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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: La linea curva
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Libri
L’arte nel cesso. Da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell'arte contemporanea” di Francesco Bonami: all'arte contemporanea non bastano più le idee che cercano di essere una più rivoluzionaria dell'altra perché ha esaurito il suo potere di stupire.
Musei
A Serra San Quirico (AN), Nuovo Museo di arte contemporanea per celebrare i 20 anni del Premio Ermanno Casoli ed esporre le opere di tutti i vincitori fino ad oggi.

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Pontenure (PC), concorso per un progetto pilota di arredi urbani lungo i cammini storici del tratto piacentino della via Francigena e del Cammino di San Colombano.

Premi
Mies van der Rohe 2019, premio biennale per l'architettura assegnato dalla UE, premiati Lacaton & Vassal architectes, Frédéric Druot Architecture e Christophe Hutin Architecture.

In Italia
Matera, la mostra "Salvador Dalí- La Persistenza degli Opposti", nel Complesso Rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci. Fino al 30 novembre 2019.

All'estero
Parigi, al Musée National Picasso-Paris "Picasso, Obstinément Méditerranéen", il Mediterraneo nella vita e nelle opere di Pablo Picasso. Fino al 6 ottobre 2019.

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Appropriation Art o Citazionismo
di Vilma Torselli
pubblicato il 24/05/2012
Appropriation Art, un gioco di rimandi tra l'autore e l'osservatore.
Provocazione o copiatura?
Movimento nato nel 1984, in realtà l’Appropriation Art ha molteplici riferimenti nella cultura postmoderna  del  passato ‘900, dalla Nuova Oggettività di radice espressionista ai Nuovi-Nuovi alla Transavanguardia, tutti movimenti in cui si ricorre in modo più o meno esplicito alla citazione, colta o maccheronica, sgrammaticata o ironica, concettualmente allusiva o palesemente anacronistica.

Per la verità, la statunitense Sherrie Levine, tanto per citare un caso estremo di appropriation, che rifotografa le foto più famose di Walker Evans e Karl Blossfeldt firmandole con il proprio nome, è paragonabile più verosimilmente ad un artista pop, dal momento che si appropria di  ciò che è, nella sua più immediata definizione, un oggetto già esistente, una fotografia scattata da altri,  trasformandolo in oggetto artistico grazie al suo successivo intervento (lo scatto e la firma).
Proprio nello stesso modo Duchamp nel 1917, in occasione della sua partecipazione all'esposizione alla Società degli artisti indipendenti a New York, ufficializza il ready-made e trasforma l’orinatoio in fontana, e proprio come allora l’alchimia accade  nel momento in cui l’artista, con gesto demiurgico, sceglie, decontestualizza e  riassegna significato ad una realtà non necessariamente estetica o originale o interessante,  un passo avanti a Warhol che dipinge, quasi mezzo secolo dopo, la lattina della zuppa che mangia tutte le sere,  un po’ oltre lo  "sguardo fotografico sterile" del pittore fotorealista che dipinge una foto (Chuck Close o Morley).

Palese l'intenzione provocatoria attuata con lo stravolgimento degli elementi culturali conosciuti, rinegoziando il concetto di autenticità ed unicità: come scrive nel 1987 Barbara Kruger, "I'm interested in coupling the ingratiation of wishful thinking with the criticality of knowing better. To use the device to get people to look at the picture, and then to displace the conventional meaning that an image usually carries with perhaps a number of different readings."

In ogni caso Appropriation Art vuol dire anche prendere la distanze, vuol dire ricerca di neutralità, di imparzialità nell’osservazione ed anonimità nella elaborazione, sublimazione di un certo  voyeurismo intellettuale che mentre nega l’interesse per l’immagine al tempo stesso la mette al centro della sua opera.
Ma l' 'appropriazione' è un furto o un prestito?
E' arte o violazione del copyright (vedi la teoria del “fair use” (1) adottata negli USA)?
E comunque, che cosa differenzia la foto originale da quella rifotografata?

L’operazione  compiuta con l’appropriazione, mentre si dichiara banalmente riproduttiva è in realtà sottilmente concettuale: come spesso accade nell’arte moderna, la differenza la fa l’osservatore, è affidata alla sua reazione emotiva davanti al  nuovo ‘riconoscimento’ di un’immagine già vista ed alla sua capacità di riformulare il proprio giudizio.

Tuttavia la Appropriation Art sembra sollevare più dubbi che consensi, ponendo anche interrogativi di tipo non solo estetico, ma anche etico e filosofico circa una manipolazione di linguaggi che si configura piuttosto come una cultural appropriation. ("Cultural Appropriation and the Arts" James O. Young, 2010).

(1) oggi le leggi vigenti in materia di opere dell’ingegno sottopongono alla disciplina del diritto d’autore le opere fotografiche di carattere creativo, il che in un certo senso non fa che rinviare il problema alla definizione non facile di ciò che si intenda per ‘creatività’.
Che viene individuata secondo la giurisprudenza nella scelta sia dei parametri tecnici della macchina, sia, soprattutto,  nell’interpretazione del soggetto secondo scelte personali del fotografo quali  i giochi di luce, i colori, l’ambientazione, confidando, abbastanza vagamente,   nella sua sensibilità e capacità di produrre effetti e  suggestioni che vanno oltre il comune senso della realtà fotografata. La questione è dal 2008 oggetto di dibattito in America (A legal victory for 'appropriation art'.... ), centrata sul concetto di 'trasformazione', lasciando comunque molto aleatoria e discrezionale ogni misura in merito. Tuttavia attualmente in tutto il mondo si rileva la tendenza ad abbassare i requisiti di tutela delle opere dell’ingegno.

* articolo aggiornato il 28/05/2013

link:
Divagazioni


DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


blog di Efrem Raimondi


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