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Lo Spazialismo di Lucio Fontana
di Vilma Torselli
pubblicato il 28/03/2007
Una pittura che si appropria dello spazio e travalica i limiti bidimensionali della tela.

Con il termine di Spazialismo si identifica un movimento fondato a Milano nel 1947, ad opera di Lucio Fontana, che l'anno seguente ne firma il manifesto, con Giorgio Kaisserlian, Beniamino Joppolo, Milena Milani e Antonino Tullier<

In seguito i maggiori rappresentanti di questo movimento, saranno, in Europa, lo stesso Lucio Fontana e, fuori dai confini europei, l'americano di origine russa Mark Rothko, appartenente alla "Scuola del Pacifico", che svilupperà una sua teoria spaziale con richiami all'infinità energetica di Klein.

Il movimento non avrà uno sviluppo molto omogeneo, anzi sarà caratterizzato da una variabilità di compagine che lo fa apparire più come un raggruppamento tattico, con forti intenti promozionali, all’interno del quale Lucio Fontana rappresenta la figura più carismatica mentre il resto del gruppo opera in sostanziale autonomia.

Lo Spazialismo ha molti punti di contatto con l'Informale per la sostanziale abolizione della forma nel suo significato più tradizionale, tuttavia la ricerca degli spazialisti va in altre direzioni, ciò che interessa è trovare mezzi comunicativi e modelli operativi più consoni alla cultura dell'epoca elettronica, attraverso il rinnovamento in un linguaggio formale che prescinda da premesse razionalistiche e cognizioni scientifiche tradizionali.
Siamo davanti ad uno dei tanti periodi di crisi indotti dall'avanzare delle nuove tecnologie, simile per certi versi all'attuale momento storico caratterizzato dall'avvento delle tecnologie digitali, con le conseguenze che ogni cambiamento di grande portata induce in tutte le manifestazioni dell'intelletto umano.

Alla fine degli anni '40, è in atto un diffuso e vivace dibattito sul rapporto scienza e tecnologia, innescato dall'incalzante sviluppo dell'industria elettronica che sta costruendo una realtà nuova e rivoluzionaria, in grado di modificare anche il modo di concepire e di esprimere l'opera d'arte, e lo spazio, nel quale fino ad allora l'opera era stata immersa, viene chiamato a farne parte, non più mezzo ma esso stesso tema dell'opera: per usare le parole di Alessandro Tempi, "In termini di linguaggio, insomma, le preoccupazioni dello Spazialismo non scorrono lungo l'asse delle relazioni fra significante e significato, vale a dire il rapporto fra mezzi e fini o fra mezzi e contenuto. Per lo Spazialismo i mezzi - fra i quali è da includere dunque anche lo spazio stesso dell'opera - non servono a produrre l'opera, ma sono l'opera."

Acquistano nuovi significati i valori e le tematiche inerenti allo spazio, fare pittura e scultura vuol dire andare oltre la manualità, recepire nell'opera d'arte l'energia, la forza, in una visione che travalica lo spazio tradizionalmente percepibile e percepito, coinvolgendo l'ambiente nel quale l'opera si immette, uscendo dai suoi limiti tradizionali.
Si può riconoscere in questo una significativa anticipazione di molti movimenti moderni, dalla Pop Art alle più recenti installazioni, alla conquista di una tridimensionalità che in un certo senso unifichi pittura e scultura in un discorso globale, al di là di classificazioni talvolta riduttive o artificiose.


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