.

E non garantisce che non ci si possa perdere.

Artonweb: La vita è sogno o incubo?

Silvio Tomasoni: La vita può essere sogno, ma è l'incubo a rimboccarci le coperte!

Artonweb: L'arte è vocazione, sfida o necessità?

Silvio Tomasoni: Sfida, più con se stessi

Artonweb: L'artista è un insaziabile curioso, un folle alla ricerca dell'invisibile  o un fortunato che ha trovato la sua via per la felicità?

Silvio Tomasoni: La follia alita sulla nuca dell'artista  che si avventura in territori sconosciuti. È un quasi-folle curioso.

Artonweb: L'arte per Silvio Tomasoni è una fuga, un traguardo o un treno in transito sul quale si può scegliere se salire o no?

Silvio Tomasoni: L'arte, nel mio caso, è evasione, quindi fuga dalla claustrofobica realtà! Un traguardo no, non si è mai arrivati. L'arte non si sceglie, è già presente nel liquido amniotico.

Artonweb: Descrivi in tre parole il tuo carattere.

Silvio Tomasoni: Introverso. Schivo. Euforico.

Artonweb: Descrivi in tre parole la tua opera.

Silvio Tomasoni: Onirica. Surreale. Libera.

Artonweb: Qual’è il tuo rapporto con la natura.

Silvio Tomasoni: La rispetto.

Artonweb: Le letture sono state fondamentali per la tua formazione culturale: sono le parole a suscitare le immagini o viceversa tu cerchi nelle parole il riscontro alle tue visioni?

Silvio Tomasoni: Può capitare di leggere qualcosa e rendersi conto, non senza inquietudine, che stava già lì sulla carta, la mia carta. È il caso di "Herbert West rianimatore" racconto di H.P. Lovecraft, dove il protagonista, Herbert West, cerca di riportare in vita dei cadaveri con iniezioni di un reagente. Fortemente ispirato al grande romanzo gotico "Frankenstein ovvero il moderno Prometeo"
Lovecraft realizzò, come la definirono Fruttero e Lucentini, una "ghiottoneria per necrofili". Animato e inanimato, vivente che sembra morto e morto che appare come vivo. Ho realizzato delle teste accorgendomi poi che erano perfettamente in sintonia. Viceversa altre letture suscitano sì immagini e qui dipende molto dalla bravura dello scrittore nel prenderti a "braccetto" e a condurti nell'atmosfera del racconto. I personaggi mitici che si incontrano, ad esempio, nei racconti di Eraldo Baldini, contemporaneo scrittore di Ravenna, definiti "gotico rurale", termine da lui coniato, come "la borda", personificazione della nebbia, oppure "lo spirito del grano" da placare con un particolare rituale, fanno viaggiare la matita.

Artonweb: C'è un artista (o più d’uno) che ha influenzato più di altri il tuo lavoro?

Silvio Tomasoni: Francis Bacon per i disegni, Brancusi per le sculture.

A: Nella tua poetica convivono due filoni in apparente conflitto, quello gotico e quello minimalista. Possiamo dire che sono l'uno funzionale all'altro, uno scova gli incubi dell'anima e l'altro li sublima con un processo catartico ?

S.T.: La natura è complessa ma anche di una semplicità incredibile, cercando di tradurla in forme scultoree tanto più queste sono semplici tanto più si può percepire la sua voce attraverso i sensi, privilegiando  il tatto. E ciò sta fuori. Ciò che sta in noi, invece, chiamiamoli incubi, va brutalmente privato dai suoi veli, messo in vista! Ruvido che non ci metteresti la mano, ma affascinante anch'esso.

A.: Una delle tue ultime mostre si intitola 'Entropia', vocabolo che indica una sorta di unità di misura del grado di disordine ma anche del tasso di informazione (o di incertezza) di un sistema: "Ordine dal caos e caos dall'ordine: il significato di entropia", così lo sintetizza David Bohm. Tu cerchi l'ordine nel caos o il caos nell'ordine?

