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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: L'automobile, mito futurista.
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Origini dell'arte comunicazionale
di Vilma Torselli
pubblicato il 5/04/2007
"Non sono un artista, sono un marchio.": comunicazione pubblicitaria, nuova forma espressiva della società contemporanea.
Marcello Dudovich è significativo rappresentante di un momento storico di passaggio tra la cultura conservatrice dell'ottocento e le aspirazioni innovatrici del novecento, in un campo, quello della cartellonistica, dell'illustrazione, della decorazione pittorica, della grafica pubblicitaria che nasce e si afferma proprio nel periodo Liberty italiano.
Infatti queste forme artistiche minori non erano mai state fino ad allora considerate manifestazioni di vera e propria arte, anche perché il clima culturale e sociale non era mai stato fino ad allora maturo per aprirsi a tematiche che avessero il carattere dell'attualità e della contemporaneità.

Dudovich nasce a Trieste, nel clima aperto e vivace dell'avanguardia di matrice mitteleuropea, la Trieste di inizio secolo, dove vivevano James Joyce e Italo Svevo e dove matureranno artisti di straordinario valore, una città particolarmente aperta, lontana da conservatorismi e provincialismi, storicamente e culturalmente legata all'ambiente intellettuale tedesco, tanto che Monaco di Baviera è meta abituale per gli artisti triestini.

Il linguaggio di Dudovich matura quindi nella conoscenza del clima secessionista tedesco, della sua poetica simbolista con accenti mistici, memore dell'opera di Von Stück e Böcklin e di tutta una cultura storicista ed ecclettica che miscela elementi classici, romantici, surrealisti: lo stile di Dudovich, comunque, verrà sempre più caratterizzato dalle morfologie tipicamente Liberty e tutta la sua opera grafica si articolerà in linee sinuose ed avvolgenti, dalla inconfondibile ispirazione floreale.
Questo carattere marcatamente liberty fu senza dubbio strumentale per l'attività professionale di Dudovich, che tuttavia non fu certo insensibile alle istanze espressioniste che scuotevano alla base l'impostazione estetizzante dello stile floreale, a cominciare dal gruppo di "Die Brücke" e di Kirchner, e questa contaminazione produrrà un inasprimento della sinuosità delle forme di chiara influenza espressionista, anche se Dudovich resterà sempre fedele ad un suo ideale estetico sostanzialmente composto, gradevole, ma mai retorico né manieristico.

La figura artistica di Dudovich ed in genere del pittore-cartellonista è antesignana della moderna figura del grafico pubblicitario, del designer che studia il marchio del prodotto, marchio che spesso (è il caso di tante opere di Dudovitch) sopravvive al trascorrere degli anni, alla trasformazione o alla scomparsa del prodotto stesso, divenendo un'icona del nostro tempo, come la Pop Art ha abbondantemente insegnato.
Oggi, dopo le esperienze avanguardiste, il Dadaismo, il New-dada, il Nouveau Realisme e tante altre, il discorso sulla relazione tra arte e prodotto commerciale si è fatto più chiaro e diretto, da Andy Warhol in poi nessun artista si vergogna più di denunciare che la sua ispirazione parte dalla vita comune, dall'oggetto di consumo commerciale, fino ad arrivare alla spregiudicatezza di Damien Hirst, che dichiara apertamente sulla stampa britannica: "Non sono un artista, sono un marchio".

L’arte contemporanea e i suoi protagonisti utilizzano oggi le stesse modalità operative della pubblicità, ciò che conta non è tanto produrre un'opera d'arte, ma farne un avvenimento del quale valutare gli effetti in termini di risonanza e di ampiezza comunicativa, essere artisti oggi vuol dire essere delle stars, poco importa il tagliente giudizio di Will Self che definisce alcune tipiche manifestazioni attuali, nella fattispecie una mostra dello stesso Damien Hirst, "...alcuni mozziconi trovati nel posacenere del concettualismo contemporaneo": nell'epoca dell'arte comunicazionale il messaggio è di per sè prodotto artistico, così come per il Dadaismo l'oggetto era di per sè opera d'arte, con quello spostamento verso la virtualizzazione che caratterizza tutte le manifestazioni della realtà tecnologica entro la quale viviamo.


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