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Il Muralismo
di Vilma Torselli
pubblicato il 10/04/2007
Un'arte popolare a grande valenza ideologica, in funzione comunicativa e didascalica, testimone dell'identità culturale di una nazione.
Si denomina "Muralismo" una forma d'arte visiva realizzata su superfici murarie, una forma d'arte a grande valenza ideologica, rivolta alla collettività che la ospita, in grado di essere fruita da larghi strati di popolazione: i murales sono in genere opere di grandi dimensioni collocate in spazi pubblici molto frequentati, i temi sono prevalentemente narrativi di linguaggio dichiaratamente realista e raccontano in chiave epica episodi che riguardano la comunità, celebrando in un lessico semplice e comprensibile fatti appartenenti alla storia passata, ma anche alla saga popolare, al racconto orale, alla memoria collettiva.

La manifestazione più nota del Muralismo nasce in Messico, negli anni '20 della guerra civile, dove una pittura istintiva, legata alle radici pre-ispaniche, contrapposta all'aristocratica pittura da cavalletto, propone una rivoluzione formale che riecheggia la rivoluzione politica di quegli anni con precisi intenti educativi, in una visione democratica sia della società che dell'arte che essa esprime.
In quel particolare momento storico, in cui "... La Rivoluzione del Messico non fu che la riscoperta del Messico da parte dei messicani... "(Octavio Paz), il Muralismo disvela l'esistenza di un'identità culturale messicana fino ad allora latente, che attraversa tutte le epoche e risiede nella tradizione popolare e nell'arte che la rappresenta.

Il murale è infatti un'arte collettiva a funzione comunicativa e didascalica che appartiene a chi la guarda, indipendentemente dalla sua estrazione sociale, non riconosce gli angusti limiti della tela, i racchiusi spazi dei musei, è un'arte per la folla, per l'uomo della strada, per chiunque passi in un luogo, un'arte sociale che può contribuire alla crescita di un paese e della sua cultura.

I primi muralisti messicani sono David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera, ai quali si unirà poco dopo José Clemente Orozco. Rivera diventerà il più noto oltre i confini messicani anche grazie al sodalizio con Frida Kahlo, sposata nel 1929, che immortalerà nelle vesti di una militante comunista che distribuisce armi agli insorti nella serie di murales dal titolo "Ballata della rivoluzione proletaria" al terzo piano del Palazzo dell’Educazione di Città del Messico.

Artefici di un'arte non incolta (Siqueiros e Rivera soggiornano a Parigi ed hanno contatti con l'ambiente cubista) eppure di grande impatto popolare, di forte potere educativo e spirituale, i muralisti si pongono in diretto rapporto con le radici culturali del paese e, pur avendo i vari artisti alle spalle formazioni personali e culturali diverse che ingenerano talvolta vivaci scontri all'interno del movimento, nel Muralismo sfocia un linguaggio sostanzialmente omogeneo, di marcato tratto espressionista, di forte cromatismo, di solenne grandiosità compositiva: partendo da metodi esecutivi dapprima tecnicamente affini all'affresco ed all'encausto, ben presto i muralisti si avvalgono, specie grazie alle sperimentazioni di Siqueiros, dei più moderni sistemi industriali, impiegando vernici per auto o a base di resine, distribuite con pistole a spruzzo o aerografo, assicurando così all'opera caratteristiche di maggior durevolezza nel tempo ed anticipando, con questa scelta tecnica, l'aerosol art.

Il Muralismo, vero e proprio mezzo di denuncia sociale, si diffonde anche in Uruguay, Argentina e soprattutto nel Cile di Salvador Allende, dove la pittura murale svolge addirittura un'opera di "alfabetizzazione" per immagini, trovando in questi paesi lo stesso substrato culturale e le stesse istanze democratiche messicane.
Verso gli anni '30 Rivera, Siqueiros e Orozco si trasferiscono dal Messico negli Stati Uniti, dove esportano la loro esperienza artistica e addirittura ricevono commissioni pubbliche per la realizzazione di murales, pur non avendo tuttavia vita facile nell'ambiente culturale nordamericano per certi versi in conflitto con la loro matrice nazional-popolare.

Da questa commistione culturale prende l'avvio un fenomeno artistico di portata mondiale, il graffitismo metropolitano, che pur avendo, rispetto al muralismo messicano, sostanziali differenze di fondo, formalmente tuttavia ha con esso strette analogie.

Come il murale, il graffito è espressione di protesta, soprattutto giovanile e generazionale, vuole appropriarsi dello spazio pubblico per trasmettere un messaggio forte ed esteso, ma nasce non con intenti narrativi, bensì legato al lettering, alla pittura segnico-calligrafica in senso stretto, dato che il risultato grafico deriva, almeno in origine, dal disegno di varie lettere (quelle che compongono il nome del writer, della gang di appartenenza, del quartiere ecc..) con effetto tridimensionale, col tempo complicatosi sino a raggiungere forme espressive articolate, in molteplici stili, talvolta di particolare accuratezza esecutiva. Il graffitismo conoscerà la sua maggior diffusione negli anni '80, contaminandosi profondamente con la musica, con la moda e con la pubblicità, divenendo Aerosol Culture (si limita infatti all'uso della vernice in bomboletta spray) e dilagando nel mondo con il movimento Hip Hop, di cui rappresenta l'espressione visiva.

Oggi, in un mondo sempre più democratico dove la protesta sociale ha a disposizione una pluralità di mezzi in passato sconosciuti, il muralismo ha perso in gran parte la sua carica di aggressiva denuncia ed ha assunto toni più sottilmente concettuali, quando non decorativistici, pur essendo ancora largamente presente tra le forme espressive dell'arte moderna di maggior comunicatività.

Keith Haring affida ad un grande murale di oltre 200 metriquadri di estensione il suo variopinto testamento spirituale, sintesi della sua poetica di artista visionario che ha vissuto in fretta una breve vita sopra le righe; il murale è la base dei raffinati wall drawing di Sol Lewitt, che indaga le relazioni tra arte visiva ed architettura, tra segno e spazio in grandi disegni murali amplificati fino ad invadere l'ambiente, straordinarie strutture mentali e concettuali di cristallina semplicità geometrica e di ricercata e rarefatta bellezza; il murale è ancora lo spunto per i wall paintings di grande effetto scenico e spettacolare dell'inglese Paul Morrison, rivisitato alla luce dell'action painting, dell'arte pop, dell'art brut e dei graffiti newyorkesi; Jean Michel Basquiat deriva la sua straordinaria efficacia comunicativa da un felice connubio tra graffitismo e muralismo; Jean Dubuffet si rifà al muralismo per esprimere un'arte di strada che proviene dal passato e rappresenta per lui, colto ed intellettuale, un nuovo lessico narrativo.

Certo siamo molto lontani dai murales di Siqueiros, la vita scorre, cambia, e l'uomo con essa, ma resta immutato il fascino di un'opera legata ad uno spazio, sottratta al comune concetto di proprietà privata e donata alla collettività, in grado di trasformare un muro, che divide e confina, nel racconto di una storia che accomuna, perchè appartiene a tutti.

* articolo aggiornato il 4/06/2017

link:
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