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Il Sintetismo
di Vilma Torselli
pubblicato il 22/03/2007
Sintesi di tutti gli elementi essenziali in una rappresentazione pittorica frutto della mente e del pensiero astratto, in contrapposizione al lirismo della pittura "dal vero" di stampo impressionista.
Come il termine vuole etimologicamente significare, Sintetismo vuol dire sintesi di tutti gli elementi essenziali costitutivi della rappresentazione pittorica, in contrapposizione al lirismo della pittura "dal vero" di stampo impressionista, estremamente descrittiva ed emotiva: ne deriva una pittura astratta e simbolista, senza preoccupazioni di somiglianza con la realtà, non scevra da intenti decorativi, ma sostanzialmente depurata dagli eccessi linguistici sia dell'ottocento che del pointillisme che dell'impressionismo che del nascente espressionismo, una pittura che proprio per il suo contenuto innovativo verrà rifiutata dalla critica e dal pubblico.

Fondatore di questo orientamento (non si tratta infatti di una vera e propria corrente) è Paul Guaguin (1848 - 1903), che, influenzato anche dalla lettura di Baudelaire, ne elabora le caratteristiche fondamentali durante i suoi soggiorni in Bretagna, a Pont-Aven, dapprima nel 1886 e poi due anni dopo, reduce da un viaggio in Martinica, radunando attorno a sè un gruppo di pittori che verranno definiti appunto come la Scuola di Pont-Aven, Emile Bernard, che ebbe con lui stretti rapporti professionali ed umani, Maurice Denis, Charles Laval, Ernest Ponthier de Chamaillard.

Modello di rigore e di spoglia compostezza, le stampe giapponesi che in quel periodo (siamo nell'ultimo decennio dell' '800) arrivano per la prima volta alla conoscenza dell'occidente, e l'arte primitivista, di essenziale semplicità. Il Primitivismo, come si vedrà nel seguito della sua vita, è per Gauguin un modo di vedere e concepire la realtà, è la sintesi non solo pittorica, ma esistenziale della sua visione del mondo che lo porterà a fuggire dalla civiltà compiendo, dal 1887 in poi, numerosi viaggi nelle isole della Polinesia.
Lì morirà, dopo una travagliata vicenda umana, inseguendo un ideale di vita esistente più nella sua mente che nella realtà, della Polinesia o di qualunque altro posto del mondo.

I modi espressivi dei Sintetisti, da cui deriveranno significative analogie i Simbolisti ed i Nabis, si concretizzano in una pittura di precisa definizione lineare, dalle campiture cromatiche piatte, uniformi e ben definite, in gamme tonali molto accese e contrastanti che influenzano in maniera decisiva il movimento fauve, secondo un metodo di stesura del colore a compartimenti definito dal critico Édouard Dujardin “cloisonnè” per la sua analogia con gli antichi smalti giapponesi e con le vetrate gotiche: ne risultano forme e figure rigorosamente bidimensionali, stante anche il rifiuto delle regole prospettiche, ieratiche e nitide entro pesanti contorni neri, di grande potere evocativo e simbolico per la loro estraneità ad ogni imposizione naturalistica.

L'intenzione del Sintetismo è quella di superare i limiti della percezione visiva, in polemica con gli impressionisti che copiano la realtà visibile, in nome della priorità della mente e del pensiero astratto, per una rappresentazione di sintesi che si avvale di forme semplificate ma profondamente significative di una realtà oltre le apparenze, intensamente spirituale.


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