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Parigi, all’Espace Lafayette-Drouot "The World of Bansky”, su 1200 mq. esposte un centinaio di opere del più famoso street artist del mondo. Fino al 31 dicembre 2021.

Nuovi modi espressivi dell'arte moderna
di Vilma Torselli
pubblicato il 25/03/2007
Definitiva rottura dei rapporti culturali con i precedenti valori estetici, ricerca di nuove tecniche formali, tendenza verso l'abbandono del figurativismo e nascita di vari movimenti artistici nel segno di un rinnovato rapporto fra l'arte e la realtà.
"L'essenza della tecnica non è niente di tecnico: è per questo che la riflessione essenziale sulla tecnica e la spiegazione decisiva con essa devono avere luogo in un dominio che da una parte sia assimilato all'essenza della tecnica e dall'altra non sia fondamentalmente diverso da esso. L'Arte è un simile dominio…..". (Martin Heidegger)

L'arte moderna, il cui ciclo si può convenzionalmente chiudere con gli anni '60 (dopo di che si può parlare di arte contemporanea), è, per molti versi, una vicenda tuttora in fieri, sulla quale è talvolta estremamente difficile dare giudizi critici: oltre tutto, si tratta di un periodo, per quel che riguarda l'arte, ma in genere tutta la nostra vita, caratterizzato da una veloce evoluzione, da grande specializzazione e diffusione dei mezzi tecnici e dei mezzi di comunicazione, da una crescente industrializzazione, da una forte spinta consumistica, dalla commercializzazione di valori mercificati, spesso falsati ed impediti nel loro sviluppo autonomo da imput di carattere economico-politico.
Quel che appare evidente è che l'arte dei decenni susseguenti alla seconda guerra mondiale è caratterizzata da un atteggiamento di rottura e lacerazione nei confronti del passato anche recente che, bene o male, proponeva ancora un linguaggio intessuto di linee, colori e forme, riferibile, seppur tenuamente, ai valori plastici e pittorici dei movimenti avanguardisti.

E' difficile individuare, dagli anni cinquanta in poi, correnti o movimenti omogenei e programmati, così come è difficile, se non impossibile, applicare alle arti visive, e non solo ad esse, gli stessi parametri di giudizio fino ad allora usati, tanto radicalmente, in quegli anni, sono cambiati i mezzi espressivi e spesso anche i materiali utilizzati: eterogenei, inusuali, non ortodossi, usati per la loro carica simbolica o demistificatoria, per opere che vogliono esprimere un nuovo modo di vedere il mondo.

Facendo oggi un bilancio della situazione di allora, si può comunque affermare che l'astrazione lirica fu lo stile pittorico dominante in quel periodo, fino a tutto il decennio degli anni '50, in innumerevoli varianti dei suoi atteggiamenti fondamentali e con un nuovo carattere di internazionalismo.

Si può comunque dire che tutta la produzione artistica dell'ultimo periodo dell'arte moderna denunci un definitivo abbandono del figurativismo postimpressionista a favore di un generale astrattismo e concettualismo che adotta linguaggi diversi dando origine, come osserva Gillo Dorfles ("Le ultime tendenze nell'arte d'oggi", 2001) ad alcune correnti identificabili a grandi linee: un'arte gestuale e segnica, informale, che comprende anche l'action painting e il tachisme, riconducibile a Hartung, Capogrossi, Pollock, Kline ed a molti altri, talvolta con caratteri calligrafici e riferimenti pittografici spesso di origine orientale; un'arte materica, che si avvale di materiali diversi che finiscono per diventare essi stessi tema espressivo dell'opera, come ad esempio nelle opere di Burri, Tapies, Fontana, Rothko; il new dada o pop art, che innesta nel prodotto artistico il materiale anestetico o l'oggetto d'uso comune in nome di un connubio tra prodotto d'elite e prodotto di consumo, rappresentata principalmente da Jim Dine e Andy Warhol; un'arte concettualista , che ha come fine l'espressione dell'idea (anche nei modi dell'art language, della land art, della body art, dell'arte povera), privilegiando l'aspetto gnoseologico dell'attività creativa piuttosto che quello più propriamente estetico; un'arte razionalista identificabile nel neo-concretismo, per un'arte quasi artigianale che utilizza effetti cromatici e formali fine a se stessi, in nome dell' arte per l'arte.

Parallelamente alla pittura, anche la scultura ha scoperto nuovi mezzi espressivi, inserendo nell'opera scultorea elementi nuovi, il colore, ad esempio, o elementi mobili (come nel caso di Alexander Calder), utilizzando materiali insoliti, oggetti di recupero, sempre volta alla rappresentazione plastica di una spazialità intrinseca alla forma, per l'affermazione del rinnovato rapporto tra mezzo espressivo e spazio racchiuso in una materialità effimera autoproliferante.

Nella estrema varietà dei linguaggi artistici che si esprimono in questo periodo di assestamento e di passaggio per tutta la realtà sociale, politica, culturale, è possibile individuare degli estremi, opere di rigorosa purezza e opere di totale contaminazione, che tuttavia rappresentano la stessa risposta alla stessa situazione: l'incertezza davanti alla possibilità dell'arte di esprimere ancora, come sempre, lo spirito del tempo.
L'artista si trova così davanti a due scelte opposte, o rituffarsi nella realtà, ricercandone la materialità e la fisicità, come farà chi utilizzerà l'assemblage, o ritirarsi in una sorta di torre d'avorio astraendosi dal mondo: la Pop Art cercherà di trovare una via d'uscita da questo vicolo cieco.

* articolo aggiornato il 15/03/2015

link:
Nascita del concetto di arte moderna
Arte moderna e arte contemporanea


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