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Iperrealismo
di Vilma Torselli
pubblicato il 1/04/2007
Una corrente che riproduce l'immagine dell'immagine, copiando una realtà fotografata in dipinti di realismo estremo, più vero del vero.
L'Iperrealismo è una corrente artistica che nasce e si afferma in America negli anni '60/'70, propagandosi poi all'Europa, e persegue un ritorno alla raffigurazione della realtà nei suoi dettagli più meticolosi in una riproduzione dell'immagine del mondo il più possibile fedele, anzi identica, alla realtà oggettiva.
La ricerca di neutralità dell'osservazione è tale che l'Iperrealismo ricorre alla fotografia degli oggetti (nel 1968 viene infatti definito anche Photorealism dal gallerista newyorkese Louis K. Meisel) anzichè alla loro osservazione diretta, nel tentativo di garantire l'imparzialità della visione e la maggior anonimità possibile nella definizione del risultato, senza elaborazione alcuna da parte dell'autore, denunciando in ciò chiari rapporti di derivazione dalla Pop Art.

Il procedimento adottato dall'artista iperrealista per realizzare la sua opera parte dalla macchina fotografica (emblematica in tal senso l'opere di Chuck Close), che fissa la scena nelle condizioni di luce, di colore, di disposizione spaziale desiderate e prosegue con operazioni a carattere meccanico di ingrandimento e di riproduzione in scala macroscopica su carta o tela dell'immagine, ottenendo come risultato finale un effetto "più reale del reale", iperrealista, appunto, spesso frutto di virtuosismo tecnico: abolita ogni personalizzazione o interpretazione dell'immagine, ciò che interessa è realizzare una copia esatta dell'originale.
Il rapporto con la macchian fotografica, che ai suoi esordi fu concepita come una seria minaccia all'arte figurativa, nell'Iperrealismo perde ogni conflittualità, anzi viene in alcuni casi riconosciuta la superiorità della macchina, la quale produce la "vera" immagine, che il pittore a sua volta riproduce in seconda battuta, talvolta con gli stessi difetti e le stesse deformazioni dell'obiettivo, con le stesse rigidità che derivano dalla mancanza dei poteri di aggiustamento che sono propri, invece, dell'occhio dell'uomo.

Se, paradossalmente, pare che l'esperienza non solo delle avanguardie del '900, ma anche dell'Impressionismo ottocentesco venga cancellata con un anancronisticio colpo di spugna, in effetti il realismo, inteso come riproduzione fedele della natura, non aveva mai cessato di vivere in parallelo con le correnti moderne, basti pensare al realismo venato di espressionismo di Renato Guttuso, al realismo classicheggiante di Balthus, al neo-figurativismo di Lucien Freud, ma questo ritorno, in questo particolare periodo storico, assume un significato chiaramente revisionista: la sperimentazione moderna, pur con tutti i meriti che le competono, ha fallito, è necessario ritornare alla tradizione, alla raffigurazione, alle certezze del realismo, anzi dell'iperrealismo, con un atteggiamento simile, fatte le debite distinzioni, a quello dei post-modernisti europei, i quali si rivolgono invece al classicismo per trovare riferimenti di valore oggettivo e provato.

E' innegabile che fenomeni revisionisti come il post-modern o l’iperrealismo dell’America nixoniana, che in una nazione senza storia può relazionarsi solo con il realismo di Edward Hopper, hanno, come tutto ciò che accade, una loro ragione di accadere: Gerhard Richter, Chuck Close, Richard Mc Lean, Robert Bechtle, Duane Hanson, così come Alberto Abate, Piero Pizzi Cannella, Carlo Maria Mariani e Balthus recepiscono ed esprimono inquietudini reali e moderne per quel tempo, la sfiducia nel mito del nuovo promosso dai movimenti avanguardisti, il desiderio di riappropriazione di una continuità storica e culturale, la consapevolezza che il presente non si può sottrarre all’insegnamento del passato. La stessa Pop Art, il movimento più dirompente degli anni ’60, recupera il Dadaismo duchampiano e dimostra con una geniale riattualizzazione del linguaggio, che il già detto può diventare una novità assoluta al mutare del contesto.

Va rilevato che l'Iperrealismo non possiede la carica satirica e demistificatoria propria della Pop Art, soprattutto ai suoi esordi, ed i critici che, non senza qualche fatica, avevano finito per accettare la Pop Art, non accettarono invece, almeno non all'unanimità, questa corrente.
Tuttavia essa ebbe, per il suo accattivante linguaggio di comprensione immediata e di estrema piacevolezza formale, ampio successo presso il pubblico ed i collezionisti, indiscussi protagonisti del mercato dell'arte, soprattutto in America, paese ricco ed economicamente avanzato.

La risposta più semplice per spiegare il successo dell'Iperrealismo va probabilmente ricercata nel fascino che, da sempre, esercita sull'uomo il trompe l'oeil, quella pittura che riproduce la realtà in modo da indurci a confondere il dipinto con l'oggetto reale, anche se si potrebbero fare considerazioni più profonde su questo modo espressivo e sul perchè si sia radicato soprattutto in America, dove ha dato luogo a due correnti notevolmente differenziate, sia nella tecnica esecutiva sia nella scelta dei temi, una corrente californiana e una newyorkese.
Ciò è dovuto principalmente al fatto che la tradizione realistica ha nel nord america significativi precedenti storici già all'inizio del secolo, come dimostra l'opera di Edward Hopper, e anche al fatto che il mecenatismo privato, che ha avuto grande importanza per l'affermazione di questa corrente, si manifesta principalmente negli USA, dove la particolare situazione economica lo rende possibile.
Non va inoltre sottovalutata, nell'America di quel periodo, l'importanza di un certo conservatorismo in campo politico, di impronta nixoniana, al quale l'arte cerca in qualche modo di sottrarsi isolandosi in un mondo chiuso, volontariamente avulso dalla vita del paese, in un asettico virtuosismo tecnico depurato da ogni emotività che allontana gli artisti dai propri sentimenti personali e politici.

In sintesi si può dire che l'Iperrealismo, come altri movimenti della seconda metà degli anni '70, rappresenti una stasi dello sviluppo dell'arte moderna, una profonda riflessione sulla sua condizione e sul suo stesso ruolo storico e culturale nell'ambito degli importanti mutamenti sociali verificatisi nel XX secolo, una presa di distanza da un movimento moderno che, seppure attraverso una vivace dialettica stilistica sviluppatasi a partire dall'Espressionismo Astratto, aveva finito per istituzionalizzarsi fino a contraddire la sua stessa posizione.

I più significativi rappresentanti dell'Iperrealismo sono Gerhard Richter, Malcom Morley, Chuck Close, Richard McLean, Ralph Goings, Robert Bechtle, Richard Estes, per la pittura, mentre per la scultura, nella quale spesso gli artisti ricorrono al calco di persone reali con effetti di verismo estremo, Duane Hanson e George Segal.

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* articolo aggiornato il 27/04/2015


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