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Cubismo analitico e Cubismo sintetico
di Vilma Torselli
pubblicato il 19/02/2007
Così come, in architettura, l'opera di Borromini rappresenta una rivoluzione copernicana nei confronti della prospettiva rinascimentale, analogamente la ricerca di Cezanne sconvolge le certezze dell'arte moderna attuando l'abolizione del punto focale unico ed introducendo la molteplicità del punto di vista, la prospettiva multipla: nelle sue opere, le diverse parti dell'insieme sono tutte soggette alle regole prospettiche, ma sotto diverse angolazioni visive.
La lezione di Cezanne è alla base del movimento cubista, che porta alle estreme conseguenze lo spostamento del punto di vista e guarda la realtà in modo frammentario, da diverse angolazioni, per ricomporla poi in una sintesi che miscela gli elementi iniziali in modo del tutto originale, per giungere ad una "totalità" della rappresentazione, completamente differente dalla esperienza visiva corrente.
La mancanza di un punto di vista fisso permette di rappresentare di un oggetto anche ciò che fisicamente non appare, ma del quale si fornisce l'informazione rappresentando su vari piani, lontano da ogni regola della percezione fisica, ciò che di lui si sa.

Il Cubismo non ha un inizio dichiarato o un manifesto, come accade per altri movimenti avanguardisti, nasce dalla sperimentazione avanzata di alcuni pittori, come George Braque e, soprattutto, Pablo Picasso, che, come dichiara, lungo il cammino della sua attività pittorica, non cerca, ma, semplicemente, trova.
Il Cubismo viene tradizionalmente diviso in due fasi principali, di cui la prima si definisce "Cubismo analitico" e la seconda "Cubismo sintetico".

Va premesso che i uno dei motivi per cui i quadri dei cubisti danno una visione così stravolta rispetto ai canoni tradizionali è dovuta al fatto che viene in essi introdotta la "quarta dimensione", il tempo, parallelamente introdotta anche in fisica, come quarta dimensione della realtà, attraverso la Teoria della Relatività postulata in quegli anni da Albert Einstein.
In questa direzione assumono importanza notevole anche le teorie, sul tempo e la durata, del filosofo Henri Luis Bergson, formulate proprio in quegli stessi anni. (1)
L'intento dell'artista cubista diventa quindi quello di rappresentare non solo un evento, ma anche la successione delle sue varie fasi e la sua durata nel tempo, insomma il suo divenire.
La contemporaneità delle due posizioni di arte e scienza, tuttavia, rimane casuale, senza un reale nesso di interelazione, per il fatto che, come sempre, gli artisti affrontano, appunto, come tali, i problemi di carattere scientifico, comunque il concetto della temporalità dell'evento raffigurato non fa, per loro, che rafforzare e giustificare l'esigenza di rappresentarlo da più punti di vista, come se fosse in movimento e venisse quindi percepito nella contemporaneità di immagini diverse.
Nasce così una nuova pittura, che aspira alla tridimensionalità, unificando tempo e spazio in una stessa rappresentazione.

Formalmente, la prima fase, "Cubismo analitico" che si può definire di forte geometrizzazione, si ricollega direttamente alla ricerca in chiave cezanniana intrapresa dai due fondatori del Cubismo e si caratterizza per un procedimento molto minuto di frammentazione della forma, attraverso studi successivi di scomposizione e ricomposizione, definendo per le opere di questo periodo una tipica tramatura a tasselli di diversa direzionalità per la molteplicità delle angolazioni visive, con il tipico colore praticamente monocromatico sui toni del terra-ocra.
Viene stravolto il concetto stesso di quadro, che costituisce per i cubisti l'unica realtà esistente, quella intellettuale, e non è più, quindi, una rappresentazione della realtà percepita fisicamente.
La seconda fase, "Cubismo sintetico", perviene ad una rappresentazione in un certo senso riassuntiva della precedente ricerca, con immagini più comprensibili, di più diretta e chiara rappresentazione, nelle quali gli oggetti, pur mantenendo una morfologia sostanzialmente riferibile al cubo, vengono rappresentati con un maggior numero di sfaccettature, moltiplicate dal numero dei piani e dei punti di vista introdotti.
In questa fase, nei quadri cubisti vengono inseriti anche caratteri, brani di scrittura, "papier collés", effetto trompe l'oei, frammenti di giornali, carte da parati, carte da gioco e frammenti di legno, incollati direttamente sulla tela, mentre la gamma cromatica, pur mantenendo una certa propensione al monocromo, introduce toni metallici, lievi e sfumati.
Si nota anche una inclinazione all'alleggerimento della forma, che quasi tende a idealizzarsi, mentre il segno si fa più esile e la composizione presenta spazi vuoti che lasciano posto agli inserti materici: i soggetti sono prevalentemente il ritratto e la natura morta.
Il Cubismo sintetico non dipinge più ciò che si vede, ma ciò che si conosce, per averlo smontato, scomposto ed analizzato in tutti i suoi molteplici aspetti ed averlo poi ricomposto secondo una logica non naturalistica, ma squisitamente razionale e mentale.

Altri artisti di matrice cubista sono Juan Gris, Fernand Léger, Robert Delaunay (cubismo orfico), Francis Picabia e tra gli scultori Raymond Duchamp-Villon, il russo Alexander Archipenko, Jaques Lipchitz , Ossip Zadkine , Henry Laurens.

(1) Di diverso parere Semir Zeki, teorico della neuroestetica secondo il quale l'arte è un linguaggio comprensibile in quanto l'esperienza estetica attiva una serie di operazioni che si svolgono nel cervello, conformi alle leggi che regolano le attività cerebrali e le strutture nervose deputate alla visione e alla percezione del colore. Su questa base Zeki definisce le opere cubiste come "un’arte fallita perché i cubisti hanno voluto fare ciò che ai neuroni non riesce: separare la forma dal colore".

* articolo aggiornato il 22/06/2014


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