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Il trompe-l'oeil
di Vilma Torselli
pubblicato il 25/04/2007
La verità illusoria di una tecnica che riproduce il mondo con realismo estremo.
"Si racconta che Parrasio venne a gara con Zeusi; mentre questi presentò dell'uva dipinta così bene che gli uccelli si misero a svolazzare sul quadro, quello espose una tenda dipinta con tanto verismo (ita veritate repraesentata) che Zeusi, pieno di orgoglio per il giudizio degli uccelli, chiese che, tolta la tenda, finalmente fosse mostrato il quadro; dopo essersi accorto dell'errore, gli concesse la vittoria con nobile modestia: se egli aveva ingannato gli uccelli, Parrasio aveva ingannato lui stesso, un pittore." Così Plinio il Vecchio narra uno degli episodi più noti nella storia dell'arte.

Il termine francese "trompe-l'oeil", che potremmo tradurre "inganno dell'occhio", si riferisce ad un espediente pittorico che vuol ottenere una rappresentazione illusoria della realtà figurativamente così simile alla verità da apparire tale all'occhio umano, che viene così ingannato e giudica reale ciò che vede dipinto, percependo come tridimensionale quella che in realtà è solo la rappresentazione bidimensionale di un oggetto.
Siamo nel campo delle illusioni ottiche, frutto di una tecnica di tale suggestione che da sempre l'uomo ne fu affascinato, a partire dal V secolo a.C., arrivando fino agli anni '70, quando l'Iperrealismo afferma una pittura più vera del vero che ha probabilmente proprio nella caratteristica anacronistica di illusoria, perfetta riproduzione del reale una delle ragioni del suo successo.

Partendo quindi da molto lontano, la storia del trompe-l'oeil prosegue nel '300, nella Cappella degli Scrovegni di Padova, forse la più nota opera di Giotto, dove si trovano lastre dipinte con effetto marmo e finti cori nella parete dell'altare, ad ampliare prospetticamente lo spazio architettonico, nel '400, quando la pittura fiamminga, già di per sè caratterizzata da un'attenzione estrema al dettaglio, dissemina di effetti realistici e trompe-l'oeil i suoi quadri di interni ed i ritratti, con motivi che saranno largamente ripresi dai pittori delle epoche seguenti (ad esempio da Jean-Simon Chardin), ma è il Rinascimento italiano, che scopre e codifica le leggi della prospettiva (si pensi a Masaccio e a Brunelleschi), a portare il trompe-l'oeil a livelli di estremo realismo e grande raffinatezza, applicandolo anche alle strutture architettoniche, deformate ed amplificate otticamente con la costruzione di falsi "sfondati" prospettici.
Il trompe-l'oeil serve, da allora, non solo a dilatare l'ambiente architettonico, ma anche ad aprirlo su luoghi esterni, false vedute su illusori ambienti naturali, in un gioco di luci e di specchi che il Barocco, per eccellenza lo stile degli effetti scenografici, porterà alle conseguenze estreme con un'abilità tecnica ed un gusto per la dinamica spaziale mai prima raggiunti.
A Roma, nel palazzo Barberini, si trova una famosa prospettiva illusionistica di Francesco Borromini, raffinato trompe-l’oeil che trasforma uno spazio in realtà di pochi metri in una galleria di grande profondità, in tutta Italia numerosi sono gli esempi di superfici affrescate con questa tecnica, dalla Camera degli Sposi di Andrea Mantegna a Mantova, al soffitto della chiesa di Sant'Ignazio a Roma dipinto da Andrea Pozzo, agli affreschi del Veronese a Villa Barbaro-Maser, alle volte del Correggio a Parma, e, volendo, anche la Cappella Sistina di Michelangelo si può considerare un gigantesco affresco ad effetto trompe-oeil con figure fluttuanti in un cielo illusionisticamente riprodotto su soffitto e pareti.
Tra i moderni, particolare interesse riveste l'opera di Maurits Cornelis Escher, geniale creatore di prospettive impossibili, dove il trompe-l'oeil è utilizzato intenzionalemente per destabilizzare il sistema percettivo dell'osservatore e mettere in dubbio l'univocità della rappresentazione, di volta in volta leggibile in modi opposti (il cubo di Neker, il triangolo di Penrose).

Dal punto di vista tecnico, il trompe-oeil richiede perfetta conoscenza del disegno, della teoria delle ombre, della rappresentazione prospettica, degli effetti di luce, oltre che, naturalmente, una assoluta padronanza dell'uso del colore e dello sfumato, un insieme di conoscenze teoriche così precise che, spesso, mortificano l'aspetto artistico e creativo a vantaggio di quello più specificatamente tecnico e virtuosistico, di quella costruzione schematica rigidamente sottoposta a regole matematiche e geometriche senza le quali il trompe-l'oeil non esiterebbe.

