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Arnold Böcklin, "L'isola dei morti"
di Vilma Torselli
pubblicato il 3/05/2007
"L’effetto deve essere un silenzio tale da spaventarsi sentendo bussare alla porta" (Arnold Böcklin)
"L'isola dei morti", dipinto attualmente conservato al Kunstmuseum di Basilea, è opera del pittore svizzero Arnold Böcklin (1827-1901), forse la figura più importante del Simbolismo europeo, indiscusso protagonista della cultura figurativa tedesca dell' '800, ed è un'opera che si può eleggere a "simbolo" della pittura "simbolista", seppur eseguita in un linguaggio pittorico estremamente concreto con toni decisamente realistici.
Böcklin riesce a sintetizzare la sua formazione di stampo classicista con la passionalità decadente di un tardo-romantico, precorrendo proprio per la straniante fusione di caratteristiche così antitetiche la poetica metafisica e surrealista che da lui derivano il loro inquietante senso dell'enigma e dell'ambiguità: riconosceranno in lui un loro maestro spirituale Klinger, Dalì e Giorgio De Chirico, che avrà una vera e propria fase böckliniana.

Lo stesso autore definì "L'isola dei morti", del 1880, olio su tela di 111 x 155 cm, un quadro per sognare, tanto consapevole e dichiarata era la sua intenzione di evocare uno stato d'animo. L'ambientazione è uno scenario marino dove incombe un massiccio roccioso artificiosamente strutturato, un megalite imponente in cui si innesta una cupa macchia di vegetazione a costituire il motivo centrale del dipinto, ad andamento verticale, un impianto volumetrico solido e compatto in un’atmosfera rarefatta velata da un colore giallognolo: una scena naturale possente e grandiosa dove le figure umane sono soverchiate da tanta maestà e dove tutto concorre a suggerire un senso di immobilià e di silenzio, misto a paura e attesa, il senso della conclusione, dell'approdo ad un mondo onirico che forse è la meta ultima di un viaggio meta-fisico, il viaggio dell'anima.

Di questo quadro Böckiln diceva :"Chi guarda questo quadro deve aver timore di disturbare il solenne silenzio con una parola espressa ad alta voce", ed è proprio ciò che accade davanti a questa apparizione irreale carica di suggestione ed ambiguamente visionaria.
Il quadro è stato dipinto con il deliberato intento di indurre al sogno, come pare fosse stato richiesto dalla committente di Böcklin, sicuramente non è estranea al dipinto la tragedia della morte di una figlioletta dell'autore, da cui forse scaturisce la riflessione mistica sul tema del "viaggio": certo è che Böcklin con rara maestria e straordinaria sensibilità, attraverso immagini realistiche utilizzate in chiave simbolica ed inequivocabilmente allusiva, le rocce, l'acqua, la barca, i cipressi, richiami arcaici e mitologici trasfigurati, riesce a rappresentare il silenzio, l'immobilità, il vuoto, nei quali ognuno di noi può proiettare un significato soggettivo scaturente dal proprio inconscio, ciascuno a suo modo, secondo la sua personale visione della vita e della morte.
Non a caso Sigmund Freud fu affascinato da questo dipinto, lui che sapeva leggerne come nessun altro il significato psicologico, così come ne furono affascinati Lenin e, per altri versi, Adolf Hitler, dando in questo caso l'avvio ad una serie di racconti più o meno avventurosi e ad aneddoti più o meno veritieri sul complesso rapporto con esso, in gran parte non confermati storicamente.
L' "appropriazione" da parte del nazismo ha messo in risalto le possibili letture esoteriche de "L'isola dei morti", in realtà l'autore vuole compiere innanzi tutto un'indagine sulla psiche nel modo in cui la cultura sua contemporanea lo condiziona, ricorrendo al simbolo per proiettare un sentire individuale interiore ad un livello generale, in cui ognuno possa recepire il significato del simbolo in modo soggettivo e ripercorrere poi il cammino a ritroso per recuperare la sensazione iniziale: è questo il potere "magico" del simbolo, il suo significato medianico.

Il mistero, tema fondamentale del quadro, interessa anche le vicende che ne segnarono la storia: si ha notizia di bozzetti di un pittore austriaco dell'inizio del secolo, Campelius, che intendeva sviluppare il tema del quadro di Böcklin, preparatori ad una scenografia per un film di cui però non ci sono tracce. Si ipotizza che l'ispirazione per il dipinto derivi dal rapporto di Böcklin con la pittura italiana, con l'opera di Donatello e gli affreschi di Pompei, con l'architettura fiorentina di surreale bellezza adombrante un mondo al di là della apparenze terrene. Lo spunto iniziale dell'opera pare collocarsi nel Camposanto degli Inglesi, dove la figlioletta Anna Maria venne sepolta, luogo che l'artista trasfigurerebbe nel suo immaginario conferendogli una dimensione metafisica e misteriosa, caricandolo di significati simbolici e celebrativi.
Si tratta comunque di una serie di notizie delle quali mancano conferme certe e che contribuisce ad ammantare di mistero la genesi del quadro.

L'opera, forse anche per questo suo alone tenebroso, ebbe un immediato, grande successo, assicurò al suo autore la celebrità mentre il tema divenne talmente popolare (oggi si direbbe un best-seller della pittura) da essere imitato e riprodotto in centinaia di versioni da molti artisti della cultura mitteleuropea (lo stesso Böcklin ne realizza cinque versioni, come era d'uso fare in quei tempi).

Il fascino di questo dipinto, ancora oggi potente ed avvincente, risiede probabilmente nella trasparente simbolicità di un insieme di elementi di sensuale espressività romantica, che fanno leva su sentimenti universali archetipici, senza tempo nè confini, lo sgomento attonito davanti alla morte, specie se è quella di un figlio (Böcklin vide morire sei dei suoi dodici figli), la suggestione dell'intreccio di tradizione e simbolismo, sogno e realtà, l'oscura attrazione per un mondo spaventosamente ignoto eppure costruito con elementi comuni e realistici, un luogo della mente che esiste nell'inconscio di tutti noi, nell'immaginario collettivo di tutte le culture.

Freud fornisce forse con questa frase una perfetta chiave di lettura dell'opera di Böcklin: "L’artista sa trovare la strada di ritorno dal mondo della fantasia alla realtà. Le sue creazioni, le opere d’arte, sono soddisfazioni fantastiche di desideri inconsci, come i sogni".

L'arte moderna, come conferma l'interpretazione psicologica dell'opera d'arte insegnataci da Freud, ha percorso, indagato, scandagliato l'animo umano attraverso le urla dell'Espressionismo, la semplificazione dell'Astrattismo, la ricerca alternativa dell'Informale, le fughe fantastiche del Surrealismo, in mille linguaggi differenti e ciascuno a suo modo innovativo, ma questo quadro, di sostanziale tradizionalità stilistica, riesce ancora oggi a trasmettere messaggi ed emozioni.
Sulla tomba di Böcklin c'è scritto: "Non omnis moriar", ed è proprio così.

* articolo aggiornato il 19/11/2014


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