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La scuola di Pont-Aven
di Vilma Torselli
pubblicato il 23/01/2007
Una corrente che inventa un sicuro ed innovativo linguaggio, antinaturalistico, antirealistico e simbolista, per uscire dalle secche dell'Impressionismo.


Paul Gauguin

"Vision après le sermon"

Il territorio bretone, logisticamente decentrato rispetto al baricentro culturale della Francia continentale di fine ottocento, pervaso da una cultura ancora arcaica e primitiva, è particolarmente consono allo spirito di un piccolo sodalizio di artisti che, insediatisi nella prima metà dell'ottocento nel villaggio di Pont-Aven, danno vita alla Scuola di Pont-Aven: il movimento persegue istanze di rinnovamento e di purezza che spingono inevitabilmente gli aderenti all'abbandono di un presente dalla carica ispirativa ormai esaurita ed inadeguata al quel momento storico e culturale.

Fanno parte del gruppo Charles Laval, Maurice Denis, Ernest de Chamaillard e Emile Bernard, che ha con Paul Gauguin un rapporto privilegiato: condividono infatti il comune interesse per la grafica giapponese, che grazie ai moderni mezzi di riproduzione iniziava ad essere conosciuta in occidente, e la tecnica cloisonné, impiegata per la realizzazione delle vetrate artistiche, specie gotiche, legata ad una particolare concezione della forma e della bidimensionalità della pittura, Un celebre dipinto di Gauguin , "Vision après le sermon", del 1888, sintetizza con un vero colpo d'ala i punti essenziali del movimento, di cui Bernard può considerarsi il timido antesignano, e traccia con sicuro ed innovativo linguaggio la via per uscire dalle secche dell'Impressionismo, che aveva ormai dato tutto il possibile.

Proprio per reazione allo stile enfaticamente descrittivo dell'Impressionismo, alla componente empatica di una pittura ispirata all'osservazione della natura, che resta fondamentalmete il principale modello da copiare, seppure con numerose varianti interpretative, la Scuola di Pont-Aven persegue un risultato antinaturalistico, avulso dalle leggi della mimesi e della prospettiva, anche se la profondità spaziale viene comunque resa attraverso elementi in decrescente scala dimensionale, una visione della realtà soggettiva della quale l'artista coglie i significati simbolici, allegorici, metaforici: sono stretti i legami con il più vasto movimento simbolista nato in Francia all'inizio del decennio, destinato a divenire la tendenza dominante dell’arte europea dopo l’Impressionismo, che predica la necessità di abbandonare la logica e le correnti regole dell'osservazione e della percezione a beneficio di un messaggio conciso e simbolico, di estrema sintesi linguistica (il Simbolismo viene detto anche Sintetismo).

Le campiture piatte di colore puro e omogeneo, prive di sfumature e senza alcun effetto volumetrico, il contorno netto della forma inquadrata da una precisa traccia nera che imita il piombo delle vetrate medioevali, la preoccupazione decorativistica e non contenutistica di stilizzate rappresentazioni cariche di significati simbolici al di fuori della logica narrativa sono le premesse sviluppate dalla Scuola di Pont-Aven: queste caratteristiche confluiranno nel movimento Nabis, fondato nel 1888 e ricompariranno lungo il corso del '900 in molti movimenti avanguardisti di ispirazione surrelista e metafisica.


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