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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: La linea curva
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Libri
L’arte nel cesso. Da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell'arte contemporanea” di Francesco Bonami: all'arte contemporanea non bastano più le idee che cercano di essere una più rivoluzionaria dell'altra perché ha esaurito il suo potere di stupire.
Musei
A Serra San Quirico (AN), Nuovo Museo di arte contemporanea per celebrare i 20 anni del Premio Ermanno Casoli ed esporre le opere di tutti i vincitori fino ad oggi.

Concorsi
Pontenure (PC), concorso per un progetto pilota di arredi urbani lungo i cammini storici del tratto piacentino della via Francigena e del Cammino di San Colombano.

Premi
Mies van der Rohe 2019, premio biennale per l'architettura assegnato dalla UE, premiati Lacaton & Vassal architectes, Frédéric Druot Architecture e Christophe Hutin Architecture.

In Italia
Matera, la mostra "Salvador Dalí- La Persistenza degli Opposti", nel Complesso Rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci. Fino al 30 novembre 2019.

All'estero
Parigi, al Musée National Picasso-Paris "Picasso, Obstinément Méditerranéen", il Mediterraneo nella vita e nelle opere di Pablo Picasso. Fino al 6 ottobre 2019.

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Strane analogie
di Vilma Torselli
pubblicato il 8/07/2009
La forma per la forma” (Walter R. Arnheim)

Robert Morris, Untitled (Pink Felt), 1970.
Felt pieces of various sizes, overall dimensions variable. Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Panza Collection 91.3804. © 2007

Frank O. Gehry
Elciego, Azienda vinicola Marques de Riscal

Un mucchio di strisce di feltro tranciato, scarto di lavorazioni industriali, cadute disordinatamente dai macchinari sul pavimento e divenute ‘oggetto’, null’altro, per effetto di azioni basilari quali il taglio e la caduta secondo la forza di gravità: riciclati in una forma d’arte underlying dal linguaggio di grado zero, i feltri di Robert Morris si organizzano spontaneamente in una anti-forma che non fa che rivelare le proprietà tautologiche del materiale per un'arte puramente visiva che la mente dell'osservatore analizza compiendo collegamenti propri del tutto liberi, secondo decisioni soggettive.

Un progetto di Frank O. Gehry tra i più discussi, dove egli porta all’apice la sua estetica dell’informale facendoci sorgere il dubbio che in realtà la sua sia sempre stata un’estetica della anti-forma: come in tutti i suoi interventi precedenti, il progetto sfrutta ed asseconda la duttilità del titanio, la leggerezza di un materiale altamente tecnologico, la lucentezza, l'ondulazione, specie in questa realizzazione della quale il progettista stesso dice: ” È una creatura meravigliosa con la chioma ondeggiante nel vento in tutte le direzioni che galoppa nei campi…..”.

Entrambe apparentemente casuali, episodiche, in bilico tra figurazione ed astrazione, le due opere mostrano una comune, sostanziale mancanza di intenzionalità che in realtà accoglie una sorta di forma archetipica insita nel DNA della materia, evocata da un demiurgo burlone.
Entrambe contaminazione di un 'cheapscape' (l’objet trouvé di duchampiana memoria) al quale già Raushenberg, con la sua ironica celebrazione del rifiuto, guardava con interessata curiosità, le due opere spiazzano e disorientano l’osservatore, indeciso tra il chiedersi “Ma questa è arte?” , “Ma questa è architettura?” o il domandarsi con una certa inquietudine se l’una finirà nel bidone dell’immondizia sotto la scopa di un solerte addetto alle pulizie o l’altra si disperderà in mille frammenti per effetto di un vento giustiziere che ripristini la natura dei luoghi.

Come i feltri di Morris, la struttura di Gehry gradisce determinati punti di vista e si rapporta con l’intorno per una certa monumentalità dimensionale fine a sé stessa, nella più completa indifferenza verso una corrispondenza di lettura tra interno ed esterno. L’esuberanza e la ridondanza dei volumi si esplica su un piano puramente esteriore (molte le inutili pensiline, gli spazi di transito, i vuoti), le forme soggiacciono solo alla legge della gravità in un’architettura epidermica in cui spazio, volume e superficie vivono ciascuno per conto proprio la casuale situazione di concomitanza di separati in casa.

Morris, vanificata l’utopia del "l'arte per l'arte", formula un linguaggio di minimalismo estremo eppure fortemente connotato, Gehry, superata ed abbandonata la metafora del cheapscape, cerca una scappatoia liberatoria che gli permetta di evadere dall’obbligo del “l'architettura per l’architettura” (al quale per altro si è sempre ribellato) facendo della incontrollata carica espressionista del suo progetto il simbolo delle contraddizioni e delle incongruenze del nostro tempo.

Resta da scoprire perché abbia scelto di fare l’architetto.

link:
Anti-Form
Anti Form - Robert Morris
Frank O. Gehry, "Bubbles Chaise Longue"
Mister Gehry, ci sei o ci fai?
Gehry, Oldenburg e l'archiscultura

DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


blog di Efrem Raimondi


blog di Nicola Perchiazzi
 







RIFLETTORI SU...

Carlo Carrà,
"La Galleria di Milano"


 
 

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