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Frank O. Gehry, "Bubbles Chaise Longue"
di Vilma Torselli
pubblicato il 25/05/2007
Un architetto e designer che non ha mai abbandonato le sue origini di scultore e che, con costante attenzione all’aspetto oggettuale del risultato, pone la ricerca plastica alla base del suo operare.

Frank Owen Gehry (1929) è uno arcinoto architetto canadese tra i fondatori del Decostruttivismo, autore delle strutture più dirompenti e discusse degli ultimi decenni, caratterizzate da un’impostazione plastica dichiaratamente scultorea come si conviene all’esordio artistico dell’autore.
Da architetto e designer che non ha mai abbandonato le sue origini irrimediabilmente scultoree, Gehry pone la ricerca plastica alla base del suo operare, con una costante attenzione all’aspetto oggettuale del risultato, cosicché i suoi edifici e i suoi prodotti di design sono prima di tutto 'oggetti' fortemente significativi, modellati in formato gigantesco, secondo una scala macroscopica che, proprio attraverso il sovradimensionamento, conferisce loro autorevolezza e peculiarità.
E' questo uno dei molteplici richiami che legano Gehry all'amico/collega Claes Oldenburg, autore di oggetti quotidiani dimensionalmente ingigantiti a creare le sue tipiche opere pop.

Questa "Bubbles Chaise Longue" del 1987, in cartone ondulato con trattamento ignifugo, 27 3/4 x 29 x 76 3/8 inches (70.5 x 73.7 x 194 cm), esposta al MOMA di New York, è indubbiamente e prima di tutto una scultura dove la forma prevarica la funzione, accessoria e secondaria, per ricercare anche attraverso la sperimentazione sui materiali e il ricorso alla tecnologia avanzata, esiti estetici minimalisti e raffinati: il cartone ondulato con rivestimento ignifugo, piegato secondo linee curve ripetute e composte geometricamente, sfrutta abilmente le possibilità tautologiche del materiale, non forzato, ma assecondato e lasciato a vista .
L'interesse di Gehry per l'arredo risale al 1954, quando progetta alcuni mobili per i soldati americani arruolati mentre prestava servizio nella United States Army.
Già nel 1972, come riferisce Marilyn Hoffmann (“Liberated Design” The Christian Science Monitor) Gehry dichiarava il suo interesse per questo materiale povero dicendo: "Un giorno ho visto un mucchio di cartone ondulato fuori dal mio ufficio - il materiale che preferisco per la costruzione di modelli di architettura - e ho cominciato a giocarci, a incollarlo e a tagliarlo in forme con una sega a mano e un coltello da tasca", e proprio in quell'anno disegna una serie di mobili in cartone col nome di "Easy Edges", guadagnandosi gli elogi di Victor Papanek, uno dei primi ad affrontare il tema della responsabilità sociale ed ecologica del designer.

Non è difficile cogliere una sottile nota ironica se pensiamo alla nobile origine del termine Chaise Longue, che proviene dalla cathedra supina su cui i filosofi della Grecia antica di adagiavano per tenere le proprie lezioni, un modello di seduta giunto fino ai nostri tempi nelle numerose recenti versioni fornite dai maggiori designer moderni, dalla chaise longue basculante di August Thonet alla sofisticata LC4 di Le Corbusier.

E' lo stesso Gehry, in occasione di una sua mostra all'Walker Art Center nel 1989, a dichiarare una certa delusione per come le ditte produttrici accolsero la sua proposta, mirata a creare oggetti utili a basso costo "per soddisfare le esigenze di giovani e vecchi, di sofisticati cittadini e abitanti delle campagne", ed invece risoltasi nell'ennesima operazione di business-design dove si vendeva a caro prezzo la firma del progettista. ".....Mi sono chiuso per settimane in una stanza per ripensare la mia vita - dichiara lo stesso Gehry - Ho deciso che ero un architetto, non un designer di mobili ... e ho semplicemente smesso di farlo."

Questa seduta appartiene alla serie "Experimental Edges", l'ultima disegnata da Gehry con questo materiale, ed è un 'oggetto' di grande valenza iconica oggi commercializzata in numero limitato di esemplari anche battuti all'asta.

Dal punto di vista strettamente grafico, c’è più di un richiamo a Anti-Form, anche per la scelta di un materiale povero e semindustriale, se non fosse che ciò che fa Gehry ha sempre e comunque, e direi suo malgrado, una funzione pratica, abitativa o utilitaristica – negata invece dal movimento di Morris - funzione che tuttavia Gehry sembra considerare superflua, oltre al fatto che egli interviene soggettivamente, con modalità che la critica ha definito espressioniste, nell'esecuzione dell'opera, il che non avviene per Anti-Form.

Nella semplice naturalezza con la quale la materia si dispone, questa Chaise Longue pare concepita senza una precisa intenzionalità, la forma autodeterminata dal libero andamento della materia che la compone, la funzione scaturente in modo consequenziale dalla morbidezza intrinseca dei componenti, con i risultati spiazzanti e sorprendenti ai quali questo architetto-stregone ci ha da tempo abituati.


* articolo aggiornato il 11/06/2019

link:
Anti-Form
Strane analogie
Gehry, Oldenburg e l'archiscultura

Sessant'anni e non sentirli !
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