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Body Art
di Vilma Torselli
pubblicato il 2/04/2007
Il corpo, espressione di una indissolubile identificazione tra artista e prodotto artistico, sulla via della ricerca della propria identità di essere umano sia fisica che spirituale.

".....Mi affascina come il corpo subisca mutamenti quando è sottoposto a stimoli e pressioni di vario genere." (Dennis Oppenheim)

Prende il nome di Body Art una forma espressiva degli anni '60 (è un movimento tipicamente sessantottino), sorta in Europa e diffusa poi in America ed in Giappone, in un periodo in cui la crisi del movimento astrattista e concettualista esigeva un rinnovamento totale e clamoroso, anche utilizzando, come spesso accade, le forme della protesta e della provocazione.
Nella negazione completa dei mezzi espressivi già sperimentati, rifiutati perchè divenuti sterilmente incapaci di rappresentare le esigenze contemporanee, l'artista si rivolge allo strumento espressivo più elementare ed essenziale, il corpo umano, spesso il proprio, compiendo una indissolubile identificazione tra artista e prodotto artistico, sulla via della ricerca della propria identità di essere umano sia fisica che spirituale. Mezzo per guardarsi dal di fuori e guardarsi dentro, la Body Art trasforma artificialmente il corpo per differenziarlo, ricrearlo secondo nuovi valori, conferirgli una identità unica e riconoscibile, seppure in modo effimero e transitorio: infatti, come per la Land Art e l'Happening, l'opera di Body Art viene fissata in fotografia, video, filmato, lasciando della sua esistenza solo prove documentali.
Analogie con la Body Art sono rintracciabili nel contemporaneo Nouveau Realisme , che ha però maggiori punti di contatto con la Pop Art, e nelle sperimentazioni di Yves Klein, la relazione più consequenziale è comunque quella con il Concettualismo: se, come avviene appunto nell'arte concettuale, l'opera d'arte non è necessaria, anzi viene abolita, l'attenzione si sposta allora sull'artefice, che riassume in sé stesso ciò che resta della nozione di arte.

In una performance che non si ripete mai assolutamente uguale, un attore-esecutore, il body-artist, inseguendo la realtà nel suo aspetto più strettamente attualistico, esibisce il proprio corpo teatralizzando un'esperienza fisica che ha nell'artista stesso il prodotto finale, anzichè creare oggetti artistici, abolendo categoricamente ogni barriera tra arte e vita, intesa anche come la vita quotidiana dello stesso artista, non senza una vena di ironia e sottile umorismo nella scia della tradizione pop, seppure in termini più lievi e con un maggior gusto per la soluzione ad effetto.

Nel tentativo di raggiungere anche quel pubblico che normalmente non frequenta i musei, spesso gli artisti di Body Art si esibiscono nei luoghi più disparati, un negozio, un ufficio, la strada, senza alcuna regola, perchè "solo l'arte può essere rivoluzionaria, e soprattutto quando si riesce a liberare il concetto di arte dai suoi significati tecnici tradizionali, passando dall'arte all'anti-arte, dalla gestualità all'azione per porla completamente al servizio dell'uomo." (Joseph Beuys)
Il corpo dell'artista simboleggia e sintetizza l'arte secondo il sillogismo arte=vita, arte=uomo, conferendo all'artista le proprietà sciamaniche di un eletto, che non ha bisogno di creare in quanto intrinsecamente dotato esso stesso di qualità artistica, spesso rivelantesi attraverso la sofferenza (numerose le performance che presentano atti violenti autoinflitti).
Artisti di Body Art noti soprattutto in Europa sono Marina Abramovic e Urs Lüthi, a livello internazionale ricordiamo Dennis Oppenheim, Bruce Nauman, Gilbert & George, Joseph Beuys, il più eccentrico e famoso.

Non è facile trovare un collegamento se non logico almeno comprensibile tra questa forma d'arte e la società in cui si sviluppa, nonostante gli sforzi di molti artisti nel costruire una giustificazione ed una motivazione al loro operare: l'abbinamento con i moderni mezzi tecnologici che già negli anni '70 hanno un grande potere comunicazionale, genera per esempio la video-art, cercando di stabilire un legame con la contemporaneità che, in realtà, resta inesistente, a significare che pare giunta al capolinea la continua tendenza dell'arte a trasformarsi in qualcos'altro, manifestatasi dall'inizio del '900.
Si scopre così che l'arte non è una frontiera che possa essere spostata in avanti indefinitamente, come pensavano le avanguardie di inizio secolo, e che il gioco dell'arte e della contro-arte può alla fine trasformarsi in una sorta di nichilismo incapace di trovare nuovi sbocchi, in una crisi che, con fasi alterne, ancora oggi tormenta l'arte contemporanea.




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