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Una pagina di Antithesi dove leggere alcuni miei articoli di critica dell'architettura.
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L'articolo di Artonweb più letto: L'arte difficile
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FOCUS ON

Ricorrenze del 2010:
- 10
anni dalla morte di Bruno Zevi
- 15
anni dalla morte di Alberto Burri
- 20 anni dalla morte di Giovanni Michelucci
- 25
anni dalla morte di Marc Chagall
-
50 anni dalla nascita di Jean-Michel Basquiat
- 80 anni dalla nascita di Jasper Johns
- 90 anni dalla morte di Amedeo Modigliani
- 100 anni dalla nascita di Eero Saarinen , di Franz Kline e di Ennio Morlotti
- 120 anni dalla morte di Vincent Van Gogh
- 130 anni dalla nascita di Ernst Ludwig Kirchner
- 140 anni dalla nascita di Josef Hoffmann
e di Adolf Loos

Libri:
"Arte moderna", di Francesco Poli, tutti i movimenti della prima metà del Novecento, dal Postimpressionismo all'Informale, per giungere all'Arte contemporanea e, nel capitolo finale, agli sviluppi della fotografia.
Musei:
E' in dirittura d'arrivo lo studio di fattibilita' per il nuovo polo museale della Grande Brera di Milano, che si pone l'obiettivo di competere con i più grandi complessi museali del mondo. La realizzazione si renderà possibile grazie al trasferimento dell'Accademia di Belle Arti nella caserma di via Mascheroni.
Concorsi:
Terza edizione di RICICLARTI 2010, arte, design, cinema, laboratori didattici, incontri e dibattiti attorno al tema della sostenibilità ambientale.

Premi:
Il Premio Pritzker 2009 è stato assegnato all’architetto svizzero Peter Zumthor "per la sua straordinaria capacità di fondere nelle sue opere pensieri chiari e vigorosi con volumi carichi di poetica."

Attualità:
Arte in diretta, canale web di Rai.tv, dedicato interamente alle scienze ed alla cultura, arte, musica, filosofia, letteratura, antropologia.
All'estero:
Londra, alla Royal Academy of Arts, fino al 18 aprile 2010, 'Van Gogh - The artist and his letters': in mostra 35 lettere originali, 30 disegni e 65 dipinti di Vincent van Gogh.
Blog consigliato: Stocastico.it , "l’universo intero è contenuto in ogni vita, in ogni momento della sua esistenza. Viceversa, ogni momento di vita permea in continuazione l’intero universo." (Daisaku Ikeda)
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Jean Michel Basquiat, "Mona Lisa"
di Vilma Torselli
pubblicato il 26/04/2007
La parabola artistica di una meteora dell'arte, un artista maledetto che esprime le contraddizioni del nostro tempo.
Jean Michel Basquiat, metà haitiano e metà portoricano, vissuto a New York e lì morto di droga nel 1988 a solo 27 anni, è oggi considerato unanimamente uno dei graffitisti maggiormente dotati di una sensibilità pittorica ricercata e complessa, percorsa da molteplici echi culturali e contaminata da influenze di vasta portata, che vanno dal Dadaismo all'art brut di Dubuffet alla più recente Pop Art.
La critica ufficiale ha in gran parte sospeso il giudizio su di lui, che ha prodotto, ed in tempi brevissimi, molte, troppe opere per poterle giudicare serenamente ed obiettivamente, ma è indubbio che si debba riconoscere a questo artista "maledetto" una straordinaria efficacia comunicativa, nella quale convergono grafismi arcaici, simboli, parole (tante, quasi per una forma di grafomania), colori sapientemente accordati, tratto deciso ed un innovativo senso della composizione generale su tele di grandi dimensioni, tormentate dall'incisività sofferta del segno, composti in un'armonia ritmica di ampio respiro.

Jean Michel Basquiat fu senza dubbio una meteora che attraversò il panorama culturale del suo tempo con una scia incandescente, partendo dal graffitismo, dai muri del metrò, dalle pareti dei palazzi nei quartieri suburbani e giungendo in brevissimo tempo alle più prestigiose gallerie cittadine (la sua prima mostra è del 1981), marchiato dalla fretta di vivere, travolto da sè stesso e dalla droga di cui era schiavo, ma anche da un sistema organizzativo e commerciale, quello degli anni '80, che chiedeva ai suoi artisti di produrre in quantità abnormi opere da smerciare sul mercato euforico dei nuovi ricchi, del capitalismo ottuso che voleva investire in arte e che alimentava innanzi tutto il benessere dei galleristi: per tutti questi motivi non è facile, anzi è forse impossibile, discernere l'uomo dall'artista.

Egli è, comunque, riconoscibile come prodotto tipico della cultura del suo tempo, ricca, aperta alle sollecitazioni etniche, trasgressiva, pronta ad accogliere l'anomalo ed il diverso spesso più per una scelta di moda che per una reale apertura intellettuale, ed otterrà in questo contesto sociale il definitivo riconoscimento sotto la protezione di una figura carismatica di grande spessore, Andy Warhol, padre della Pop Art americana.

Personaggio tenebroso, intriso di cultura rap, funky e jazz, trasgressivo fino all'estremo, Basquiat era adatto, in quel momento, a rappresentare il prototipo di una nascente cultura urbana di matrice popolare, la faccia nera della Pop Art: mentre Andy Warohl ritrae una società consumistica con fredda insensibilità attraverso la pittura fotografica di certe sue opere o con anonimi multipli che riproducono all'infinito la stessa, banale realtà, Basquiat riversa nelle sue opere la crudeltà di quella stessa realtà che lo ha alienato, emarginato e discriminato, urla la sua rabbia per l'indifferenza, la solitudine, la povertà, da eroe senza onore, da randagio artista di strada che compie con i suoi mezzi la sua denuncia sociale e le sue rivendicazioni contro la cultura bianca.

Questa "Mona Lisa", che contiene un curioso ed interessante richiamo culturale desunto dal mondo classico, del tutto estraneo alla formazione artistica di Basquiat, è uno dei molti esempi della sua arte, un’arte istintiva che parte dal corpo, dura e trasgressiva, spirituale, simbolica e sensuale al tempo stesso, dove si intrecciano linguaggi e culture, un'arte meticcia, come lui, dove riecheggiano ancora il suono di archetipi primordiali ed una sacralità profana che ha il fascino delle contraddizioni della cultura contemporanea: molto chiara la derivazione dal graffitismo, sarcastica e dissacrante la citazione culturale che passa per il Dadaismo di Duchamp, una Gioconda dei nostri tempi, vista attraverso gli occhi di un protagonista dei nostri tempi, un genio maledetto autodistruttivo e nero.




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