In effetti l'intento del trompe-l'oeil non è mai puramente decorativo, la simulazione perfetta del mondo fisico non è mai fine a sè stessa, ma ha lo scopo di attivare un sottile gioco di rimandi tra realtà ed illusione, dove la certezza di un mondo che non esiste ma che ha dell'esistente tutte le caratteristiche apparenti mette in moto una serie di inganni percettivi che vanno ben oltre la pura e semplice registrazione visiva di un fenomeno di imitazione della realtà, acuendo nell'osservatore il senso fisico dello spazio e la sua fondamentale importanza nella dimensione reale nella quale ci muoviamo.

Il trompe-l'oeil si gioca sulla triade inganno-illusione-verità, non sempre l'illusione è inganno, ma sempre è scherzo, è gioco, e come tale ha le sue regole, perchè il gioco è anche disciplina: oggi il grande trompe-l'oeil nel quale l'uomo moderno ama perdersi e perdere le limitazioni imposte dal mondo fenomenologico è la realtà virtuale che, come il suo prodromo, il trompe-l'oeil, non riproduce semplicemente la realtà così com'è, ma la accresce e la moltiplica, arricchendola senza snaturarla e senza perderne il contenuto simbolico.
Dice a questo proposito Derrick de Kerckhove, direttore del programma McLuhan di cultura e tecnologia all'Università di Toronto: "al momento della scoperta del trompe l'oeil si provava un piacere simile a quello che oggi proviamo con la realtà virtuale. Era una forma estatica del vedere che nasceva in un momento storico di grande cambiamento. Oggi viviamo nel neo-barocco, che come il barocco è un momento di cambiamento storico e sensoriale."

Per ciò che riguarda l'arte moderna, che non concepisce più, dall'avvento dell'Espressionismo, la rappresentazione come riproduzione, ma come intuizione più profonda della cultura e della psiche umana, si può dire che la rivolta antimimetica delle avanguardie, smentendo categoricamente il canone della bellezza classica e naturale, abbia dato un duro colpo al trompe-l'oeil, che tuttavia permane come forma espressiva di valenza artistica, per esempio nell'opera di Salvador Dalì, che utilizza l'illusionismo del trompe-l'oeil per relazionare il pensiero irrazionale e la realtà fenomenica (ciò che fa anche la pittura metafisica), e ricompare, ciclicamente, nei periodi di vuoto ideologico, di crisi di identità, di sterilità creativa, come una certezza alla quale in ogni momento si può far riferimento perchè basata sulla realtà, fruita in modo banalmente contemplativo: accade nell'Iperrealismo, nei Murales di Diego Rivera, di Orozco, di Siqueiros, in alcune correnti colte come il Post-moderno, accade nel Graffitismo, una delle forme d'arte moderna più esemplificativa dei nostri tempi, dove l'effetto trompe-l'oeil amplia di molto il significato del fenomeno, che non è più semplicemente un mezzo di comunicazione attraverso le tracce lasciate sui muri, ma diventa mezzo per appropriarsi del territorio, sovrapponendosi all'ambiente circostante, distruggendone le caratteristiche prospettiche e modificandone illusoriamente i confini.
Con questa operazione, che imposta forme di comunicazione completamente nuove, si instaura anche un nuovo modo di rapportarsi con il contesto architettonico-urbanistico, del quale, attraverso il graffito, si diventa parte consapevole.

Per citare ancora Derrick de Kerckhove, se "ieri il trompe l'oeil espelleva lo spettatore dallo spettacolo, oggi il 3D, la realtà virtuale e l'interattività mandano la presenza della mano nel contesto del sapere e del suo oggetto", ma i due mezzi, al di là della distanza temporale, vogliono dire in sostanza la stessa cosa, vogliono dire che la realtà è fragile, provvisoria e che può essere ingannata, vogliono dire che il dibattito sul binomio realtà-apparenza uno dei più coinvolgenti dell' '800, è più che mai attuale, fondato sulla sostanziale ambiguità delle rappresentazioni del mondo fenomenico, oggi definibile come "una civiltà delle immagini" in cui "un particolare tipo di immagini, le immagini trompe-l'oeil , raggiungono, grazie al contributo di nuove tecnologie di produzione e diffusione iconica, una prodigiosa resa veristica" ("Realtà virtuale e dintorni", Maria Di Lieto).

Resta da capire se la verosimiglianza sia sufficiente a sospendere la "questione" della realtà e non possa assuefarci a vivere nell'indifferenza al reale, nella perdita del senso della realtà e nella rinuncia al giudizio su di essa, che non è rischio da poco.




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