S.T.: La scoperta che l'universo sta morendo come inesorabile conseguenza delle leggi della termodinamica, ha avuto un effetto profondamente deprimente. Bertrand Russel ad esempio scrisse: " tutte le fatiche di tutti i tempi, tutta la dedizione, l'inspirazione, la luminosa grandezza del genio umano, sono destinate a estinguersi nella vasta morte del sistema solare e il tempio delle conquiste umane sarà inesorabilmente sepolto sotto i detriti di un universo in rovina". L'entropia non diminuisce mai ma aumenta inesorabilmente (come accade nei romanzi di Philip K. Dick). Ho familiarizzato con tale vocabolo nei vari libri di divulgazione scientifica di autori quali Paul Davies, John D. Barrow, Stephen Hawking, rimanendo affascinato dalla riflessione sulla natura del tempo, dello spazio, dei buchi neri. Più avanti ritrovo l'entropia  nella letteratura, in Dick appunto, dove l'universo cade a pezzi e l'uomo vive nel l'illusione del reale. In un suo romanzo: "Ubik", e' anche il nome di uno spray miracoloso capace di arrestare il processo entropico. La realtà per Dick non si percepisce, si crea. La si crea più di quanto lei crei noi. Scrivendo i suoi romanzi e racconti pone sempre la medesima domanda "che cos'è la realtà?" La realtà non è mai assoluta ma è una costruzione dell'immaginazione umana che risponde all'esigenza dell'uomo di dare un ordine all'universo.
Tornando a noi io penso di cercare l'ordine nel caos.

A.: Parlando della recente raccolta di poesie "Un lupo in riva al mare", quando ti sei accorto che parole e disegno potevano significare la stessa cosa?

S.T.: Quando ti ritrovi all'improvviso in un profondo pozzo nero può succedere che mani benevole lancino una fune. Sono le mani della poesia. Michelangelo stesso, intorno ai trent'anni, colto da un esaurimento, si rifugiò nella poesia e si curò con i versi.
Io l'ho scoperta nel 2000 in seguito a un grave lutto.

A.: Cos'è la poesia per Silvio Tomasoni, il completamento dell'opera grafica, la versione linguistica del disegno, il frutto di un incontro casuale o di un colpo di fulmine?

S.T.: Insieme alla fune è arrivato un raggio di sole, molto simile al fulmine. Per me la poesia è amore allo stato puro.

A.: Se fossi un animale saresti……

S.T.: Quello della "tana" di Kafka

A.: Se fossi una città saresti ……..

S.T.: Una città con mura imponenti, Volterra

A.: Se fossi un albero saresti ……

S.T.: Un cipresso

A.: Chi è stato Silvio Tomasoni nella vita precedente e come  vorrebbe rinascere nella prossima?

S.T.: Nella vita precedente sono nato in casa in un cascinale che adesso sta penosamente crollando, praticamente sul "camporosso" località così detta per una sanguinosa battaglia di otto secoli fa. Figlio della terra e poi dei cantieri, una vita sognando l'arte.
Nella prossima vita, ammesso si possa attraversare quel buco nero che ci sta in mezzo, rinascerei volentieri in qualsiasi cosa, purché libera.

A.: Tre cose che porteresti con te su un'isola deserta.

S.T.: La prima cosa è un libro "Tutti i racconti" di James G. Ballard, adoro la sua narrativa fortemente simbolica e surreale, nella vita poi abbiamo avuto qualche accidente in comune.
La seconda cosa è un disco: il requiem di Verdi, amo la musica sacra, in particolare quella di Mozart, anche il suo requiem mi è molto caro, ma anche Brahms, Beethoven, Poulenc, Handel, Britten. Scelgo Verdi per quel "Dies Irae" stupendo e il "Lacrimosa".
La terza cosa  e' un binocolo per osservare il cielo di notte.

A.: Un'opera del passato che vorresti aver fatto tu.

S.T.: La "Gioconda" di Leonardo. La incontrai la prima volta da bambino, ai miei tempi c'era meno cemento e si giocava nei prati, nei fossi, fu lì che la vidi, in un fosso, stampata sul coperchio di una scatola di cartone, gettata via.
La portai a casa senza riuscire a staccarmi da quello sguardo e la copiai infinite volte a matita.

A.: Cosa vorresti fare da grande?

S.T.: Il grande artista.

A.: Come ti immagini tra vent'anni?

S.T.: Sempre uguale in barba all'entropia.

Grazie a Silvio Tomasoni!
© Copyright Silvio Tomasoni
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Silvio Tomasoni alla libreria Bocca
Il fascino del male. Silvio Tomasoni
Martinengo (BG), Silvio Tomasoni. ENTROPIA
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