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Karel Appel," The Crying Crocodile Tries to Catch the Sun"
di Vilma Torselli
pubblicato il 8/05/2007
"Come una passione, la pittura è un'emozione piena di verità e risuona di un suono vivo, come il ruggito che viene dal petto di un leone." (Karel Appel)

Principale animatore del gruppo Cobra, Karel Appel (1921-2006) è un pittore olandese con una vasta preparazione culturale che gli deriva dallo studio della pittura ufficiale, dall'Impressionismo a Picasso alla Scuola di Parigi, al primitivismo, per consolidarsi poi in una ispirazione di stampo espressionista a proporre una sua visione del mondo di violenta emotività.

In polemica con l'intellettualismo ed il cerebralismo dell'astrattismo europeo, Appel sostituisce l'assenza della figurazione con la foga incisiva e prepotente del segno e del colore, applicato con pennellate ampie, dense, pastose, di materica sensualità, in continuo confronto con i limiti della tela, in violazione di tutti i canoni compositivi della rappresentazione, nel nome di una assoluta libertà espressiva, con la gestualità liberatoria dell'action painting che sprizza energia allo stato puro.
Il risultato è una pittura forte, aggressiva, vitalistica, inquietante, dalla tipica deformazione espressionista della forma, dai colori decisi e violenti che l'artista impasta direttamente sulla tela, con grande impiego del nero, poi stesi secondo un metodo del tutto personale che egli stesso descrive consistere nella successiva sovrapposizione di strati cromatici, senza un preciso intento progettuale, ma secondo l'istinto più disinibito.
Tutti questi elementi caratteristici ben si rilevano in questo "The Crying Crocodile Tries to Catch the Sun", 1956, olio su tela di 145.5 x 113.1 inches),

Come tutti gli aderenti al gruppo Cobra, Karel Appel è alla ricerca di una nuova rappresentazione della realtà, fuori dai dogmi consolidati, della quale cerca le radici ispirative nel mito, nei disegni dei bimbi e dei malati di mente, nel folklore della cultura nordica, in tutto ciò che possa essere il più possibile lontano dalla razionalità e dai condizionamenti della cultura ufficiale.
Questo ne fa un valido rappresentante dell'art brut, accanto a Jean Dubuffet e da ciò derivano, come nel quadro presentato, grottesche figure vagamente antropomorfe, improbabili animali, mostruose fantasie organiche che popolano gli incubi della mente e le più paurose fiabe infantili.

In una ricerca di "naturalità" che lo porta progressivamente ad un dialogo sempre più serrato con la "materialità" del dipingere, Appel spazia dal poliestere policromo, al legno dipinto, ai fogli d'alluminio, alla ceramica arrivando anche alla scultura, fermo restando il mezzo espressivo per eccellenza, suo linguaggio d'elezione, la pittura.
E proprio nella pittura Appel rinnoverà i suoi toni aspri e violenti, dopo un periodo di maggior misuratezza negli anni '60/'70, nel duro neo-espressionismo degli anni '80, dove ricompaiono i tipici colori contrastati e violenti, dalla rudimentale applicazione, seppure in uno schema che la maturità rende più costruito e pensato.

L'interpretazione che Appel dà dell'Espressionismo, pur nella palese analogia con i caratteri formali tipici di questa corrente, sprigiona una energia esuberante che in parte ne diluisce il contenuto introverso e angosciante a favore di un atteggiamento verso il mondo venato a tratti di ironia sconfinante nel grottesco.
Spirito colto e libero, Appel lascia trasparire nella vitalità e nell'irruenza gestuale echi del Surrealismo e dell'Espressionismo astratto americano, stabilendo nel superamento della raffigurazione diretti rapporti con l'Astrattismo, conservando sempre e comunque una capacità creativa indipendente e ribelle, sempre pronta a superare sé stessa per intraprendere nuove vie, come confessa lo stesso Appel allo scrittore Hugo Claus, nel '62: "....Non posso prevedere quello che sta accadendo, è una sorpresa. Come una passione, la pittura è un'emozione piena di verità e risuona di un suono vivo, come il ruggito che viene dal petto di un leone."


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