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Jeff Koons, "Lips"
di Vilma Torselli
pubblicato il 10/05/2007
Uno straordinario manipolatore dei mezzi di comunicazione, personaggio ambiguo, ostentatamente cinico ed amorale, forse un artista.
Jeff Koons (1955) è uno straordinario manipolatore dei mezzi di comunicazione moderni, è un ambiguo personaggio ostentatamente cinico ed amorale ed è, forse, un artista: quel che è certo è che ha saputo abilmente insediarsi al posto lasciato vacante da Andy Warhol, perfezionandone le capacità mediatiche ed adeguandole al mutare dei tempi, impadronendosi così di un ruolo di primo piano nel sistema dell’arte contemporanea (non a caso fu un tempo agente di borsa, quindi in grande dimestichezza con i fenomeni commerciali ed economici).
Da Warhol, Koons ha desunto l'esibizione della trasgressione, del libertinaggio, della sufficienza verso il mondo di cui sfrutta le debolezze, come Warhol dissimulando la sua sostanziale cultura accademica, quella che Warhol aveva certamente in mente costruendo la sua anacronistica Factory, una moderna 'bottega' di arti e mestieri, chiara citazione della cultura rinascimentale, settecentesca, barocca, la stessa che traspare, nell'opera di Koons, nel gusto decorativistico lieve e sensibile, con un occhio di riguardo alla tradizione italiana nelle eccentriche provocazioni, nei temi.

Di chiara derivazione new-dada, rielaborata e riattualizzata in chiave pop, la pittura di Koons, che è anche affermato scultore, gioca sul confine tra arte e cultura popolare pescando dal mondo della pubblicità aspirapolveri, souvenirs, immagini di personaggi del cinema e della tv, della moda e della cronaca, con un gusto raffinato che lo differenzia dall'arte pop per una grande attenzione ai dettagli, con il contributo della sua personale fantasia inventiva, asetticamente assente nelle opere pop, in uno spirito critico e selettivo che denuncia la presenza dell'artista ed il suo costante controllo sul risultato finale.

Ciò è ben evidente in questo "Lips" del 2000, olio su tela, 120 x 172 inches, un gigantesco dipinto concepito come un collage di immagini ad alta definizione per costruire una visione travolgente ed eccentrica che contamina la realtà circostante e la assorbe nel suo racconto fantastico: se formalmente il linguaggio è di ispirazione pop, il tema e gli accostamenti denunciano un diretto rapporto con l'Espressionismo astratto e con la poetica surrealista (molte le citazioni da Dalì, Ernst, Magritte), da questa ibridazione nasce la visione onirica di una realtà fluttuante senza gravità, accostamento assurdo di immagini senza interelazioni nè dimensionali nè concettuali e per questo affascinanti ed evocative.
Viene in mente, fatta salva l'aggressività grafica e cromatica di Koons, certo pop inglese che, a differenza di quello americano, si stempera nel senso ironico e a tratti nostalgico della composizione con un tocco vagamete sentimentale ed una riflessione meno feroce sulla contemporaneità: si pensi, ad esempio, a Richard Hamilton ed al lieve distacco del suo sguardo sul mondo femminile, oggetto di un desiderio realizzabile e monetizzabile, forse rivolto in modo indifferenziato ad una donna o ad un aspirapolvere.

Per rinnovare il suo linguaggio pop, Koons "ricontestualizza" oggetti banali in contesti insoliti (suo l'aspirapolvere Hoover messo sotto vetro) e, soprattutto in scultura, reinterpreta la maniera duchampiana dell'objet trouvé utilizzando oggetti di recupero che però già possiedono una loro valenza estetica, per quanto limitata e degradata, ambiguamente trasfigurata in un nuovo medium, e quindi trasmutata in altro, forse in arte.

A differenza di ciò che fa la Pop Art, Koons non vuole esprimere condanna o disprezzo per la cultura consumistica, al contrario la vuole celebrare, ponendosi semmai in antitesi al Neo-espressionismo ed alla sua pretesa di ritornare a "fare pittura" o a "fare scultura" creando ex-novo l'opera d'arte, con un atteggiamento che il critico Robert Smith definisce "la freddezza, l'intellettualismo e il disprezzo per il manufatto": sono infatti queste le caratteristiche rintracciabili in ogni manifestazione di questo artista discusso e discutibile che esibisce la vacuità ed il cinismo come etichette dei nostri tempi nei quali, decaduto perchè superato il valore della critica verso il sistema dell'arte museale, autoriferenziale e fuori dalla vita, si celebra invece l'affermazione democratica dell'esperienza estetica alla portata di tutti, sia fruitori che esecutori.

Possono esserci dei dubbi sul fatto che Jeff Koons si debba considerare un vero artista, certamente, come afferma Edward Lucie-Smith, è un personaggio dotato di "estrema consapevolezza della storia dell'arte moderna", il che, oggi, pare si identifichi con il saper "fare arte".

* articolo aggiornato il 20/08/2014

link:
La poetica della casualità ed il ready-made di Duchamp
La decontestualizzazione



DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


blog di Efrem Raimondi


blog di Nicola Perchiazzi
 








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Jeff Koons,
"Lips"

 

 
 
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